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Non è una questione di principio, è il piccolo Davide aggredito da Golia

Contra factum non est argumentum , dicevano i logici antichi.  I n effetti è vero, ci sono alcuni fatti ai quali si deve rispondere solo con altri fatti . Non bastano le dichiarazioni di principio, né l'ostinata ricerca di ipotetiche ragioni. In certi momenti della storia , momenti così " affilati " da lasciare cicatrici (R Calasso),  la sola proclamazione di valori e di principi , corre il rischio di diventare un astratto esercizio retorico e una inutile esternazione,  se non si indica la strada attraverso cui quei valori possono farsi storia e tradursi in scelte concrete e immediate .  Anzi, in alcuni casi, le pure dichiarazioni equivalgono solo a un girarsi dall'altra parte . E tuttavia ci sono casi di fronte ai quali non è possibile voltarsi dall'altra parte, se davvero si ha l'obiettivo di affermare l'irrinunciabilità di fondamentali  valori umani .  I valori insomma non sono istruzioni per l’uso . Sono soprattutto orizzonti possibili. Le str
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Che ne è degli intellettuali?

  " L'intelligenza , questa agilità dello spirito atta a far credere che egli ne sappia più di quanto non sa, non fa l'intellettuale". E, allora, chi sono gli intellettuali? Chi merita di esserlo? E quando lo si diventa ?  E ancora, chi e perché si sente screditato se gli si dice che lo è? Sono le domande che Maurice Blanchot si pone all'inizio del prezioso saggio La questione degli intellettuali. Abbozzo di una riflessione , Mimesis ed. Credo che una rilettura delle pagine di un pensatore-narratore , solitario e originale, possa essere molto utile oggi, mentre viviamo una crisi che è innanzi tutto crisi culturale. E, allora, che ne è dell'intellettuale, in questo drammatico momento della storia europea e mondiale? Io non sono tra quelli che depongono a cuor leggero la lapide funeraria sugli intellettuali, dichiara Blanchot, perciò è ancora più importante la riflessione e la risposta alle domande fatte sopra. Siamo di fronte a un avvilimento o a u

Da dove vengono i tuoi pensieri?

  " Prima o poi cominciamo a scegliere e a inventarci l'io che vogliamo ". In questa frase di Mary McCarthy, mi pare importante il termine " inventarci ". Al quale non darei il senso usuale di " scoprire" o " progettare " se stessi. Ma, piuttosto, il significato di: fingersi , raccontarsi,  immaginarsi qualcosa che sta solo nella propria mente , esattamente nel senso di una " fiction" .   Ecco, se è vero che noi umani siamo, tutti, storytellers , narratori di storie , lo siamo prima di tutto a proposito di noi stessi , e del nostro " io". Allora, senza la pretesa di interpretare il pensiero della grande scrittrice americana del 900, forse quella frase andrebbe letta così : noi umani, appena possibile cominciamo a inventarci, a prescindere dal rapporto con la realtà , l'io che ci piace , e a strutturarlo in modo che abbia una apparente coerenza narrativa , anche se questa coerenza, in realtà, non è possibile, pe

Mezzo secondo prima della coscienza

" C'è il pensiero , ma prima c'è l'impensato ( unthought ): una modalità d'interazione con il mondo, ...che sfugge sistematicamente ai riflessi troppo lenti della coscienza ".  È ciò che pensa N.Katherine Hayles , riferendosi anche alle recenti scoperte neuroscientifiche che confermano l'esistenza di processi cognitivi nonconsci , e tuttavia "essenziali per il funzionamento della coscienza" .  Il suo libro, originale e innovativo nella sua struttura,  tradotto in italiano da effequ editore, con il titolo L'impensato. Teoria della cognizione naturale , pone questioni che chiunque abbia a cuore gli studi umanistici (arte, letteratura, filosofia, studi religiosi, storiografia, ecc.), non può non affrontare con serietà. Purtroppo, ha ragione l'autrice, proprio quelle questioni sono quasi sconosciute in ambito umanistico, anche se hanno e avranno sempre più un impatto decisivo nelle poste in gioco culturali, politiche ed etiche, della vita d

Che fine ha fatto lo spirito critico?

  Lo spirito critico sembra diventato solo una risorsa tattica , una competenza tra le altre, quasi semplicemente una forma di " grammatica dell'indignazione. " Disvelare" : ecco il mantra, ciò che sembra diventato un compito sacro per noi moderni. Rivelare, cioè ,  sotto le false coscienze i veri calcoli o sotto i falsi calcoli i veri interess i. Ma, è tutto qui? La critica sarebbe solo una grammatica dell'indignazione ?  E, in effetti, chi oggi non ha sempre un filo di bava alla bocca per questa rabbia ?, si chiede Bruno Latour (Non siamo mai stati moderni). Abbiamo forse rifiutato vecchie gerarchie sacerdotali e antiche "rivelazioni", solo per acclamare nuovi e improvvisati " rivelatori" ?  Come non dare ragione a Bruno Latour, quando dichiara che ne abbiamo più che abbastanza di dover stare sempre in attesa dell'arrivo di nuovi "rivelatori" , - siano essi filosofi, intellettuali di varie scuole, esperti di complot

L'informazione è solo mitologia?

L'ultima illusione che sarebbe il caso di abbandonare è l'idea che l'informazione , ( via stampa, tv, nuovi media) possa essere una via d'accesso al reale : la verità invece è che il reale assume sempre più la figura dell' oggetto perdut o .  . Questo avviene non solo quando ci troviamo di fronte a organi o operatori dell'informazione inaffidabili e professionalmente disonesti - capitano pure casi del genere -, ma anche quando gli operatori della comunicazione fanno con professionalità e onestà il proprio mestiere . Anche se, mentre in quest'ultimo caso, la difficoltà di accesso al reale è dovuta a cause, potremmo dire, oggettive , derivanti dalla natura stessa dell'informazione moderna, e dalla logica del mercato; nel caso dei primi, la nostra situazione è aggravata da una deliberata mistificazione della realtà e da un inquinamento del rapporto che noi abbiamo con essa , per interessi che non hanno niente a che vedere con la responsabilità del