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Quanto è alto il tempo?

Che strano modo di dire: essere all’altezza dei tempi!
Come mai non riusciamo quasi mai ad essere all’altezza dei tempi?  Non riescono ad esserlo i capi delle nazioni o i dirigenti dei partiti. Non riescono ad esserlo neppure i padroni dell’economia. Mai all’altezza dei tempi: è la maledizione che insegue i rivoluzionari in servizio permanente. Sono quasi sempre in ritardo agli appuntamenti con la storia anche i leader delle religioni. Quasi sempre in ritardo anche sapienti e intellettuali, abbagliati spesso dal luccichio del kronos e disattenti all’avvento controintuitivo del kairós.

Ma, diciamo la verità, arriviamo sempre in ritardo anche  come educatori, come amanti, come genitori, come figli, come cittadini: quante parole diverse avremmo potuto dire, quanti gesti mancati, quante domande inascoltate, quanti sguardi evitati!
È proprio il caso di chiedersi: ma quanto sono in alto i tempi? E perché è così difficile essere alla loro altezza?

Non credo si tratti solo di una questione di volontà. Altrimenti i “buoni” o i “ virtuosi” dovrebbero essere sempre all’altezza dei tempi, e in grado di rispondere alle domande della storia. E, invece, non è così. Non è raro che quelli che appaiono migliori manchino importanti appuntamenti con la storia.
Anche questo fenomeno è forse all’origine della sfiducia che molti, a volte gran parte dei cittadini, nutrono nei confronti di governanti, guide, politica, futuro.

Io non so rispondere al perché di questa situazione. Ipotizzo solo che l’incapacità di essere all’altezza dei tempi sia legata a una nostra costitutiva difficoltà di visione e di comprensione. Diversamente da ciò che comunemente si ritiene, l’intelligenza profonda delle cose non è il nostro (di noi umani) forte. O, almeno, non ancora! Potremmo dire che sul piano dell’evoluzione intellettuale, siamo ancora agli inizi!

È vero che abbiamo compiuto tante conquiste sul piano del sapere e delle conoscenze, ma, riconosciamolo, gran parte di quelle scoperte sono state spesso frutto del caso o esiti imprevisti di percorsi che andavano in altre direzioni. La paradossale avventura di Colombo che, pure,  ha cambiato i parametri della storia umana, è, da questo punto di vista, paradigmatica.

Può essere utile riprendere qui una convinzione di Hegel, il quale diceva che “la nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo”, e cioè: noi umani riusciamo a riconoscere il senso del tempo solo quando il suo percorso è ormai completato. Pure se, il più delle volte, troppo tardi! Non ci resta quindi che allenare sguardo e ascolto, mentre andiamo incontro al tempo che viene. E sperare!
Forse i tempi hanno una loro logica, e noi umani non saremo mai in grado di controllarla del tutto. Ci conviene riconoscere, con J. d'Ormesson, che, se è vero che gli uomini fanno la storia, è altrettanto vero che “non sanno la storia che fanno. Anzi si potrebbe dire che la fanno loro malgrado". 



Commenti

luigi vassallo ha detto…
Insomma il nostro agire nella storia (che è nostra solo nella nostra illusione) è sostanzialmente regolato dal principio dell'eterogenesi dei fini?
Pino Mario De Stefano ha detto…
Beh caro Luigi, forse Hegel qualche ragione l’aveva!...a noi tocca (e qui è la nostra difficoltà costitutiva ) allenarci a riconoscere per “dove” transita lo Spirito, come diceva lui. Ma nel riconoscere gli “Avventi”, tutti noi sbagliamo quasi sempre!...
Evergreen ha detto…
Sempre acuto e interessante!

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