venerdì 8 novembre 2013

Il "grado zero" dell'etica


No, non vi aspettate la solita lamentosa litania sui misfatti di pubblici corruttori, truffatori o ladri, che sembra, ormai, non solo il prevalente oggetto di consumo culturale, ma l'unica forma espressiva negli incontri umani, dai dibattiti (?) televisivi ai discorsi di circostanza: anche quelli pronunciati, spesso con sussiego, nei saloni dei barbieri, davanti ai bar, nei supermercati, alle feste, nei treni o ai pranzi familiari. E, ahimè, come diventano poveri e miseri quei nostri quotidiani incontri umani, che pure dovrebbero dare sapore alle nostre giornate: e invece, ormai, sai già di cosa ti parlerà la prima persona che incontrerai, la mattina!

No, non abbiamo davvero bisogno di altra gente che stia a lamentarsi continuamente di come vanno le cose, ad inveire o censurare tutto e tutti. Piuttosto, avremmo soltanto bisogno di chi, con analisi non affrettate, ci aiutasse a capire quello che succede, e perché! E, soprattutto, qual è il ruolo che spetta a ognuno di noi.

Il grado zero dell'etica, di cui si parla qui, non è il prodotto dei fenomeni descritti da quelle stanche litanie, ma ha a che fare con qualcosa di molto più profondo e preoccupante! Infatti, la sensibilità etica non viene azzerata prevalentemente da quei comportamenti aberranti. Non lo è mai stata, in passato. La questione vera è un'altra. Il rischio del grado zero riguarda ogni cittadino, ognuno di noi.

Il grado zero dell'etica è, in realtà, il vero rischio di oggi: nell'età della comunicazione e dello spettacolo. Poiché, in tutti i discorsi - che, in un modo o nell'altro, tutti fanno sull'etica, - si fa strada, in modo palese, uno spostamento del potere dalla parte del "significante", che appare sempre più un segno "vuoto", senza connessione con un "significato" sostanziale e condiviso. Insomma, il rischio è che la parola "etica" diventi solo un "simbolo", qualcosa che sta per qualcos'altro, che non si sa bene cosa sia di preciso, e che, anzi, sembra anche poco importante. In questo caso, l'etica diventa solo una specie di bandiera, o come le "magliette" indossate dai giocatori di una squadra o dai tifosi, il cui scopo non è quello di significare qualcosa, ma solo quello di distinguersi da altri tifosi o dai giocatori di un'altra squadra. Come accade nella lingua e nel discorso, in cui il ruolo del "significante" è puramente formale o strutturale. Insomma, l'etica semplice "significante", semplice medium, senza più contenuto, come una mazza o una lancia, brandite in virtuali battaglie umane, come nei giochi di ruolo: il grado zero dell'etica.
Il rischio è che, alla fine, non resti che stare lì a guardarla, ormai inservibile - l'etica - mentre, rammaricati, come il vecchio e saggio Simonide, dovremo constatare:

"Vecchia oramai la punta di bronzo,
sei tutta consunta,
troppo brandita in rovinose guerre". 

Diagnosi esagerata? Ma, allora, come è possibile che tante battaglie etiche, infuocate, indignate e urlate, nel foro pubblico, possano stare insieme, nel privato di molti di noi "combattenti", con un sottofondo silente costituito, non solo, dalle solite raccomandazioni a proprio favore e dalle gomitate a spese degli altri, ma anche da una dilagante indifferenza verso l'estraneo, dall'assopimento nel proprio benessere e dalla tutela del profitto, a garanzia dei quali si invoca ossessivamente lordine?

Le continue, incessanti e popolari battaglie etiche spingerebbero a pensare che ci stiamo avviando verso una società che, tutta, ha finalmente a cuore i valori umani più elevati! E allora, come è possibile che queste battaglie per l'etica - degli altri! - riescano a convivere con il tacito disprezzo della vita, lì dove essa è più fragile e in pericolo e ha bisogno di cura, di solidarietà e di giustizia? Come è possibile che le proteste etiche si sposino con la logica dell'egocentrismo e della spietatezza che, radicati nel dispositivo dell'attuale economia globalizzata, sembrano occupare, silenziosi e inavvertiti, il pensiero e il sentimento quotidiani di sempre più persone?

Come è possibile se non ipotizzando che "etica" stia diventando solo un "significante" vuoto, nel mercato dei segni?

La preghiera del mattino di Hegel

In una sua annotazione molto famosa, Hegel sostiene che la lettura del giornale è la nuova preghiera del mattino dell’uomo moderno. Certo...