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Visualizzazione dei post da Luglio, 2009

Pedagogia della paura. A quale santo votarsi?

Primato quasi totale della cronaca nera nelle informazioni tv e non solo, il mondo non occidentale descritto solo come luogo di tragedie o di violenza, gran parte di telefilm, tv movies, film o sceneggiati centrati su violenza, criminalità, polizie, carabinieri; palinsesti densi di triller, horror, o situazioni ospedaliere del tipo “lo stiamo perdendo”; a quanto sembra anche le influenze, il caldo o il freddo, di questi tempi, non sono più influenze, caldo e freddo, ma sempre, rispettivamente, “micidiali”, “torrido” o “glaciale” come mai prima (così fanno vendere anche più giornali o più pubblicità!). E’ naturale che la reazione immediata, di noi povera gente comune sia la fuga nel privato, l’ansia e la ricerca del “protettore” o dello “sceriffo” di turno. È naturale che i temi della sicurezza, la diffidenza e la paura degli “altri”, l’enfatizzazione delle proprie (poche, in genere, a pensarci serenamente) esperienze negative, raccontate e ri-raccontate, con dovizia di particolari, nei

La crisi e i polli. A che servono i giornali? Ipotesi e realtà

Se avessimo, in Italia, più libertà e pluralismo di informazione; se i giornali non fossero quasi tutti proprietà di società (attenti sempre, alla proprietà dei giornali che leggete poveri polli!), che hanno i loro prevalenti interessi da difendere, in settori diversi dall’informazione; se avessimo editori cosiddetti “puri” (cioè imprenditori il cui interesse è l’informazione, per i quali l’obiettivo di “vendere” la “merce” informazione, qualunque informazione, è lo scopo della loro impresa) e quindi anche interessati a moltiplicare i “pubblici” invece di controllarli o ridurli); se avessimo dei “professionisti” dell’informazione, interessati prima di tutto, e soprattutto, a informare, più che a solleticare ( teng’ famiglia) lo scadente narcisismo delle inadeguati classi politiche che ci toccano di questi tempi ( però… addà passà ‘a nuttata!); se avessimo giornalisti capaci di inseguire le notizie e i fatti, invece di essere attenti a nascondere i fatti spiacevoli per i pote

In cosa credono i cristiani? Quale cristianesimo? (1)

Soren Kierkegaard, filosofo danese che ricusava il titolo di cristiano perché riteneva di non esserne degno, riteneva che il Cristianesimo trasformato in “ritualismo”, “religione civile”, “potere”, “morale”, corresse il rischio di diventare inaccessibile agli uomini. In uno dei suoi famosi articoli c’è una descrizione della contraddizione, a tratti grottesca e tuttavia non più consapevole, tra il messaggio di Gesù di Nazareth e le forme storiche della religione cristiana, a partire dal IV secolo. Conviene leggere anche oggi quello che scriveva Kierkegaard nel 1800. “Nella sontuosa cattedrale, ecco apparire il Reverendissimo e Venerabilissimo predicatore segreto e generale della Corte, l’eletto del grande mondo; appare di fronte a una cerchia scelta di una élite scelta e predica con emozione sul testo scelto da lui stesso: Dio ha scelto chi è umile e disprezzato nel mondo – e nessuno ride!” È un tema ripreso, alcuni decenni fa, da Jacques Ellul, storico, teologo e sociologo contempora

Ricordando Wittgenstein. A proposito di maestri

Forse "cultura", "sapere", sono sempre, in un certo modo, un ricordare, un fare memoria. Forse la cultura è nata proprio come memoria. Memoria nel senso di “memoriale”, secondo il significato che tale termine conserva nel linguaggio religioso e in quello teologico, come ciò che consente di rivivere, di ri-presentare attualmente l’evento del passato, in tutta la sua efficacia e non solo come puro ricordo mentale. Da questo punto di vista il sapere, se è tale, non può non essere sempre incontro effettivo, esperienza, incontro denso di senso, “conversazione” attuale con protagonisti o documenti nodali del cammino della ricerca, dell’esperienza e del cammino intellettuale dell’umanità. Il vero sapere, il vero conoscere è questo “memoriale”, questo ricordare, questo rivivere, questo fare memoria attuale: forse questo è anche l’educazione, questo è anche il senso vero della scuola? I maestri allora, se esistono, sono coloro che riescono a generare questo tipo di esperien

Le fragili stagioni dell'amore. C'è ancora spazio per pensare oggi laicamente l'amore?

