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L'Europa è i suoi Caffè

L’Europa è i suoi Caffè”, è il primo di cinque assiomi che, secondo George Steiner, definiscono la sostanza dell’Europa, e che egli espone nell’appassionato libretto Una certa idea di Europa. Probabilmente noi, oggi, dopo l’esperienza di “confinamento”, a causa della pandemia, quando la questione dell’apertura o meno dei caffè o dei bar ha assunto un ruolo insolitamente decisivo, siamo meglio in grado di cogliere tutto ilsenso culturale ed esistenziale di quella sorprendente e suggestiva affermazione.
In effetti, ci sono momenti e periodi della nostra vita, nei quali sentiamo e comprendiamo vagamente che il senso del nostro vivere è associato, in gran parte a posti, a luoghi, e anche a oggetti, considerati di norma insignificanti, perché troppo “ordinari” o addirittura “banali”. Ma proprio in quei momenti capiamo che la nostra vita non sarebbe la “nostra” vita, senza quei luoghi, quei posti, quegli oggetti, quei dettagli, anche se, in linea teorica, appaiono del tutto non essenziali e…

Stiamo vivendo un momento "storico"?

Non sappiamo se stiamo vivendo un momento “storico”, in questo tempo di pandemia. Non sappiamo cioè se stiamo vivendo uno di quei momenti che lasciano tracce, trasformazioni  e conseguenze durature, nella vita delle società. Oppure se questo nostro momento è destinato a rimanere solo  nell’ambito delle “cronache”.
Sappiamo che alcuni “traumi” della storia passata, alcune violenti “scosse”, hanno spesso accelerato processi che altrimenti si sarebbero sviluppati “in background” e sarebbero rimasti quasi invisibili, come la gran parte dei processi storici, espressione di quella “longue durée”, di cui hanno cominciato a parlare i ricercatori del gruppo delle Annales.
Ma come decifrare i processi “storici”? Il problema deriva dal fatto che, nel momento in cui si avvia un processo “storico”, in genere, non siamo in grado di riconoscerlo. Perché siamo parte di esso, perché ci manca la prospettiva, ci mancano dati, e non riusciamo ad individuare tutte le variabili in gioco. Da questo punto di v…

Incontri traumatici e condizione umana

Se diamo una rapida scorsa alla storia umana, ci accorgiamo che è stato sempre molto arduo dare senso alle esperienze traumatiche che si sono susseguite nella vita degli individui e delle società.  È stato sempre arduo, radicalmente arduo. E non solo quando non si disponeva di sufficienti strumenti di analisi e diagnosi. Rimane difficile anche oggi, per noi, con tutta la nostra scienzae tecnologia.  È arduo perché, nonostante i nostri incredibili progressi, “la vita rimane il regno del non lineare, la vita è il regno dell’autonomia del tempo”, come diceva Ilya Prigogine, premio Nobel per la termodinamica. E, a suo parere, infatti, proprio la lezione della termodinamica è che “non possiamo prevedere l’avvenire della vita, o della nostra società o dell’universo". La lezione del secondo principio della termodinamica è che questo avvenire è radicalmente "aperto”.
Perciò non aiuta, di fronte ai traumi dell’esistenza, di fronte alle esperienze traumatiche, ricorrere, come si è fatto …

Diario di un politico del Seicento

La vera grande arte è quella di governare gli uomini. Il valore  di questa antica sentenza si impone con evidenza alla mente di un politico del seicento. Un periodo peraltro nel quale si consolida la fase matura del nuovo stato moderno.
Questo fatto spiega il desiderio di appropriarsi delle conoscenze, delle abilità  e delle competenze necessarie a un politico. A prescindere dalle motivazioni, quali la ricerca della carriera, la corsa al potere o il servizio dello Stato, che potevano spingere verso l’impegno politico, in quei tempi. Ad “istruire” i politici mira appunto il Breviario dei Politici, opera attribuita all’ispirazione di Mazzarino. 
Ed è senz’altro interessante e intricante, ancora oggi, addentrarsi nella mente del politico autore del Breviario, navigando tra istruzioni e consigli che egli offre a se stesso e a chiunque svolga la funzione politica, sia che lo faccia per scelta che per condizione sociale. Del resto è ugualmente illuminante e intricante per noi tentare di specchia…

L'informazione non esiste più?

Sarebbe ora di prenderne atto: nel mondo delle comunicazioni globali e dell’interconnessione permanente, la questione seria, anche più di altre, pure urgenti, è quella dell’informazione. Siamo soliti pensare alla informazione solo come un “mezzo” (indotti in questo errore dal termine “media”), ma oggi non è più così, occorrerebbe cambiare prospettiva.  Oggi la questione dell’informazione è la questione prioritaria, e la condizione per un approccio efficace alle altre importanti questioni che travagliano le società e il mondo, e che sono tutte, diversamente dal passato, inestricabilmente intrecciate e dipendenti dalla questione dell’informazione.
Tuttavia, credo che molti, anche i professionisti dell’informazione, non ne siano consapevoli. Anche se non mancano però gruppi e forze sociali che colgono la centralità e il ruolo decisivo e “produttivo” della questione dell’informazione, così come in altre epoche ci sono sempre stati quelli che hanno compreso prima degli altri la centralità, pe…

La paura e il segreto di Montaigne

La paura genera incubi e fantasmi, e ci trasforma sovente in mostri. È per questo che, nel corso della storia, i veri nemici dell’umanità, quelli in grado di assassinare l’anima e soffocare lo spirito, sono stati, e sono, gli “spacciatori”di paura. Ancora più quando questi ultimi si sovrappongono a coloro che avrebbero il compito di accompagnare gli altri fuori dalle tenebre dell’esistenza, come gli intellettuali, i governanti, i gestori delle informazioni, gli educatori o gli “adulti” in generale. Sì, perché gli “adulti” oggi sembrano nutrire una contagiosasfiducia di fondo verso il futuro, o meglio verso il mondo attuale. E non sembra debba essere questo ilmestiere” degli adulti!
Anche per questo il tempo che viviamo oggi è un tempo di paura e di paure. Un tempo di passioni tristi e tenebrose. In una temperie del genere la ragione non ci aiuta, come possiamo constatare ogni giorno. Ma potrebbe forse aiutarci a gestirediversamente la paura, uno sguardo da lontano; da un’altra epoca …

Una regressione linguistica?

Noi umani siamo le uniche creature capaci di pensare il nostro “dire” e di parlare del linguaggio che usiamo. Noi dovremmo aver acquisito l’abilità di meta-comunicare, cioè la capaci di dire “sto dicendo che...”. È vero anche che a scuola, dice lo scrittore Marco Balzano, ci insegnano a scrivere (a parlare no!), ma “non ci dicono che le parole hanno corpo e si possono maneggiare”, con effetti imprevedibili, se lo si fa senza consapevolezza.
Ma come spiegare certe fasi della vita delle società, come quella in cui ci troviamo oggi, nelle quali le parole e i discorsi erompano come tsunami distruttivi, come eruzioni vulcaniche, senza che si capisca veramente “chi parla”, senza che si sia in grado di capire se le parole dette hanno davvero un soggetto, oppure sono esse stesse a gestire e travolgere i vari soggetti apparenti del discorso, come i vortici di un vento impazzito travolgono e trascinano verso tutte le direzioni la polvere del deserto?
Come spiegare quei fenomeni di cui è piena oggi…