Post

I politici credono a quello che dicono?

Forse la risposta più “politica” (sic) alla domanda posta nel titolo potrebbe essere: non è importante che ci credano. Ma non saremmo lontani dalla realtà se rispondessimo che, per lo più, i politici, anche quelli considerati bravi e “onesti”, non credono davvero alle cose che dicono. Quello del linguaggio politico infatti è senz’altro l’ambito in cui si verifica in modo più completo la cosiddetta “autonomia del politico”, teorizzata da diversi filosofi della politica, a partire dall’input dato da Machiavelli.
I discorsi “politici”, soprattutto oggi, nella società dell'informazione e dello spettacolo, sono sempre più autonomi rispetto alla funzione di segni o di mezzi di comunicazione, per diventare essi stessi oggetto, ciò di cui si deve parlare, anziché veicoli della comunicazione. Al punto tale che la loro referenza, sul piano linguistico, sembra diventare sempre più vuota!
In effetti il discorso politico, essendo prevalentemente incentrato sull’uditorio, tende piuttosto a “formar…

Il tempo della stupidità

Certi tempi sembrano decisamente i tempi della stupidità. Attenzione, amici lettori, non interpretate come un’ingiuria o uno spregio il mio uso del termine “stupidità”. Certo, la stupidità può manifestarsi in molti modi. Essa può apparire come ignoranza, ottusità, mancanza di senso dell’umorismo, o come tendenza a prendersi troppo sul serio. Spesso la stupidità è incapacità di pensare le relazioni plurali tra le cose.  In altri casi la stupidità si identifica con la difficoltà di distinguere i propri desideri dalla realtà, o le mezze verità dalla verità. La stupidità è anche la pretesa di farsi opinioni o esprimere giudizi senza aver cognizione di tutte le variabili in gioco. Soprattutto, la stupidità più evidente, è quell’invincibile credenza che su questo pianeta ci si possa  salvare a spese di altri o senza gli altri. 
Insomma ciò che si ritiene stupidità può, in concreto, essere riferito a molti comportamenti, ma in realtà dovremmo cominciare a pensare la stupidità come un “fenomeno …

La Cortesia e il Disprezzo

Raccontano, le antiche storie, che, un certo giorno, la Cortesia fu cacciata dalle Corti e da ogni quartiere delle città. Le fonti non chiariscono se fu cacciata prima dalle Corti e poi dai quartieri cittadini o viceversa. In ogni caso, dicono anche che da quel giorno la Cortesia fu vista solo aggirarsi, di tanto in tanto, mite e discreta, nella Giungla.  Tutti i documenti concordano poi nel collegare l’esilio della Cortesia con il cambiamento della “posta in gioco” nella dialettica delle relazioni umane
Sì, perché fino a un certo momento, la Posta in gioco, nelle relazioni umane, era stata costituita da una specie di trinità indivisibile: Ambizione, Denaro e Gloria. Ma, da quel momento in poi, il Denaro diventò l’unica vera Posta in gioco, sia nei Palazzi del Potere che nelle quotidiane dinamiche sociali. E, si sa, il Denaro è l’unico “equivalente universale”, l’unico che può permettersi di vendere e comprare ognuno e ogni cosa. Una volta scoperto il Denaro come l’unico vero potere, …

Abbiamo ancora bisogno di buoni maestri

“Non chiedete cosa il vostro Paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese”. Molti conoscono questa frase pronunciata dal presidente John Fitzgerald Kennedy al suo discorso di insediamento. Ma non molti forse sanno che Kennedy si preparò alla sua corsa alla presidenza anche scrivendo, nello stesso orizzonte ideale tracciato da quella frase famosa, un libro, ripubblicato recentemente in Italia, in cui andava alla ricerca di figure ideali di politici nella storia americana. Ritratti del coraggio, è il titolo del libro, premio Pulitzer 1957, a cui Kennedy lavorò quando aveva circa 38 anni e stava vivendo un periodo doloroso per la sua salute. Naturalmente non possiamo pretendere che chi aspira oggi alla guida politica di una nazione si prepari con lo stesso percorso culturale e ideale di Kennedy, ma se capitasse non sarebbe male! In ogni caso, le storie e l’orizzonte di quel libro, che andrebbe letto da giovani e non giovani che sono interessati alla politica, so…

Tutto è politica ma la politica non è tutto

Oggi, sembra evidente per tutti che la nostra convivenza sociale, non solo il governo politico, attraversa una fase critica che appare spesso drammatica. Il segno di questa percezione diffusa è la facilità, e la leggerezza, con cui si ricorre oggi sempre a parole ultimative e definitive nel dibattito politico. A dare retta a quello che si dice, sembra di essere ogni giorno sull’orlo di un abisso!
In realtà, la “politica”, nacque nell’antica Grecia - sarebbe il caso di non dimenticarlo! - come “rappresentazione”. Se interpretate questo termine come categoria teatrale non vi state sbagliando. È avvenuto proprio questo. I greci inventarono la “politica” come “discorso”, che sostituiva lo scontro fisico e la guerra per bande, con cui prima si era soliti risolvere i conflitti di interessi, trasferendo lo scontro su una specie di “palco teatrale”, lo scenario dell’agorà politico.  Che cosa succede oggi? La politica (come la democrazia!) attraversa una grave “crisi della rappresentanza”.  E ci…

Per una Babele felice

È il caso di non prendere alla leggera le proteste che da qualche tempo si sollevano contro il fatto che in alcune facoltà scientifiche di università statali italiane si tengano le lezioni in lingua inglese. Invece di ridurre quelle proteste a banali rigurgiti nazionalistici di retroguardia, mi pare opportuno metterne in luce ciò che di sensato e di decisivo emerge da quelle prese di posizione. 
Certo, è anche importante la denuncia del residuo di colonialismo che accompagna la pervasività dell’inglese (e in misura minore del francese e dello spagnolo), in tante aree del pianeta e in tanti ambiti della comunicazione e dei saperi. Da questo punto di vista, ha ragione Peter Sloterdijk, quando scrive che oggi “tutti gli studiosi di scienze naturali, i piloti, i diplomatici e gli uomini d’affari sono inglobati come nuove popolazioni artificiali, nell’ineludibile rete anglofona” (Sfere II, Globi).  È innegabile infatti che, quella della lingua inglese, non può essere vista solo come un’esige…

Il segno dell'umano

E se scomparissero il linguaggio e la conversazione?  Riusciamo ad immaginare un mondo umano caratterizzato dall’assenza della parola? Sarebbe ancora umano? Riusciamo ad immaginare una società umana in cui il linguaggio si è ridotto solo a una serie di grugniti? Anche se, a dire il vero, qui e là, si notano già alcuni segnali di tale trasformazione. Infatti, non siamo quasi al grugnito ogni volta che laparola, sia pure per difendere cause giuste, viene usata come violenta invettiva, come strumento di aggressione, come insulto, come disprezzo, come dileggio?  Sempre più spesso, molti sembrano ignari del fatto che la parola umana è, allo stesso tempo, sacra e fragile come un neonato, il quale va toccato e trattato sempre con assoluta cautela, quasi con timore, (“timore e tremore”) perché esporlo a un rischio anche lieve potrebbe comportare un pericolo mortale.
Domande e riflessioni, queste, nate dalla lettura del romanzo Lastrada di Cormac McCarthy. Credo si possa dire che questo romanzo s…