Passa ai contenuti principali

Le fragili stagioni dell'amore. C'è ancora spazio per pensare oggi laicamente l'amore?

Percorsi, ferimenti, cercatori, deserti.
Percorsi: "quando l'amore era un dio"
Eva Cantarella, L'amore è un Dio, Feltrinelli 2007, racconta l'Eros e la polis, le figure mitologiche e archetipiche dell'esperienza umana dell'amore, "quando la passione confondeva il cielo e la terra", quando tutto è cominciato.
Ferimenti: "il potere dell'Amore"
Nadia Fusini, L'amore necessario, Mondadori 2008, racconta storie di donne che soffrono, attraverso un'analisi del potere di Amore, il dio che imprigiona e scuote ma non cessa di ammaliare.Una speranza?
Cercatori e deserti: cercare ancora?
Emozioni di un cercatore senza mappe
Ti ho cercato
randagio
nei vicoli dei miei anni

Ti ho cercato
ansimante
nei sogni delle mie notti

Ti ho cercato
attento
nei volti delle mie donne


Ti ho cercato
disperato
nelle pieghe dei miei pensieri


Ti ho cercato
solitario
negli echi del mio silenzio

Ti ho cercato
furioso
nei brandelli delle mie esperienze

Ti ho trovato
solo attimo di realtà
nei miraggi del mio deserto! (Pimades 1989)

Commenti

Anonimo ha detto…
Quale miglior inizio di settimana iniziare la giornata con la sorpresa di questo blog?
E' una piacevole emozione ritrovare quei temi cari solo apparentemente assopiti o inabbissati nel rumore della quotidianeità.
Un abbraccio,
Luigi V.
Anonimo ha detto…
Emozionanti le anelanti parole del "cercatore senza mappe". Grazie. Ho visitato il sito "la poesia e lo spirito" e l'ho trovato ricco ed interessante. Mi piacerebbe essere a Roma il 15 Luglio per il sit-in per la scuola davanti al Parlamento (piede permettendo. Penso che questo In-crocivie sarà una "fertile avventura" per molti. Vi troveremo molta "merce fina". Buon domani. Pina

Post popolari in questo blog

Alla ricerca delle parole perdute…

Sarà capitato anche a voi! Soprattutto a quelli che hanno qualche anno in più. Quelli che possono stabilire, per questo, confronti tra i comportamenti di oggi e quelli di due o tre decenni fa. Immaginate di trovarvi tra clienti, in attesa, dai barbieri o dai parrucchieri; o tra i frequentatori abituali di bar o di circoli ricreativi; o tra invitati a feste, a cene o a cerimonie varie. Immaginate anche che, come spesso avviene, i personaggi in questione siano di varia estrazione sociale e culturale. Alcuni operai, altri professionisti; alcuni con titoli di studio, altri senza; alcuni “istruiti” altri quasi analfabeti. Adesso provate a ricordare i loro discorsi , quando parlano di politica , di problemi sociali , di morale , di valori , di scuola , di sicurezza , di famiglia , di relazioni , di religione , di economia , di informazione , insomma delle questioni che interessano tutti. Ecco, fermatevi qui ! Non vi pare che, se non conosceste personalmente la professione, la condizione

Happy hour! Sappiamo ancora cosa raccontare?

Pensiero unico , o omologazione del pensiero (che, in realtà, non è altro che l’azzeramento del “pensare” ) è, anche, quell’accettazione inconsapevole del linguaggio dominante, in cui le domande fondamentali sono congedate quali domande generali, cioè vaghe, astratte, non operazionali. Mi pare, anche questo, uno degli effetti dello slittamento progressivo delle istanze intermedie della democrazia, verso quella che Zagrebelsky ( il suo Il “crucifige” e la democrazia , Einaudi, è da rileggere!) considera una “ acritica democrazia del popolo ”, verso quelle derive populistiche che apparentemente promettono di “semplificare” i meccanismi democratici, garantendo una maggiore partecipazione “ diretta ”, ma, in realtà, conducono al “volontario” dissolvimento della capacità di valutare criticamente le scelte politiche e pubbliche. Una condizione, quest’ultima, (nella quale, sembra, siamo, “ felicemente ”, irretiti) che, forse, spiega anche quella “ fuga ”  dalla “responsabilità verso il

L'educazione è ancora possibile?

In un tempo in cui si blatera di riforma della scuola e si ha la pretesa di chiamare riforma della scuola un “ aggiustamento ” e una “ razionalizzazione ” derivanti da esigenze e calcoli ragionieristici , mi sono ritrovato a rileggere una vecchia – ma attualissima - intervista di Paulo Freire alla Harvard Educational Review (www.harvardeducationalreview.org) , - tradotta in italiano dall’editrice dell’Università di Udine, - in cui sono poste quelle questioni di fondo , la cui soluzione dovrebbe precedere qualunque serio tentativo, di riforma e rinnovamento dei sistemi educativi, degno di questo nome. In altre parole, occorrerebbe chiarire prima quale "idea" di scuola e di educazione si vuole perseguire, e poi passare ad architettare eventuali soluzioni tecniche . Nel caso della proposta di riforma che abbiamo di fronte oggi in Italia, invece, ciò che è venuto “ prima ” è stato solo un quadro di riferimento fissato dal ministero … dell’economia ! Questo potrebbe essere