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La resistibile soglia del male

È una importante rivelazione quella contenuta in una pagina del romanzo Il Maestro e Margherita , straordinaria e intricante " sinfonia " letteraria di Michail Bulgakov. La pagina è quella in cui, nel dialogo tra Woland ( Satana ) e Margherita , veniamo a sapere che Satana (Woland), il quale " vuole costantemente il male ma opera anche il bene ", e riesce addirittura a venire in aiuto delle persone, a punire i malvagi e gli arroganti, a riconosce la verità, e realizzare grandi azioni straordinarie, ha solo una soglia che non può mai attraversare : quella della pietà , della misericordia , della compassione . Da quella, si guarda bene, perché, egli teme, "talvolta essa s'insinua del tutto inattesa e insidiosa, nelle fessure più anguste" dell'io . E questo, per lui non deve accadere , non può accadere! Se si tratta di un atto di pietà, di compassione, Satana ( Woland ) deve dare a vedere di occuparsi d'altro . " Nemmeno per idea &qu

Sanificare la democrazia

Una questione sicuramente decisiva , nel nostro mondo in rapida trasformazione, riguarda la necessità di ripensare i limiti all’esercizio del potere . Perciò, se c’è un compito prioritario , oggi, per il futuro della democrazia, è l’urgenza di limitare e monitorare più attentamente il poter e e i poteri. Arrivano infatti troppi segnali  relativi al fatto che, sul piano dell’esercizio del potere politico, (ma anche economico, mediatico, ecc.), qualcosa, nelle società democratiche avanzate non funziona più bene. Arrivano chiari segnali che i tradizionali meccanism i per il controllo dei “ controllori ” non sono più sufficienti. Quegli strumenti erano stati pensati per rendere impossibili forme di governo autoritario o totalitario. Ma, come difendere la democrazia, oggi, quando sono disponibili tecniche e modalità molto più subdole, raffinate ed efficaci per imporre sui cittadini, e sulle istituzioni democratiche, un controllo più o meno capillare, pur senza arrivare allo stato autor

Una festa secolare. Scommessa sugli umani

Ci sono feste, come il Natale, che andrebbero maneggiate con cura, perché sono depositi di senso nascosto. Il Natale poi, è un fenomeno antropologico e religioso  insieme, che richiede approcci ermeneutici diversi,  tali da mettere in luce i vari  strati di senso, che si sono accumulati nei millenni in questa festa, e che accompagnano, consapevolmente o meno, il modo in cui, oggi, le varie culture e gruppi umani la vivono. Prima di tutto, possiamo guardare al Natale come un fatto di tradizione e di folklore . E, da questo punto di vista, considerare la sua storia, le memorie ed emozioni consolidate, ad esso connesse. Così come possiamo evidenziarne sia la forte carica socializzante, sia tutte quelle " piccole cose " (F. Rigotti) che l'hanno sempre accompagnata, ieri come oggi. Per esempio, le luminarie, gli addobbi, le vetrine, gli alberi, i presepi, le musiche, i fuochi, i dolci, i regali, i banchetti, in famiglia o tra amici...ecc. Tutte quelle piccole e, apparent

Alla ricerca di altre genealogie

Sembra che nei periodi di confinamento si legga di più.  A me per esempio capita di leggere di più. Soprattutto romanzi e racconti . Qualcuno lo avevo già letto, altri mai. E mi sono accorto che avevo perso qualcosa di importante ! Naturalmente, disponendo di più tempo con meno urgenze, diventa possibile anche indugiare, mentre si legge con più lentezza e più calma , su domande e interrogativi relativi a ciò che si sta leggendo. Capita anche a voi, immagino, mentre state leggendo, di prendervi qualche pausa per un motivo qualunque. Perché un lettore ha anche il bisogno di “staccare”, magari per far “ sedimentare ” qualcosa che ci ha colpito o impressionato.  Ecco, durante quelle pause, che sono come il “prendere fiato” del lettore, si affollano nella mente domande e interrogativi , alcuni dei quali saranno molto comuni o banali, altri invece inconsueti; a volte saranno interrogativi molto seri, altre volte addirittura buffi, come è capitato anche a me. In effetti, mi è capitato pi

A ogni giorno basta la sua paura!

Sì, a ogni giorno basta la sua paura, senza necessità di aggiungerne altre.  Infatti la paura frammenta l’anima e rende feroci gli esseri umani. Per questo il ricorso alla paura come tattica o strategia per governare i fenomeni sociali è, come la tortura , un crimine contro l’umanità! Tocca già a ognuno di noi, purtroppo, fare  i conti ogni giorno con la paura “ naturale ” , quella che ci accompagna sempre, la paura costitutiva della nostra esistenza, prodotta dal sentimento dell’ ignoto , della precarietà della nostra vita e della ineluttabilità della morte . Bene allora! Ci basta quella , senza che molti si sentano autorizzati ad aggiungere supplementi di paura “indotta ” , sia pure con le più nobili motivazioni. Si sa da molto, ormai, che i danni provocati dalla paura sono più profondi e duraturi - per gli individui e per le comunità - di quelli eventualmente provocati da possibili comportamenti devianti.  Al tempo della rete, poi, questo problema è ancora più serio . Dal mo

Il non detto nella crisi delle democrazie

Forse tutta la storia della democrazia è destinata a rimanere storia della sua sperimentazione e delle sue crisi. Tutto ciò, ha ragione Pierre Rosanvallon (Il Mulino 4/2020), nella cornice di una lunga storia di promesse non mantenute, una storia lunga di attese e di disincanto. Tuttavia, non tutto è riducibile, come si suole ripetere, al fatto che i partiti si sono allontanati dalla società, o al fatto che i partiti di sinistra avrebbero abbandonato il popolo.  Ciò che è in gioco oggi, invece, è la leggibilità della società, e la capacità di raccontarla , da ogni punto di vista. Ci mancano le categorie, ci manca anche la cultura per elaborarle .  Una cultura che manca però anche ai tanti “esperti” di politica e alle “vestali” del giornalismo da scrivania, che presumono di conoscere la politica meglio dei politici . Come se poi la politica fosse davvero una “scienza ” e non principalmente un’arte ! In realtà, oggi è in atto un vero e proprio divorzio - nella coscienza collettiva

Come il baule di Newton

Alcuni miti arcaici delle origini hanno un tratto molto peculiare. Infatti fanno risiedere l’ingresso della morte nell’esistenza dell’uomo, in un “ errore ” originario , una “caduta”, un “peccato originale”, per così  dire. Ma ciò che è più interessante e sorprendente è che quell’errore originario è visto in quei racconti mitici come tragico e comico al tempo stesso !  Infatti, essi sostengono, all’uomo era stato concesso dal dio supremo una possibilità di scegliere la vita, ma egli se la giocò stupidamente, e ottenne per suo destino la morte”(Geo Widengren, Fenomenologia della religione ). Dovrebbe bastare questo per spingerci ad uscire dalla presunzione “moderna” di poter fare a meno di ciò che è antico o “primitivo”; oppure dall’abitudine di considerare materiale di scarto tutte quelle forme di sapere che non rispondono ai nostri attuali parametri.  Infatti, una considerazione pare evidente: la capacità di ironia sugli aspetti fondamentali delle proprie credenze o teorie è un ind