mercoledì 25 gennaio 2017

Il tradimento delle élites

Sono sempre più convinto, cari lettori, che, nonostante il clamore che si fa da sempre su scandali, disonestà e corruzione, il vero "scandalo" (dal greco "skàndalon": inciampo, stessa radice di "skolon": ostacolo, impedimento) è il tradimento o l'abdicazione al loro ruolo da parte delle élites.

È questo tipo di tradimento che impedisce il cammino e il progresso civile umano.
Infatti, se guardiamo alla storia, non necessariamente le élites che vengono meno al loro ruolo sono quelle coinvolte in fenomeni di corruzione o di disonestà; né, necessariamente, le élites "positive" sono quelle apparentemente integre. 

Il vero impedimento al progredire dell'umanità anche sul piano culturale e spirituale, e non solo su quello politico-sociale, tecnico o economico, è la rinuncia al loro ruolo, al loro compito, ai loro "talenti", alla loro "vocazione", da parte delle élites.
Oggi vediamo élites intellettuali, professionali, economiche, religiose, politichecosì come vediamo anche nazioni e popoli, una volta guide del progresso e dello sviluppo, che fuggono davanti ai rischi e alle paure.
Le paure oggi sono prodotte dalla crisi dei vecchi modelli di stato e sovranità, dai cambiamenti e dalle trasformazioni dell'economia, dall'incertezza del futuro, dagli inarrestabili processi di integrazione globale, dai movimenti di popoli disperati in cammino verso il futuro.

Spesso, ma è già accaduto nella storia, quelle che appaiono come élites "positive", fuggono dalle loro responsabilità e dal loro ruolo, o per semplice paura, o per mancanza di fantasia e inventiva, o per miopia, o per l'incapacità a cogliere le dinamiche della storia, o, a volte, per puro ipertrofico egoismo!
Vedi, oggi, a modo di esempio, l'Inghilterra della Brexit, vedi il leghismo nel nord Italia, vedi gli USA di Trump, vedi nazioni del nord o dell'Est europeo, come Olanda, Polonia e Ungheria, dove popoli e ceti sociali che hanno avuto, nella storia passata, un ben altro ruolo, fuggono a briglie sciolte e in direzioni diverse di fronte a rischi e incertezze, o per rinchiudersi in impossibili fortezze, o alla ricerca di una unità e un'armonia passate, perdute!

E tuttavia, quale sarebbe stata la storia dell'umanità se nei momenti nodali, decisivi e anche tremendi e terribili della storia dell' uomo, le élites di allora avessero rifiutato di affrontare le novità, le incertezze e i rischi?
Avremmo avuto la straordinaria civiltà apparsa nella storia occidentale grazie al coraggio delle élites aristocratiche della Grecia classica nell'immaginare una nuova struttura dello stato, nel consentire la nascita della polis e l'invenzione della democrazia? E che sarebbe la moderna Europa se, di fronte a quel "diluvio universale" (P. Sloterdijk) che fu la "peste nera" del 300, le élites di allora, (tra cui in modo peculiare quelle inglesi e olandesi), non avessero reagito avviando quella "spinta storica mondiale" che fece dell'Europa il centro del mondo per mezzo millennio circa? Avremmo avuto la "follia di Colombo", il Rinascimento o la rivoluzione scientifica, senza la temerarietà, l'azzardo e "l'esplosivo sogno delirante" delle élites del continente europeo? E si potrebbe continuare trovando altri esempi che hanno accompagnato il tortuoso cammino della storia, tra l'altro anche italiana, come quell'ardire di élites intellettuali, economiche e borghesi, soprattutto del Nord Italia, che nell'800 osarono immaginare un'Italia più grande, più unita e più moderna!
Che ne è, oggi, di quel tipo di gente che con tutte le proprie contraddizioni e i propri grovigli di interessi non sempre trasparenti, non ebbero paura di accompagnare le loro comunità e i loro popoli verso il futuro, pur se sconosciuto e rischioso? 

Oggi, forse, abbiamo perso qualcosa? Deriva da questo la "depressione" dei popoli europei, l'incapacità di narrazioni significative da parte di governanti e oppositori, il parlare a vuoto e la povertà di pensiero e di immaginazione delle élites intellettuali, politiche ed economiche?



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