martedì 29 agosto 2017

Proposta semiseria per i diversamente-lettori

Questa proposta è, in realtà, un invito alla lettura dei libri per i “diversamente-lettori”. Sì, perché io credo che non esistano i non-lettori. Non c’è nessuno, che nella sua vita non legga per niente, a meno che non sia analfabeta. Soprattutto oggi, quando, diversamente da quello che si pensa, anche internet agevola la lettura. Perciò abbiamo a che fare con i diversamente-lettori.
A questo scopo, qui, non voglio ricorrere agli argomenti soliti per invitare alla lettura. Come per esempio l’idea, che circola recentemente, secondo cui la lettura allunga la vita. Anche se forse è vero che leggere amplia l’immaginario e, in questo senso, moltiplica le esperienze di vita, dato che, come diceva nonno Freud, le esperienze decisive della vita sono quelle immaginarie.
No, ciò che voglio proporre non è un argomento ma un’esperienza, quasi un esercizio per il tempo libero. Un esercizio utile anche ai lettori-per-scelta, ma praticabile senza sforzo da chi non ha voglia di leggere libri, da chi non ha tempo di leggere, da chi magari non ha possibilità o desiderio di acquistare libri. Un tipo di esercizi insomma che non richiede sforzi eccessivi. E potrebbe rivelarsi piacevole. Anche se temo che il mio invito faccia arricciare il naso agli amici “apostoli della lettura” tra i quali, del resto, mi colloco indegnamente anch’io!
Infatti la mia proposta non mira primariamente a far acquistare e leggere libri, ma invita ad andare ogni tanto in una libreria, in una grande libreria, così come si va in un centro commerciale. Quante volte andiamo nei centri commerciali solo per guardare e curiosare un po’? Quante volte giriamo per i negozi senza acquistare niente, ma prendendo in mano oggetti o capi di abbigliamento, esaminandoli, rigirandoli tra le mani, verificandone la composizione, il modello, la funzione, la provenienza, o ammirandone magari solo l’estetica? Quante volte facciamo tutto questo per poi riporre quegli oggetti e quegli articoli e andare via?
Ebbene, perché non si potrebbe fare lo stesso con i libri? Entrare in una libreria, girare tra gli scaffali o gli espositori, guardare le copertine dei libri, ammirarne l’estetica, prenderli tra le mani, rigirarli, leggerne i titoli, immaginare cosa potrebbe esserci dietro quei titoli, leggere il nome dell’autore, provare a chiedersi perché avrà scelto quel titolo, cercare nei nostri ricordi qualcosa, qualche esperienza, qualche persona che possiamo associare a quel titolo. È complicato? No. È impegnativo? No. Richiede particolari sforzi? No. Ma può essere bello e divertente!
I diversamente-lettori potrebbero fermarsi a questo e uscire dalla libreria, in ogni caso, arricchiti, con qualche prospettiva in più sulla vita e su se stessi, magari con qualche intuizione inaspettata in più. Addirittura potrebbero uscirsene portandosi dietro, gelosamente, un “bottino” costituito dall’impagabile scoperta del proprio  “ignoto ignoto”, cioè dalla scoperta imprevista di cose “che non sapevamo di non sapere!”(M. Forsyth)
Poi, magari, incuriositi da qualcuno di quei titoli, letti a caso, quelli, tra i diversamente-lettori, dotati di più resistenza, potrebbero, come capitava a me in libreria da giovane studente, quando non avevo la possibilità economica di comprare tutti i libri che volevo, aprire l’indice e leggere i titoli dei capitoli di quei libri, o addirittura leggere in pace (adesso che molte grandi librerire allestiscono anche degli angoli per la lettura) alcune pagine di un capitolo che appare più interessante. Infine rimettere a posto il libro e andare via rielaborando tra sé quelle parole, quelle frasi, quelle immagini; in ogni caso uscire dalla libreria molto diversi da come si era prima di entrare. Vogliamo dire: con qualche “vita” in più?
Infine, per i diversamente-lettori, ma non solo per loro ovviamente, c’è anche la possibilità, suggerita da Mark Forsyth di sperimentare nella libreria anche l’antica pratica della “bibliomanzia”, quasi un gioco, ma, un tempo, preso molto sul serio, da Greci, Romani, e cristiani medievali. In una libreria, infatti, puoi anche provare a prendere tra le mani un libro in cui ti sei imbattuto casualmente, aprirlo a caso e cercare possibili “illuminazioni” nella prima frase che ti salta agli occhi. L’avete mai fatto? Provate!
Forsyth dice che questa pratica può produrre una strana sensazione, spesso terapeutica. È una cosa irrazionale? Ma noi umani non siamo, in gran parte, irrazionali? 
E comunque, sostiene Forsyth, anche se gli duole dirlo, sembra che la bibliomanzia spesso ci azzecchi!



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