mercoledì 15 gennaio 2014

"Prendi e leggi!"


"Che strani libri leggi!", commentò, molti anni fa, un mio amico, guardando i titoli di un paio di libri, sulla mia scrivania. Sul momento non feci molto caso a quel commento: in fondo si trattava di libri di saggistica (antropologia, epistemologia, storia delle mentalità) e io pensai che fosse la solita reazione che un lettore di narrativa ha nei confronti di testi di saggistica, ritenuti troppo astratti o addirittura "astrusi". Devo dire però che sono grato a quell'amico, perché quel suo commento mi è rimasto nella mente e ogni tanto si è rifatto vivo e mi ha costretto a pensare, e a chiedermi: ma, in realtà, cosa ci spinge a scegliere di leggere un libro più che un altro? Ovviamente, al di là delle scelte - quasi forzate - dovute a motivi professionali, scolastici, ecc.

Quando ci troviamo in una libreria o in una biblioteca, di fronte a titoli diversi, cosa ci spinge in un senso o nell'altro? Certo, peserà anche l'eco di un "battage" pubblicitario, o il consiglio di una persona autorevole o anche l'esperienza di un amico. A volte peserà anche il "fascino" di un titolo azzeccato o vagamente evocativo. Addirittura, giocherà senz'altro un suo ruolo anche l'aspetto visivo o tattile del libro, perché, in fondo, la lettura è anche un'esperienza "sensoriale", nonostante ciò che, di solito, si pensa! Ma, non credo che tutto ciò sia sufficiente a spiegare le nostre scelte. Perché capita spesso, che, una volta in libreria, nonostante la spinta del consiglio di un amico, o il fascino di una copertina, o il piacere di tenere nelle mani quel libro, o, magari, nonostante i propri interessi culturali, poi ne scegliamo un altro, che è lì a fianco o su un altro scaffale.

Io credo che con i libri, parlo di quelli scelti per il piacere - che, talora, è desiderio e "bisogno" - di leggere, capiti un po' come con l'amore: non siamo mai noi a sceglierlo, è lui che ci cerca, a volte ci trova disponibili, a volte no! E questo, a prescindere dal fatto che una storia d'amore possa andare bene o finire male. O, analogamente, a prescindere dal fatto che un libro ci penetri dentro con dolcezza e ci lasci soddisfatti o ci inquieti. Forse è vero che noi siamo come uno strumento musicale di cui nessuno si è servito, che ha emesso fino allora solo pochi suoni. A un tratto un artista se ne impossessa e lo fa vibrare. Facendo emergere emozioni, prima mute e inconsapevoli (F. Dolto). Quella vibrazione, che modifica anche le molecole dello strumento, a volte, può essere provocata anche dal primo contatto con un libro. Si innesca, in tal modo, un processo che non controlliamo, perché ci precede e viene da lontano, nel tempo e nello spazio, e coinvolge pensieri ma anche sensazioni, emozioni e sentimenti.

Si dice spesso, oggi, che avremmo bisogno di leggere di più, che avremmo bisogno dei libri. ma, come dice George Steiner, anche i libri - cioè correnti e onde di pensieri, emozioni, sentimenti e aspirazioni che, proprio attraverso i libri, percorrono il fiume della storia umana - hanno bisogno di noi! Ci sono libri che ci inseguono nelle varie fasi della vita, ci inseguono, ci aspettano. Aspettano noi lettori. Sono testi e parole che cercano anime e corpi in cui incarnarsi. Anime e corpi da portare al di là del loro limite spaziale e temporale. Perché solo così essi, i libri, possono vivere, facendo emergere e trasportando pensieri e sentimenti che, a loro volta, ne risvegliano altri, verso una connessione interminabile, universale e fantastica.

Beh, forse, quando scegliamo un libro, e crediamo di essere noi a sceglierlo, in realtà, è il libro che ha finalmente trovato chi gli consentirà di andare oltre se stesso, portando con se anche il suo lettore, per continuare così l'avventura umana, anche per questa strada, la strada delle parole che si fanno carne e vita.

Anche così diventiamo costruttori di umanità!

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