venerdì 22 maggio 2015

La politica vista dal pianeta Marte


Caro lettore, ci hai mai pensato? Immagina! Puoi. Immagina che un marziano sbarchi sulla Terra in un tranquillo pomeriggio di primavera. Uno di quei pomeriggi in cui sembra che non accada mai niente. E immagina anche che scelga, a caso, di andarsene per il nostro "bel Paese", dopo aver fatto un rapido giro altrove. Ebbene, mentre tutto sembra tranquillo e normale, con una natura superba e incantevole e città splendide e cariche di memorie affascinanti, egli nota che, nei bar, nei supermercati, nelle scuole, negli uffici, dal barbiere, alle fermate dei tram, nei luoghi del culto e della politica, nelle sale d'attesa dei dentisti, per le strade, nei programmi televisivi, sui mezzi di informazione, alle uscite dalle fabbriche, nelle riunioni di famiglia, ai matrimoni e ai funerali, sul web, insomma proprio dovunque, tutti paiono sempre infuriati, e imprecano contro la disonestà, la corruzione, l'illegalità, di "altri". Bene, l'ingenuo marziano, che, come tutti sanno, viene "dalle nuvole", comincia a pensare di essere capitato per caso, e per fortuna, su qualcuno di quei pianeti, sulla cui possibile esistenza aveva talvolta astrologato, a tempo perso, con i suoi amici marziani. "Ma allora è vero", dice a se stesso, "il pianeta che non c'è esiste!". "E quale luogo, del resto, potrebbe essere più adatto di questo in cui mi trovo, dove anche la natura è meravigiosa, e dove città e paesi sono così fantasticamente unici?". "E sì! Se tutti, ma proprio tutti, imprecano e si indignano, in ogni occasione, contro corruzione e disonestà, questo deve essere proprio il paese delle 'anime candide', sognato anche dai nostri filosofi e maestri spirituali marziani!".

E intanto il nostro marziano sceglie di fermarsi e sedersi davanti a un caffé di corso Vannucci a Perugia, per godersi il panorama e l'atmosfera speciale di quel luogo.

Ma, i marziani, come si sa, sono un pò più bravi di noi, quanto a logica, e poi hanno più esperienza. E allora, il nostro, comincia a pensare e a chiedersi: "ma, se tutti, proprio tutti quelli che ho incontrato, sono indignati contro la corruzione di 'altri', chi sono questi 'altri'?; in ogni caso, saranno pochi, troppo pochi, per guastare la purezza e il funzionamento di questo Paese, se la quasi totalità delle persone, come sembra, è così incorruttibile e onesta, e non sopporta neppure l'ombra dell'illegalità".

"E, dal momento che questo è anche un paese democratico, come sento dire da queste parti, se la quasi totalità dei cittadini non è corrotta, e ama il proprio paese facendo bene la propria parte, la gran parte del paese dovrebbe funzionare in modo impeccabile, anche meglio del mio Marte. Sarà così? Infatti, quale danno possono fare, in un paese democratico, quei pochi disonesti che resterebbero? Ma allora, perché qui imprecano tutti? Come è difficile, comprendere questi umani! Chissà se è un problema dei terrestri in generale o di questi abitanti del 'bel paese'. Parlano della politica e dei politici come se non stessero in un paese democratico occidentale, dove sono essi, i cittadini, a scegliere i loro rappresentanti. Starnazzano, impazienti, subito dopo aver eletto qualcuno, contro i loro stessi eletti, sostenuti, in questo, dai cosiddetti 'esperti' nei media o dalle 'vestali' del giornalismo da scrivania, e da nuovi 'imbonitori' che appaiono ogni tanto all'orizzonte".

"Ascoltandoli con attenzione, mi sembra però che non cerchino e non gli interessi cosa è in gioco veramente nella 'politica', ma si fermino all'apparenza delle cose, allo 'spettacolo' della politica, ai dettagli, alle loro emozioni immediate, per cui, in un modo o nell'altro, sembra importante per loro solo 'fare ammuina', come ho sentito dire dalle parti di Napoli, una città che mi piacerebbe avere, così com'è, anche sul mio Marte".

"E, però, - continua a ragionare tra sé il simpatico marziano - come è che questi non capiscono che, in democrazia, ogni critica dei governanti è sempre, nello stesso tempo, una critica dei governati? E come è che non capiscono che la loro politica e la loro democrazia ha il suo tarlo non in superficie ma in profondità? E che essa degenera quando manca di se stessa e delle proprie radici? E cioè, di 'quell'elemento nel quale dovrebbe potersi esercitare non soltanto la razionalità del governare, ma quella, infinitamente più alta e più ampia, di un sentimento o addirittura di una passione dell'essere insieme', come dice un ispirato e saggio filosofo di nome Jean-Luc Nancy. Ma come fanno, questi umani, a non capire che la loro politica potrà ritrovarsi e ridefinirsi solo se sarà in grado di assumere una dimensione che la oltrepassa, quella che Nancy stesso chiama un'etologia dell'essere-con, e che un altro grande pensatore francese, Maurice Godelier, definisce ciò che 'ogni individuo ha oggettivamente in comune con gli altri senza averlo scelto, per il fatto di appartenere alla stessa società, cioè il suo essere sociale? Del resto un altro antichissimo pensatore, da loro molto stimato, Aristotile, aveva già intuito qualcosa di simile, più di duemila anni fa. E Platone? Ricorderanno, questi italiani così saccenti, il grande Platone, quando diceva che lo Stato va in rovina, non primariamente, come pensano molti di loro, se ci sono politici e governanti corrotti - questi ci saranno sempre - ma quando non si sentono più pronunciare all'unisono mio e non mio? E non solo lui. Anche Gesù il nazareno, alle origini della loro tradizione culturale, aveva invitato a immaginare una società in cui quella idea dell'essere-con era portata, addirittura, fino all'abolizione del concetto stesso di nemico. Ma, chissà che ne faranno, questi terrestri, dei loro pensatori e dei loro profeti!"


"A me pare - dice tra sé il marziano, e qui gli veniva in mente, perché loro sono ben informati - un pensiero di un disincantato studioso della politica, l'irlandese Peter Mair - che questi terrestri, sempre urlanti, indignati e adirati contro gli altri, tendano oggi piuttosto a immaginare la politica e tutti i legami sociali solo come una questione di gusto e di scelta piuttosto che di obbligo, facendo apparire le comunità come associazioni di volontariato dalle quali ci si può dimettere qualora richiedessero eccessiva abnegazione, piuttosto che come “comunità di destino” con le quali o sopravvivere o affondare! Ma che società è quella che vive e prospera a prezzo di un permanente deficit di solidarietà dal momento che spinge ciascuno facilmente a dissociarsi dagli altri pur servendosi di loro? È tutto qui, il vero non detto e il non pensato nel fondo della crisi della politica!"

"Beh, conclude il marziano, in verità sono sicuro che se facessi loro questo discorso i miei ascoltatori terrestri troverebbero subito qualcun altro a cui applicarlo, invece che a loro stessi. Perciò me lo tengo per me. Del resto anche noi, abitatori di Marte, abbiamo impiegato migliaia di anni per acquisire questa consapevolezza e tentare di imporre una positiva deviazione culturale al nostro processo evolutivo, molto prima che anche uno scienziato terrestre, Darwin, facesse intravvedere una possibilità del genere anche per gli umani.

Bisogna anche riconoscere però, che pur essendo riusciti a diventare più 'umani' di questi selvatici terrestri, non siamo ancora, neppure noi, il pianeta che non c'è!"



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