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Educare nel XXI secolo

Si sente parlare spesso oggi di “emergenza educativa”, ma credo sia il caso di cominciare a pensare che ciò di cui si tratta non è tanto il fatto che oggi l’educazione sia un problema urgente, quanto piuttosto la constatazione che l’educazione è oggi, essa stessa, un “problema”!
Vorrei illustrare questa questione rileggendo un discorso fatto all’Académie française da Michel Serres, qualche anno fa. Per me, Michel Serres è stato ed è un grande maestro oltre che raffinato interprete della nostra contemporaneità. I suoi testi sui temi del sapere, dell’educazione e sulle trasformazioni della società e delle mentalità attuali, sono ancora tutti da “esplorare”.
Per analizzare il tema dell’educazione nel XXI secolo, egli comincia con una affermazione che apparentemente sembra scontata, ma che oggi è molto problematica: prima di pensare di insegnare qualunque cosa a chiunque, bisogna almeno conoscere chi è colei o colui che si presenta oggi a scuola, al liceo, o all’università.
Ma che cosa sta s…

I politici credono a quello che dicono?

Forse la risposta più “politica” (sic) alla domanda posta nel titolo potrebbe essere: non è importante che ci credano. Ma non saremmo lontani dalla realtà se rispondessimo che, per lo più, i politici, anche quelli considerati bravi e “onesti”, non credono davvero alle cose che dicono. Quello del linguaggio politico infatti è senz’altro l’ambito in cui si verifica in modo più completo la cosiddetta “autonomia del politico”, teorizzata da diversi filosofi della politica, a partire dall’input dato da Machiavelli.
I discorsi “politici”, soprattutto oggi, nella società dell'informazione e dello spettacolo, sono sempre più autonomi rispetto alla funzione di segni o di mezzi di comunicazione, per diventare essi stessi oggetto, ciò di cui si deve parlare, anziché veicoli della comunicazione. Al punto tale che la loro referenza, sul piano linguistico, sembra diventare sempre più vuota!
In effetti il discorso politico, essendo prevalentemente incentrato sull’uditorio, tende piuttosto a “formar…

Il tempo della stupidità

Certi tempi sembrano decisamente i tempi della stupidità. Attenzione, amici lettori, non interpretate come un’ingiuria o uno spregio il mio uso del termine “stupidità”. Certo, la stupidità può manifestarsi in molti modi. Essa può apparire come ignoranza, ottusità, mancanza di senso dell’umorismo, o come tendenza a prendersi troppo sul serio. Spesso la stupidità è incapacità di pensare le relazioni plurali tra le cose.  In altri casi la stupidità si identifica con la difficoltà di distinguere i propri desideri dalla realtà, o le mezze verità dalla verità. La stupidità è anche la pretesa di farsi opinioni o esprimere giudizi senza aver cognizione di tutte le variabili in gioco. Soprattutto, la stupidità più evidente, è quell’invincibile credenza che su questo pianeta ci si possa  salvare a spese di altri o senza gli altri. 
Insomma ciò che si ritiene stupidità può, in concreto, essere riferito a molti comportamenti, ma in realtà dovremmo cominciare a pensare la stupidità come un “fenomeno …

La Cortesia e il Disprezzo

Raccontano, le antiche storie, che, un certo giorno, la Cortesia fu cacciata dalle Corti e da ogni quartiere delle città. Le fonti non chiariscono se fu cacciata prima dalle Corti e poi dai quartieri cittadini o viceversa. In ogni caso, dicono anche che da quel giorno la Cortesia fu vista solo aggirarsi, di tanto in tanto, mite e discreta, nella Giungla.  Tutti i documenti concordano poi nel collegare l’esilio della Cortesia con il cambiamento della “posta in gioco” nella dialettica delle relazioni umane
Sì, perché fino a un certo momento, la Posta in gioco, nelle relazioni umane, era stata costituita da una specie di trinità indivisibile: Ambizione, Denaro e Gloria. Ma, da quel momento in poi, il Denaro diventò l’unica vera Posta in gioco, sia nei Palazzi del Potere che nelle quotidiane dinamiche sociali. E, si sa, il Denaro è l’unico “equivalente universale”, l’unico che può permettersi di vendere e comprare ognuno e ogni cosa. Una volta scoperto il Denaro come l’unico vero potere, …

Abbiamo ancora bisogno di buoni maestri

“Non chiedete cosa il vostro Paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese”. Molti conoscono questa frase pronunciata dal presidente John Fitzgerald Kennedy al suo discorso di insediamento. Ma non molti forse sanno che Kennedy si preparò alla sua corsa alla presidenza anche scrivendo, nello stesso orizzonte ideale tracciato da quella frase famosa, un libro, ripubblicato recentemente in Italia, in cui andava alla ricerca di figure ideali di politici nella storia americana. Ritratti del coraggio, è il titolo del libro, premio Pulitzer 1957, a cui Kennedy lavorò quando aveva circa 38 anni e stava vivendo un periodo doloroso per la sua salute. Naturalmente non possiamo pretendere che chi aspira oggi alla guida politica di una nazione si prepari con lo stesso percorso culturale e ideale di Kennedy, ma se capitasse non sarebbe male! In ogni caso, le storie e l’orizzonte di quel libro, che andrebbe letto da giovani e non giovani che sono interessati alla politica, so…

Tutto è politica ma la politica non è tutto

Oggi, sembra evidente per tutti che la nostra convivenza sociale, non solo il governo politico, attraversa una fase critica che appare spesso drammatica. Il segno di questa percezione diffusa è la facilità, e la leggerezza, con cui si ricorre oggi sempre a parole ultimative e definitive nel dibattito politico. A dare retta a quello che si dice, sembra di essere ogni giorno sull’orlo di un abisso!
In realtà, la “politica”, nacque nell’antica Grecia - sarebbe il caso di non dimenticarlo! - come “rappresentazione”. Se interpretate questo termine come categoria teatrale non vi state sbagliando. È avvenuto proprio questo. I greci inventarono la “politica” come “discorso”, che sostituiva lo scontro fisico e la guerra per bande, con cui prima si era soliti risolvere i conflitti di interessi, trasferendo lo scontro su una specie di “palco teatrale”, lo scenario dell’agorà politico.  Che cosa succede oggi? La politica (come la democrazia!) attraversa una grave “crisi della rappresentanza”.  E ci…