Percorsi, ferimenti, cercatori, deserti . Percorsi : "quando l'amore era un dio" Eva Cantarella, L'amore è un Dio, Feltrinelli 2007 , racconta l'Eros e la polis, le figure mitologiche e archetipiche dell'esperienza umana dell'amore, "quando la passione confondeva il cielo e la terra", quando tutto è cominciato. Ferimenti: "il potere dell'Amore" Nadia Fusini, L'amore necessario, Mondadori 2008, racconta storie di donne che soffrono, attraverso un'analisi del potere di Amore, il dio che imprigiona e scuote ma non cessa di ammaliare.Una speranza? Cercatori e deserti: cercare ancora? Emozioni di un cercatore senza mappe Ti ho cercato randagio nei vicoli dei miei anni Ti ho cercato ansimante nei sogni delle mie notti Ti ho cercato attento nei volti delle mie donne Ti ho cercato disperato nelle pieghe dei miei pensieri Ti ho cercato solitario negli echi del mio silenzio Ti ho cercato furioso nei brande

G8 e simili

Dovrebbero servire a imparare a guardare i problemi (anche quelli di casa nostra) in un'ottica globale. Ma è così' ? I nostri "politici" e i nostri giornalisti sono in grado di educarci a questo sguardo nuovo oggi così essenziale per capire i nostri problemi? Non lo credo! Per cominciare a guardare globalmente può essere utile http://www.zmag.org./znet

cosa pensare a proposito di scuola?

Forse cominciando dai banchi. Dove risuonano queste parole di "Vanna" Lucania studentessa di oggi: "Noi che oggi ci riduciamo all'ultimo minuto per studiare... domani saremo in anticipo su tutti Noi che oggi sembriamo affetti da grave allergia per i libri... domani forse ne pubblicheremo uno Noi che oggi alziamo la voce per affermare le nostre idee... domani ci metteremo la stessa passione (senza diventare cinici come voi adulti) Perché noi che oggi sembriamo non ascoltare neanche una vostra parola... domani torneremo per ringraziare chi ci ha indirizzato verso i nostri sogni"

noi creatori di quello che saremo

Sentite cosa scriveva secoli fa il grande Giovanni Pico della Mirandola a proposito di uomo e natura: “Finalmente m’è parso di aver capito perché felicissimo e quindi degno di ammirazione sia l’uomo; e quale sia, nella serie della natura, la condizione che egli ha sortito: invidiabile non solo dai bruti, ma dagli astri, ma dalle intelligenze stesse ultramondane. Cosa incredibile e stupenda!” Infatti quando tutto l’universo fu ordinatamente disposto, il Supremo Fattore si rivolse al primo uomo e gli parlò così: “Né determinata sede, né proprio aspetto né dono veruno speciale ti abbiam fatto, o Adamo, affinché quella sede, quell’aspetto, quei doni che coscientemente tu abbia bramato, quelli, di tua volontà, per tuo sentimento, tu abbia e possegga. L’altrui gia definita natura è costretta entro leggi da noi prescritte. Tu non costretto entro chiusa veruna, di tuo arbitrio, nel cui potere t’ho posto, la tua natura determinerai. T’ho collocato nel mezzo del mondo perché d’intorno più

la vita un viaggio. Solo i poeti ne conoscono il segreto

Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga fertile in avventure e in esperienze. I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sarà questo il genere d'incontri se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. In Ciclopi e Lestrigoni, no certo nè nell'irato Nettuno incapperai se non li porti dentro se l'anima non te li mette contro. Devi augurarti che la strada sia lunga. Che i mattini d'estate siano tanti quando nei porti - finalmente, e con che gioia - toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche profumi penetranti d'ogni sorta, più profumi inebrianti che puoi, va in molte città egizie impara una quantità di cose dai dotti. Sempre devi avere in mente Itaca - raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per a