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New York Stories

Tra i grattacieli di Manhattan
Girovagare distrattamente e fermarsi ad un tratto a contemplare l'ambivalenza dello slanciarsi in forme sempre nuove verso l'alto, di questi stupefacenti grattacieli postmoderni.
Forse hybris e salvezza insieme?


Bryant Park
Come una radura che spunta, imprevista, in una foresta buia, questo piccolo parco, appare anch'esso, quasi all'improvviso, mentre ti muovi nella "foresta" dei grattacieli. Circondato da una ombrosa e fresca corona d'alberi (platanus acerifolia) questo incantevole prato verde, più seducente per me di Central Park o di Hyde Park, si mostra subito invitante e benevolo e sembra dire a te forestiero e agli affannati newyorkesi: fermatevi un pò qui per qualche ora, stendetevi con me, provate a interrompere quello che state facendo e quello che state pensando!

Il Palazzo di vetro
Mentre lo guardo, nascosto un pò dagli alberi, mi viene da pensare che, certo, così come ora il Palazzo mi appare un pò nascosto, la figura e il ruolo delle Nazioni Unite non appaiono molto evidenti e decisivi. E tuttavia è anche vero che nel nostro complicato mondo multipolare, l'ONU resta l'unica "barra" che abbiamo. Perciò onore all'ONU, in ogni caso.

Il Palazzo del Congresso USA in restauro
Non ho potuto ammirare la bella cupola del Campidoglio statunitense, perché il Palazzo è in parte ingabbiato in una struttura di restauro. Allora, avendo nella mente i dibattiti, talora molto accesi e indignati, che si fanno da noi in Italia sul degrado della politica e sulla crisi della nostra democrazia, è stato facile associare le cose e, giocando con le metafore, riflettere sul fatto che, in fondo, il degrado tocca ogni cosa umana, e i restauri sono sempre e dovunque necessari, anche....nelle migliori famiglie politiche!

I ponti di New York
New York senza i suoi ponti non sarebbe New York!
I ponti, i ponti, i ponti: una delle creazioni dell'umanità più belle, più ardite, più essenziali e più pregne di futuro! Il nostro futuro dipende dai ponti che sapremo inventare!

Danzare sugli abissi?
New York non appare una città "ordinata". L'unico ordine sembra essere quello che nasce da una forma di caos. E sembra che funzioni! Esiste una sorta di unione di controllabile e incontrollabile da cui pare emerge una configurazione apparentemente armonica. Non c'è separazione tra rumore e silenzio, tra notte e giorno, tra movimento e quiete, tra sonno e veglia, forse neppure tra bene e male o tra falso e vero. Del resto qualcosa di simile a proposito di New York, lo ha sempre detto Woody Allen nei suoi film. Per questo, dopo aver visto i suoi lavori al MoMA, (vedi soprattutto, One: Number 31, 1950) mi è parso efficace usare Jackson Pollock per "leggere" New York. Per scoprire l'ordine nascosto del caos. E la danza possibile sull'abisso del mondo.

I Memoriali
È qualcosa che a noi, in Italia, ma forse anche in altri paesi europei, manca. Non solo monumenti, non solo statue distribuite qui e là. Non solo piazze o strade intitolate
a protagonisti della storia, ma luoghi e grandi spazi riservati, quasi sacri, destinati non tanto al semplice ricordo, ma, con una logica performante, intenti a creare esperienza, per riportare in vita continuamente, ogni volta che è necessario, ciò che è stato all'origine della comunità nazionale e ciò che crea legame e appartenenza. I Memoriali sono memorie per così dire "sovversive", destinate a tenere svegli gli animi e a ricondurli costantemente, dopo ogni deviazione,  al punto di partenza, lì dove tutto ha avuto origine!

Commenti

pina imperato ha detto…
Recentemente ho letto che i sistemi cercano equilibrio nel caos, in sequenze infinite e, direi, di palingenesi. Inseguiamo comunque un principio di armonia sfuggente. Da qui la nostalgia per il passato. Ma è un sentimento ingannevole. Cristalli della mente. Ubi consistam? Qui ed ora mutiamo forma e posizione, come i grani di sabbia del deserto sollevati dal vento.

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