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Il filosofo che ragionava sulle favole

  Secondo una segreta e antica genealogia , "il dio " genera l'eroe , questi genera il creatore di favole (il "favolista"), ed è quest'ultimo infine che   genera il filosofo . È ciò che ci ricorda, sulle tracce di Socrate, Michel Serres, filosofo libero da schemi e amante delle favole. È per questo che, a suo parere, la verità discende dalla " pietas ", dal coraggio e dalla bellezza . Quando, verso la fine della sua vita, in "quei momenti in cui nessuno mente", egli scrive " ragiono sulle favole che cantano al mio posto", il filosofo, ancora sull'esempio di Socrate , completa  una sorta di somma finale della conoscenza e della vita tra ragione , mito e musica . Noi sappiamo, però, che il ragionare sulle favole , a partire da quelle degli amati  Esopo e La Fontaine , non ha mai smesso di accompagnare Michel Serres, nelle diverse fasi della sua avventura intellettuale. In effetti, a partire dal suo insegnamento a S
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Cosa è davvero in gioco oggi?

  I " filosofi consiglieri ", per definizione, hanno fretta : pensano di contribuire alla riforma dello Stato, ma vogliono   farlo nel minor tempo possibile. Quindi, dal momento che in quanto filosofi non sono dotati di eccezionale pazienza politica , i " filosofi consiglieri " tendono  a rivolgersi di preferenza ai tiranni , piuttosto che a un leader democratico .   In effetti, tutti i filosofi che hanno preteso di intervenire e agire nel " presente politico", o influire sulla politica corrente, sono stati, in ogni epoca, attratti dalla tirannide . Penso che non ci sia niente che ci aiuti meglio a contestualizzare il curioso moltiplicarsi di filosofi consiglieri , nella presente fase drammatica e decisiva della storia europea, delle  riflessioni del grande Alexandre Kojève, riportate sopra .  Non c'è parimenti niente di meglio e di più puntuale, che spieghi anche l'effettivo schierarsi di tanti "filosofi" consiglieri, dalla parte d

Interpretare testi e pensare la Storia

  Se mettiamo insieme la difficoltà di interpretare testi scritti , (non solo, ahimè, da parte dei ragazzi!), con la carenza di una filosofia della storia , potremmo forse capire molti   incomprensibili comportamenti attuali.   Come spiegare infatti l'intrigo caotico tra rifiuto della scienza , la presunzione di sapere senza specifiche competenze, l' ambiguità sul carattere universale dei diritti umani fondamentali, l'inquietante e pericolosa equidistanza tra regimi liberali e quelli autoritari o dittatoriali?   E che dire di quanti chiedono a popoli interi di rinunciare alla loro libertà di dopo aver denunciato per mesi e anni  la "dittatura", solo per l'obbligo della mascherina e di green pass? Come giustificare curiose forme di pacifismo che fanno spesso rima con cinismo , e non hanno niente a che vedere con Gandhi?  Come dare senso a tanti cervelli, apparentemente sani e rispettabili, scoppiati fino a lanciare, come proiettili, residui organici in t

Non è una questione di principio, è il piccolo Davide aggredito da Golia

Contra factum non est argumentum , dicevano i logici antichi.  I n effetti è vero, ci sono alcuni fatti ai quali si deve rispondere solo con altri fatti . Non bastano le dichiarazioni di principio, né l'ostinata ricerca di ipotetiche ragioni. In certi momenti della storia , momenti così " affilati " da lasciare cicatrici (R Calasso),  la sola proclamazione di valori e di principi , corre il rischio di diventare un astratto esercizio retorico e una inutile esternazione,  se non si indica la strada attraverso cui quei valori possono farsi storia e tradursi in scelte concrete e immediate .  Anzi, in alcuni casi, le pure dichiarazioni equivalgono solo a un girarsi dall'altra parte . E tuttavia ci sono casi di fronte ai quali non è possibile voltarsi dall'altra parte, se davvero si ha l'obiettivo di affermare l'irrinunciabilità di fondamentali  valori umani .  I valori insomma non sono istruzioni per l’uso . Sono soprattutto orizzonti possibili. Le str

Che ne è degli intellettuali?

  " L'intelligenza , questa agilità dello spirito atta a far credere che egli ne sappia più di quanto non sa, non fa l'intellettuale". E, allora, chi sono gli intellettuali? Chi merita di esserlo? E quando lo si diventa ?  E ancora, chi e perché si sente screditato se gli si dice che lo è? Sono le domande che Maurice Blanchot si pone all'inizio del prezioso saggio La questione degli intellettuali. Abbozzo di una riflessione , Mimesis ed. Credo che una rilettura delle pagine di un pensatore-narratore , solitario e originale, possa essere molto utile oggi, mentre viviamo una crisi che è innanzi tutto crisi culturale. E, allora, che ne è dell'intellettuale, in questo drammatico momento della storia europea e mondiale? Io non sono tra quelli che depongono a cuor leggero la lapide funeraria sugli intellettuali, dichiara Blanchot, perciò è ancora più importante la riflessione e la risposta alle domande fatte sopra. Siamo di fronte a un avvilimento o a u

Da dove vengono i tuoi pensieri?

  " Prima o poi cominciamo a scegliere e a inventarci l'io che vogliamo ". In questa frase di Mary McCarthy, mi pare importante il termine " inventarci ". Al quale non darei il senso usuale di " scoprire" o " progettare " se stessi. Ma, piuttosto, il significato di: fingersi , raccontarsi,  immaginarsi qualcosa che sta solo nella propria mente , esattamente nel senso di una " fiction" .   Ecco, se è vero che noi umani siamo, tutti, storytellers , narratori di storie , lo siamo prima di tutto a proposito di noi stessi , e del nostro " io". Allora, senza la pretesa di interpretare il pensiero della grande scrittrice americana del 900, forse quella frase andrebbe letta così : noi umani, appena possibile cominciamo a inventarci, a prescindere dal rapporto con la realtà , l'io che ci piace , e a strutturarlo in modo che abbia una apparente coerenza narrativa , anche se questa coerenza, in realtà, non è possibile, pe