Passa ai contenuti principali

Vivere adesso!

Mi ha sempre colpito questo pensiero di Hugo Von Hofmannsthal: “La maggior parte delle persone non vive nella vita, ma in un simulacro, in una sorta di algebra in cui nulla esiste e in cui tutto sta a significare. Vorrei sentire profondamente l’essere di ogni cosa”

La cosa più difficile, probabilmente,  - soprattutto in una società come la nostra, tutta giocata sul profitto, sull’avere, sulla competizione, sulla corsa per arrivare (ma dove?), sulla lotta per “arrivare primi”, - è rapportarsi da “umani” al tempo. Forse occorrerebbe un continuo allenamento, da cominciare quanto prima, se vogliamo avere la fortuna di poter esclamare alla fine della vita: ho vissuto!  Invece, purtroppo, la nostra vita, come ha detto una volta Pierre Hadot in una sua conversazione, “è destinata a rimanere sempre incompiuta nel senso più forte del termine”. Infatti i nostri “momenti” non sono mai “vissuti” veramente, perché o li guardiamo attraverso le nostre “algebre” e “geometrie”, o, nel migliore dei casi, attraverso le nostre speranze, le nostre attese, le nostre aspirazioni o i nostri ideali. E comunque sempre proiettandoli nel futuro, in qualcosa d’altro!

Ci comportiamo tutti, un po’, come quegli adolescenti per i quali la ricerca della felicità è sempre associata al raggiungimento di un possibile obiettivo futuro e quasi mai impegnata a recuperare l’esperienza del “nudo sentimento dell’esistenza”(Rousseau). L’esperienza di vivere adesso!

In ogni caso, “non viviamo, speriamo di vivere, aspettiamo di vivere”! (P.Hadot)

Commenti

Pina-Antigone ha detto…
Hic et nunc.

Essere nel vento fresco alla fine di un'afosa giornata di settembre! Sentirsi leggeri nel vento, sciolte le catene del pensare! Regalarsi inconsapevoli al vento, flessibili come una canneto inondato dal sole in riva al mare! Essere in silenzio nel vento, dissolto nel vento il rumore di vane parole!
Anonimo ha detto…
Sedendo quietamente
senza far nulla,
viene la primavera e l'erba cresce da sè; le montagne azzurre sono da sè montagne azzurre,
le bianche nubi sono da sè
nuvole bianche.
-Toyo Eicho-

Mario Rosario Celotto
Lindbergh ha detto…
Se tracci col gesso una riga sul pavimento, è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi. Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perché non è pericoloso. Se fai finta che la fune non è altro che un disegno fatto col gesso e l'aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi del mondo. Ciò che conta è tutto dentro di noi; da fuori nessuno ci può aiutare. Non essere in guerra con se stessi, vivere d'amore e d'accordo con se stessi: allora tutto diventa possibile. Non solo camminare su una fune, ma anche volare (Hermann Hesse).
gunnar ha detto…
La ricchezza del vivere adesso.
Quante volte abbiamo definito vita vera quella in cui scorre adrenalina, sempre sul filo del tempo e sempre veloci in tutto. Proiettati su cose da fare e su progetti da realizzare, rimuovendo immediatamente le cose appena fatte (l'adesso) acquisite in modo spesso superficiale. Il vivere ora è semplicemente banale, il credo è essere "un passo avanti agli altri" cercare di anticipare il futuro e così rischiando di perdere il presente, la vera realtà.

L'adesso ci appare insipido,"fermo", non stimolante. Una vita "proiettata" diventa intanto oggetto di aspettative, spesso sopravvalutate, generatrici di emozioni, che come una droga, tolgono il "gusto" del vivere l'attimo.

La ricchezza del vivere adesso è il ritrovare quel "palato fine" ci farà apprezzare la semplicità del "Sentirsi leggeri nel vento" e
che "le bianche nubi sono da sè nuvole bianche".

Post popolari in questo blog

Alla ricerca delle parole perdute…

Sarà capitato anche a voi! Soprattutto a quelli che hanno qualche anno in più. Quelli che possono stabilire, per questo, confronti tra i comportamenti di oggi e quelli di due o tre decenni fa. Immaginate di trovarvi tra clienti, in attesa, dai barbieri o dai parrucchieri; o tra i frequentatori abituali di bar o di circoli ricreativi; o tra invitati a feste, a cene o a cerimonie varie. Immaginate anche che, come spesso avviene, i personaggi in questione siano di varia estrazione sociale e culturale. Alcuni operai, altri professionisti; alcuni con titoli di studio, altri senza; alcuni “istruiti” altri quasi analfabeti. Adesso provate a ricordare i loro discorsi , quando parlano di politica , di problemi sociali , di morale , di valori , di scuola , di sicurezza , di famiglia , di relazioni , di religione , di economia , di informazione , insomma delle questioni che interessano tutti. Ecco, fermatevi qui ! Non vi pare che, se non conosceste personalmente la professione, la condizione

I paradigmi della stupidità 2. La sindrome di Nimby

Il tradimento e le degenerazioni delle classi dirigenti, e delle élites in generale, nel nostro paese, come risulta da varie indagini, è sotto gli occhi di tutti. È vero che esistono due generi di classe dirigente come esistono due tipi di società, ma, secondo gli italiani, sembrano prevalere i ritardi culturali e l’incapacità di adeguarsi ai cambiamenti, l’indifferenza all’interesse collettivo, l’indecisionismo e il tirare acqua al proprio mulino con ogni mezzo, il cinismo sociale e i comportamenti clanici . Ma le indagini dicono anche altre cose e su queste occorre imparare a riflettere con rigore per immaginare il “che fare”. Carlo Carboni, nel suo libro La società cinica (Laterza), è molto illuminante in proposito e, soprattutto, preciso nell’indicare le degenerazioni e i fattori di disgregazione del vivere civile. In una pagina, che occorrerebbe studiare, parola per parola , in tutti gli ambienti (politici e amministrativi, ma anche imprenditoriali, culturali, formativi e anc

Non è una questione di principio, è il piccolo Davide aggredito da Golia

Contra factum non est argumentum , dicevano i logici antichi.  I n effetti è vero, ci sono alcuni fatti ai quali si deve rispondere solo con altri fatti . Non bastano le dichiarazioni di principio, né l'ostinata ricerca di ipotetiche ragioni. In certi momenti della storia , momenti così " affilati " da lasciare cicatrici (R Calasso),  la sola proclamazione di valori e di principi , corre il rischio di diventare un astratto esercizio retorico e una inutile esternazione,  se non si indica la strada attraverso cui quei valori possono farsi storia e tradursi in scelte concrete e immediate .  Anzi, in alcuni casi, le pure dichiarazioni equivalgono solo a un girarsi dall'altra parte . E tuttavia ci sono casi di fronte ai quali non è possibile voltarsi dall'altra parte, se davvero si ha l'obiettivo di affermare l'irrinunciabilità di fondamentali  valori umani .  I valori insomma non sono istruzioni per l’uso . Sono soprattutto orizzonti possibili. Le str