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Alla ricerca di altre genealogie

Sembra che nei periodi di confinamento si legga di più.  A me per esempio capita di leggere di più. Soprattutto romanzi e racconti . Qualcuno lo avevo già letto, altri mai. E mi sono accorto che avevo perso qualcosa di importante ! Naturalmente, disponendo di più tempo con meno urgenze, diventa possibile anche indugiare, mentre si legge con più lentezza e più calma , su domande e interrogativi relativi a ciò che si sta leggendo. Capita anche a voi, immagino, mentre state leggendo, di prendervi qualche pausa per un motivo qualunque. Perché un lettore ha anche il bisogno di “staccare”, magari per far “ sedimentare ” qualcosa che ci ha colpito o impressionato.  Ecco, durante quelle pause, che sono come il “prendere fiato” del lettore, si affollano nella mente domande e interrogativi , alcuni dei quali saranno molto comuni o banali, altri invece inconsueti; a volte saranno interrogativi molto seri, altre volte addirittura buffi, come è capitato anche a me. In effetti, mi è capitato pi

A ogni giorno basta la sua paura!

Sì, a ogni giorno basta la sua paura, senza necessità di aggiungerne altre.  Infatti la paura frammenta l’anima e rende feroci gli esseri umani. Per questo il ricorso alla paura come tattica o strategia per governare i fenomeni sociali è, come la tortura , un crimine contro l’umanità! Tocca già a ognuno di noi, purtroppo, fare  i conti ogni giorno con la paura “ naturale ” , quella che ci accompagna sempre, la paura costitutiva della nostra esistenza, prodotta dal sentimento dell’ ignoto , della precarietà della nostra vita e della ineluttabilità della morte . Bene allora! Ci basta quella , senza che molti si sentano autorizzati ad aggiungere supplementi di paura “indotta ” , sia pure con le più nobili motivazioni. Si sa da molto, ormai, che i danni provocati dalla paura sono più profondi e duraturi - per gli individui e per le comunità - di quelli eventualmente provocati da possibili comportamenti devianti.  Al tempo della rete, poi, questo problema è ancora più serio . Dal mo

Il non detto nella crisi delle democrazie

Forse tutta la storia della democrazia è destinata a rimanere storia della sua sperimentazione e delle sue crisi. Tutto ciò, ha ragione Pierre Rosanvallon (Il Mulino 4/2020), nella cornice di una lunga storia di promesse non mantenute, una storia lunga di attese e di disincanto. Tuttavia, non tutto è riducibile, come si suole ripetere, al fatto che i partiti si sono allontanati dalla società, o al fatto che i partiti di sinistra avrebbero abbandonato il popolo.  Ciò che è in gioco oggi, invece, è la leggibilità della società, e la capacità di raccontarla , da ogni punto di vista. Ci mancano le categorie, ci manca anche la cultura per elaborarle .  Una cultura che manca però anche ai tanti “esperti” di politica e alle “vestali” del giornalismo da scrivania, che presumono di conoscere la politica meglio dei politici . Come se poi la politica fosse davvero una “scienza ” e non principalmente un’arte ! In realtà, oggi è in atto un vero e proprio divorzio - nella coscienza collettiva

Come il baule di Newton

Alcuni miti arcaici delle origini hanno un tratto molto peculiare. Infatti fanno risiedere l’ingresso della morte nell’esistenza dell’uomo, in un “ errore ” originario , una “caduta”, un “peccato originale”, per così  dire. Ma ciò che è più interessante e sorprendente è che quell’errore originario è visto in quei racconti mitici come tragico e comico al tempo stesso !  Infatti, essi sostengono, all’uomo era stato concesso dal dio supremo una possibilità di scegliere la vita, ma egli se la giocò stupidamente, e ottenne per suo destino la morte”(Geo Widengren, Fenomenologia della religione ). Dovrebbe bastare questo per spingerci ad uscire dalla presunzione “moderna” di poter fare a meno di ciò che è antico o “primitivo”; oppure dall’abitudine di considerare materiale di scarto tutte quelle forme di sapere che non rispondono ai nostri attuali parametri.  Infatti, una considerazione pare evidente: la capacità di ironia sugli aspetti fondamentali delle proprie credenze o teorie è un ind

Oltre l'antropocentrismo

Se c’è una lezione da imparare oggi, è che viviamo all’interno di un cambiamento di paradigmi.   Abbiamo molti segnali di questo processo , del resto avviatosi già da qualche tempo, ma che la pandemia, proprio perché “ pandemia ”, sta rendendo più profondo, visibile e accelerato . Anche se non siamo ancora in grado di misurare l’impatto di questo processo sui macro-ambiti più diversi della nostra esistenza.  Non sappiamo, per esempio, quale impatto annunciano  sintomi come i terremoti e le ristrutturazioni in corso nel campo dell’economia , o i mutamenti e riorganizzazioni degli equilibri e dei rapporti di forza sul piano geopolitico . Non conosciamo quale impatto avrà ciò che sta accadendo nel campo della scienza , dove sembra entrata in crisi quella tendenza neoliberista, che, come ha scritto Pietro Barbetta , ha reso spesso la scienza un’industria produttrice di “evidenze” , confondendo la funzione ipotetica della ricerca scientifica con la produzione di evidenze tecniche i

Le mutazioni della partecipazione

In questi nostri tempi indecifrabili, la partecipazione politica sta subendo strane mutazioni "genetiche". Ma la più singolare di queste mutazioni mi pare quella che tende a ridurre la partecipazione a una semplice “ ricerca del colpevole ”. Certo, sembra una strada facile e in discesa per declinare senza molto sforzo e impegno una forma “popolare”di partecipazione. Infatti sono sempre più numerose e più agguerrite e fameliche le  squadre di cacciatori di colpevoli. Basta scorrere le pagine dei social, o le pagine dei giornali o i talk televisivi, o anche le chiacchiere quotidiane, per rendersene conto. Della classica idea della partecipazione politica democratica, che nella sua definizione più ampia, si riferiva a “ogni azione che direttamente o indirettamente miri a proteggere determinati interessi o valori (consolidati o emergenti), o sia diretta a mutare o a conservare gli equilibri di forza nei rapporti sociali” (Treccani), pare non resti quasi più nulla. Oggi, la

L'Europa è i suoi Caffè

“ L’Europa è i suoi Caffè ”, è il primo di cinque assiomi che, secondo George Steiner, definiscono la sostanza dell’Europa, e che egli espone nell’appassionato libretto Una certa idea di Europa.  Probabilmente noi, oggi, dopo l’esperienza di “confinamento” , a causa della pandemia, quando la questione dell’apertura o meno dei caffè o dei bar ha assunto un ruolo insolitamente decisivo, siamo meglio in grado di cogliere tutto il senso culturale ed esistenziale di quella sorprendente e suggestiva affermazione. In effetti, ci sono momenti e periodi della nostra vita,  nei quali sentiamo e comprendiamo vagamente che i l senso del nostro vivere è associato, in gran parte a posti, a luoghi, e anche a oggetti, considerati di norma insignificanti, perché troppo “ordinari” o addirittura “banali” . Ma proprio in quei momenti capiamo che la nostra vita non sarebbe la “nostra ” vita , senza quei luoghi, quei posti, quegli oggetti, quei dettagli, anche se, in linea teorica, appaiono del t