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Incontri traumatici e condizione umana

Se diamo una rapida scorsa alla storia umana, ci accorgiamo che è stato sempre molto arduo dare senso alle esperienze traumatiche che si sono susseguite nella vita degli individui e delle società.  È stato sempre arduo, radicalmente arduo. E non solo quando non si disponeva di sufficienti strumenti di analisi e diagnosi. Rimane difficile anche oggi, per noi, con tutta la nostra scienzae tecnologia.  È arduo perché, nonostante i nostri incredibili progressi, “la vita rimane il regno del non lineare, la vita è il regno dell’autonomia del tempo”, come diceva Ilya Prigogine, premio Nobel per la termodinamica. E, a suo parere, infatti, proprio la lezione della termodinamica è che “non possiamo prevedere l’avvenire della vita, o della nostra società o dell’universo". La lezione del secondo principio della termodinamica è che questo avvenire è radicalmente "aperto”.
Perciò non aiuta, di fronte ai traumi dell’esistenza, di fronte alle esperienze traumatiche, ricorrere, come si è fatto …

Diario di un politico del Seicento

La vera grande arte è quella di governare gli uomini. Il valore  di questa antica sentenza si impone con evidenza alla mente di un politico del seicento. Un periodo peraltro nel quale si consolida la fase matura del nuovo stato moderno.
Questo fatto spiega il desiderio di appropriarsi delle conoscenze, delle abilità  e delle competenze necessarie a un politico. A prescindere dalle motivazioni, quali la ricerca della carriera, la corsa al potere o il servizio dello Stato, che potevano spingere verso l’impegno politico, in quei tempi. Ad “istruire” i politici mira appunto il Breviario dei Politici, opera attribuita all’ispirazione di Mazzarino. 
Ed è senz’altro interessante e intricante, ancora oggi, addentrarsi nella mente del politico autore del Breviario, navigando tra istruzioni e consigli che egli offre a se stesso e a chiunque svolga la funzione politica, sia che lo faccia per scelta che per condizione sociale. Del resto è ugualmente illuminante e intricante per noi tentare di specchia…

L'informazione non esiste più?

Sarebbe ora di prenderne atto: nel mondo delle comunicazioni globali e dell’interconnessione permanente, la questione seria, anche più di altre, pure urgenti, è quella dell’informazione. Siamo soliti pensare alla informazione solo come un “mezzo” (indotti in questo errore dal termine “media”), ma oggi non è più così, occorrerebbe cambiare prospettiva.  Oggi la questione dell’informazione è la questione prioritaria, e la condizione per un approccio efficace alle altre importanti questioni che travagliano le società e il mondo, e che sono tutte, diversamente dal passato, inestricabilmente intrecciate e dipendenti dalla questione dell’informazione.
Tuttavia, credo che molti, anche i professionisti dell’informazione, non ne siano consapevoli. Anche se non mancano però gruppi e forze sociali che colgono la centralità e il ruolo decisivo e “produttivo” della questione dell’informazione, così come in altre epoche ci sono sempre stati quelli che hanno compreso prima degli altri la centralità, pe…

La paura e il segreto di Montaigne

La paura genera incubi e fantasmi, e ci trasforma sovente in mostri. È per questo che, nel corso della storia, i veri nemici dell’umanità, quelli in grado di assassinare l’anima e soffocare lo spirito, sono stati, e sono, gli “spacciatori”di paura. Ancora più quando questi ultimi si sovrappongono a coloro che avrebbero il compito di accompagnare gli altri fuori dalle tenebre dell’esistenza, come gli intellettuali, i governanti, i gestori delle informazioni, gli educatori o gli “adulti” in generale. Sì, perché gli “adulti” oggi sembrano nutrire una contagiosasfiducia di fondo verso il futuro, o meglio verso il mondo attuale. E non sembra debba essere questo ilmestiere” degli adulti!
Anche per questo il tempo che viviamo oggi è un tempo di paura e di paure. Un tempo di passioni tristi e tenebrose. In una temperie del genere la ragione non ci aiuta, come possiamo constatare ogni giorno. Ma potrebbe forse aiutarci a gestirediversamente la paura, uno sguardo da lontano; da un’altra epoca …

Una regressione linguistica?

Noi umani siamo le uniche creature capaci di pensare il nostro “dire” e di parlare del linguaggio che usiamo. Noi dovremmo aver acquisito l’abilità di meta-comunicare, cioè la capaci di dire “sto dicendo che...”. È vero anche che a scuola, dice lo scrittore Marco Balzano, ci insegnano a scrivere (a parlare no!), ma “non ci dicono che le parole hanno corpo e si possono maneggiare”, con effetti imprevedibili, se lo si fa senza consapevolezza.
Ma come spiegare certe fasi della vita delle società, come quella in cui ci troviamo oggi, nelle quali le parole e i discorsi erompano come tsunami distruttivi, come eruzioni vulcaniche, senza che si capisca veramente “chi parla”, senza che si sia in grado di capire se le parole dette hanno davvero un soggetto, oppure sono esse stesse a gestire e travolgere i vari soggetti apparenti del discorso, come i vortici di un vento impazzito travolgono e trascinano verso tutte le direzioni la polvere del deserto?
Come spiegare quei fenomeni di cui è piena oggi…

La chiave del divenire

Forse vivere è divenire e divenire non è altro che incontrare. E se fosse proprio così? Se fosse vero che ogni incontro è essenzialmente un divenire? Se fosse vero che solo gli incontri possono costituire il nostro divenire, il nostro “divenire qualcosa”? Se fosse vero che solo attraverso gli incontri possiamo inseguire la chiave segreta della vita? Se fosse vero che tutte le domande della nostra vita, quelle che contano veramente, le possiamo costruire solo con i pezzi e i frammenti, accolti o rubati da qualsiasi parte durante il nostro cammino?  Questo, perché il nostro divenire, il nostro "puro divenire", non tanto il divenire questo o quello, ma il divenire che costituisce il nostro essere,quello che, per così dire, ci precede e ci anticipa, quello nel quale noi siamo già, non è una questione che riguarda il tempo o la storia, non riguarda il passato o il futuro; non ha a che fare neppure con un punto da cui si parte o a cui si “deve” arrivare. Non consiste neppure in un dove…

Quando usciremo dalla preistoria?

Quando usciremo finalmente dalla preistoria? È vero che questo mondo è sempre più difficile da decodificare.  È indubbio anche che la globalizzazione generi paure, ansie e incertezze e conflitti.  Certamente qualcosa sta accadendo sotto i nostri sguardi distratti.  E magari è qualcosa che non riusciamo neppure a vedere, sia perché siamo occupati a guardare altrove; sia perché quello che accade oggi è inconcepibile a partire dai nostri abituali modi di guardare, e in quanto tale per noi escluso a priori.  È vero anche che, come scriveva il compianto Ulrich Beck, abbiamo a che fare con eventi globali che accadono in genere al di là della sfera della politica e della democrazia, e perciò passano inosservati (ahi!, quella nostra attuale ossessione a concentrarci nevroticamente nell’analisi delle nostre provinciali politiche da cortile), anche se la televisione pone da decenni quegli eventi davanti ai nostri occhi, ogni giorno.
L’avanscena narcisistica della nostra sgangherata politica e l’altre…