Vivere nell'interregno

Dissacrare tutto non ha molto senso, oggi. È da assolutisti disperati. Privi dell’ironia necessaria per attraversare i tempi e le stagioni della vita. È l’atteggiamento di chi pensa che non ci sia più nulla degno di fiducia. E vorrebbe quasi che tutto andasse in frantumi o saltasse per aria, insieme a lui. 
Dissacrare tutto sembra però una forma di sport o una moda attuale, molto in voga, che si manifesta spesso con parole intimamente distruttive e violente. Parole che inquinano gli animi e la vita stessa, più di quanto può accadere in una qualsiasi “terra dei fuochi”. Parole che incrinano le fragili ma insostituibili basi simboliche del vivere comune. 
Si suole dire, a difesa, che in fondo le parole sono solo parole mentre la vita è un’altra cosa. E invece no! La vita umana è significato. È simbolo. È linguaggio. È parola. Più di quanto si crede!

Giocare a dissacrare tutto non ha molto senso, soprattutto in periodi come il nostro che molti storici definiscono un “interregno”, cioè un tempo “sospeso” a cavallo tra due epoche. Questo genere di periodi sono tipicamente instabili perché si è nel pieno del collasso di un vecchio ordine, ma al contempo rimane incerto esattamente che cosa lo rimpiazzerà”. (Sheri Berman su reset.it, 21/3/19)

Ridere di tutto, come scriveva Leopardi nello Zibaldone, avrebbe più senso. Ma, ridere di tutto  richiede intelligenza del limite delle cose e autocritica, capacità di distacco e di com-prensione. Purtroppo ridere di tutto è una modalità di pensiero, che non è di tutti. Bisognerebbe per certi aspetti essere davvero grandi uomini e quasi “superiori”, di quelli in grado di pensare in grande. Quel tipo di uomini e donne che sanno scorgere l’insieme, il tutto. Sanno tenere insieme, almeno per un attimo, il tutto e il frammento. Si sa ridere solo se si è in grado di cogliere l’incredibile dismisura che attraversa le cose e gli umani. Perciò bisognerebbe essere capaci di vedere le cose quasi dall’alto. Con uno sguardo di ironia e indulgente tenerezza, allo stesso tempo, verso le cose e le pretese degli umani. Beh, questi saprebbero come vivere nell’interregno!

Ironia, riso, distacco, pensare in grande, sono infatti abilità connesse tra loro, tutte utili per imparare a porre sempre in prospettiva i fenomeni e i fatti umani. E, porre i fatti umani sempre in prospettiva è, per certi versi, un criterio ermeneutico per conoscerli davvero e capirli. Questo significa imparare a guardare i fatti e i fenomeni umani nelle loro relazioni sempre incrociate con altri fatti, con la storia passata, con le loro genealogie, con gli altri fenomeni e i loro contesti socioculturali. Nei tempi di interregno, quando tutto appare più complesso e incerto, queste abilità sono ancora più necessarie.

Perché aprono, in un certo senso, a un diverso, controintuitivo, tipo di “rivoluzioni”. Non quelle destinate a trasformarsi in tragedia e in ripetizione rovesciata, ma quelle per le quali l’amore per il mondo così come è, il mondo nella sua fragilità, è superiore allo stesso desiderio di negarlo e di cambiarlo (Luca Bagetto).

I dissacratori per professione, assolutisti disperati e incapaci di ridere, non sono certamente i “rivoluzionari” di cui avremmo bisogno, in questi tempi!






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