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Il non detto nella crisi delle democrazie

Forse tutta la storia della democrazia è destinata a rimanere storia della sua sperimentazione e delle sue crisi. Tutto ciò, ha ragione Pierre Rosanvallon (Il Mulino 4/2020), nella cornice di una lunga storia di promesse non mantenute, una storia lunga di attese e di disincanto.
Tuttavia, non tutto è riducibile, come si suole ripetere, al fatto che i partiti si sono allontanati dalla società, o al fatto che i partiti di sinistra avrebbero abbandonato il popolo. Ciò che è in gioco oggi, invece, è la leggibilità della società, e la capacità di raccontarla, da ogni punto di vista. Ci mancano le categorie, ci manca anche la cultura per elaborarle. Una cultura che manca però anche ai tanti “esperti” di politica e alle “vestali” del giornalismo da scrivania, che presumono di conoscere la politica meglio dei politici. Come se poi la politica fosse davvero una “scienza” e non principalmente un’arte!
In realtà, oggi è in atto un vero e proprio divorzio - nella coscienza collettiva - tra il “rito

Come il baule di Newton

Alcuni miti arcaici delle origini hanno un tratto molto peculiare. Infatti fanno risiedere l’ingresso della morte nell’esistenza dell’uomo, in un “erroreoriginario, una “caduta”, un “peccato originale”, per così  dire. Ma ciò che è più interessante e sorprendente è che quell’errore originario è visto in quei racconti mitici come tragico e comico al tempo stesso! Infatti, essi sostengono, all’uomo era stato concesso dal dio supremo una possibilità di scegliere la vita, ma egli se la giocò stupidamente, e ottenne per suo destino la morte”(Geo Widengren, Fenomenologia della religione).
Dovrebbe bastare questo per spingerci ad uscire dalla presunzione “moderna” di poter fare a meno di ciò che è antico o “primitivo”; oppure dall’abitudine di considerare materiale di scarto tutte quelle forme di sapere che non rispondono ai nostri attuali parametri. Infatti, una considerazione pare evidente: la capacità di ironia sugli aspetti fondamentali delle proprie credenze o teorie è un indubitabile

Oltre l'antropocentrismo

Se c’è una lezione da imparare oggi, è che viviamo all’interno di un cambiamento di paradigmi.Abbiamo molti segnali di questo processo, del resto avviatosi già da qualche tempo, ma che la pandemia, proprio perché “pandemia”, sta rendendo più profondo, visibile e accelerato. Anche se non siamo ancora in grado di misurare l’impatto di questo processo suimacro-ambiti più diversi della nostra esistenza. 
Non sappiamo, per esempio, quale impatto annunciano  sintomi come i terremoti e le ristrutturazioni in corso nel campo dell’economia, o i mutamenti e riorganizzazioni degli equilibri e dei rapporti di forza sul piano geopolitico.
Non conosciamo quale impatto avrà ciò che sta accadendo nel campo della scienza, dove sembra entrata in crisi quella tendenza neoliberista, che, come ha scritto Pietro Barbetta, ha reso spesso la scienza un’industria produttrice di “evidenze”, confondendo la funzione ipotetica della ricerca scientifica con la produzione di evidenze tecniche immediate. Oggi, sembra …

Le mutazioni della partecipazione

In questi nostri tempi indecifrabili, la partecipazione politica sta subendo strane mutazioni "genetiche". Ma la più singolare di queste mutazioni mi pare quella che tende a ridurre la partecipazione a una semplice “ricerca del colpevole”.Certo, sembra una strada facile e in discesa per declinare senza molto sforzo e impegno una forma “popolare”di partecipazione. Infatti sono sempre più numerose e più agguerrite e fameliche le squadre di cacciatori di colpevoli.Basta scorrere le pagine dei social, o le pagine dei giornali o i talk televisivi, o anche le chiacchiere quotidiane, per rendersene conto.Della classica idea della partecipazione politica democratica, che nella sua definizione più ampia, si riferiva a “ogni azione che direttamente o indirettamente miri a proteggere determinati interessi o valori (consolidati o emergenti), o sia diretta a mutare o a conservare gli equilibri di forza nei rapporti sociali” (Treccani), pare non resti quasi più nulla.
Oggi, la paura, l’ins…

L'Europa è i suoi Caffè

L’Europa è i suoi Caffè”, è il primo di cinque assiomi che, secondo George Steiner, definiscono la sostanza dell’Europa, e che egli espone nell’appassionato libretto Una certa idea di Europa. Probabilmente noi, oggi, dopo l’esperienza di “confinamento”, a causa della pandemia, quando la questione dell’apertura o meno dei caffè o dei bar ha assunto un ruolo insolitamente decisivo, siamo meglio in grado di cogliere tutto ilsenso culturale ed esistenziale di quella sorprendente e suggestiva affermazione.
In effetti, ci sono momenti e periodi della nostra vita, nei quali sentiamo e comprendiamo vagamente che il senso del nostro vivere è associato, in gran parte a posti, a luoghi, e anche a oggetti, considerati di norma insignificanti, perché troppo “ordinari” o addirittura “banali”. Ma proprio in quei momenti capiamo che la nostra vita non sarebbe la “nostra” vita, senza quei luoghi, quei posti, quegli oggetti, quei dettagli, anche se, in linea teorica, appaiono del tutto non essenziali e…

Stiamo vivendo un momento "storico"?

Non sappiamo se stiamo vivendo un momento “storico”, in questo tempo di pandemia. Non sappiamo cioè se stiamo vivendo uno di quei momenti che lasciano tracce, trasformazioni  e conseguenze durature, nella vita delle società. Oppure se questo nostro momento è destinato a rimanere solo  nell’ambito delle “cronache”.
Sappiamo che alcuni “traumi” della storia passata, alcune violenti “scosse”, hanno spesso accelerato processi che altrimenti si sarebbero sviluppati “in background” e sarebbero rimasti quasi invisibili, come la gran parte dei processi storici, espressione di quella “longue durée”, di cui hanno cominciato a parlare i ricercatori del gruppo delle Annales.
Ma come decifrare i processi “storici”? Il problema deriva dal fatto che, nel momento in cui si avvia un processo “storico”, in genere, non siamo in grado di riconoscerlo. Perché siamo parte di esso, perché ci manca la prospettiva, ci mancano dati, e non riusciamo ad individuare tutte le variabili in gioco. Da questo punto di v…

Incontri traumatici e condizione umana

Se diamo una rapida scorsa alla storia umana, ci accorgiamo che è stato sempre molto arduo dare senso alle esperienze traumatiche che si sono susseguite nella vita degli individui e delle società.  È stato sempre arduo, radicalmente arduo. E non solo quando non si disponeva di sufficienti strumenti di analisi e diagnosi. Rimane difficile anche oggi, per noi, con tutta la nostra scienzae tecnologia.  È arduo perché, nonostante i nostri incredibili progressi, “la vita rimane il regno del non lineare, la vita è il regno dell’autonomia del tempo”, come diceva Ilya Prigogine, premio Nobel per la termodinamica. E, a suo parere, infatti, proprio la lezione della termodinamica è che “non possiamo prevedere l’avvenire della vita, o della nostra società o dell’universo". La lezione del secondo principio della termodinamica è che questo avvenire è radicalmente "aperto”.
Perciò non aiuta, di fronte ai traumi dell’esistenza, di fronte alle esperienze traumatiche, ricorrere, come si è fatto …