venerdì 26 ottobre 2012

Quello che manca alla politica


Secondo te cosa manca alla politica oggi? Che cosa rimproveri a chi fa politica? Ma, bada bene! Sia a quelli che hanno ruoli e responsabilità di potere, sia a tutti gli altri. Perché se riesci a immaginare accuse soltanto per i politici al potere, stai solo facendo lotta politica, stai solo esprimendo un’opzione, tra quelle possibili. Stai soltanto "reagendo" a uno stato di cose a te non gradito (perché per altri, non lo dimenticare, quello stato di cose potrebbe andare benissimo!). La mia domanda è invece più radicale. La domanda vera è: di cosa abbiamo bisogno oggi? Di quale politica? Per quale futuro?
Se ti chiedi: che cosa rende la politica attuale inadeguata?  E ti accontenti solo di facili tentativi di risposte come: la corruzione, l'arroganza, il cinismo, il primato degli interessi particolari su quelli generali, la collusione con i poteri criminali, la subalternità ai potenti, l'uso privato delle risorse pubbliche, ecc. ecc., sei fuori strada. Se si trattasse “solo” di questo, saremmo difronte alle prevedibili "miserie " della condizione umana. È la “banalità” del male, come ha scritto qualcuno. Si tratta di “miserie” e “bassezze” di cui la politica di ogni epoca, dall'antichità classica ai tempi nostri, potrebbe darti testimonianze numerose. Anche se pare che, in modo particolare noi italiani, privi di memoria, deboli difronte alle seduzioni della cronaca e tiepidi amanti della storia, facciamo in fretta a dimenticarle!  Salvo poi a gridare, sbalorditi, allo scandalo, quando, puntualmente, si ripresentano.
E allora, una volta ammesso che quelle “miserie” vanno combattute e contenute il più possibile, possiamo credere davvero che basterebbe che i politici fossero tutti onesti perché si possa parlare di buona politica? La politica non è soltanto ordinaria amministrazione! 
In realtà, ciò che distingue un'epoca politica da un'altra, ciò che fa la differenza tra una classe politica e un'altra, fino a spingere a considerarne alcune quasi come modelli, sono altri aspetti. La mancanza dei quali genera il degrado progressivo dell’azione politica.
E dunque cosa rimprovero alla politica attuale?
Soprattutto due gravi deficienze. La prima è l'assenza di scopi generali e di fini, che guidino la prassi sociale e politica. Il che porta l’azione politica a mancare di significazione. Sì, i politici oggi hanno ovviamente obiettivi, mete, interessi, più o meno condivisibili. Ma, tutto il loro essere è definito soltanto dal ricercare o approntare "mezzi". In una società come la nostra, così ossessionata dall'aumento dei propri mezzi, i nostri politici sono, in effetti, tutti, soltanto "tecnici". Magari non efficienti come i “veri” tecnici, ma sempre dei “tecnici”. Tutte le battaglie politiche riguardano solo i mezzi. Sono solo un contrapporre mezzi ad altri mezzi.  Opzioni strumentali ad altre opzioni strumentali. Quelli al potere li individuano in scelte che consentono di salvaguardare i loro interessi, gli altri in quelle che potrebbero garantire interessi contrapposti. Il primato della ragione strumentale ha contribuito al degrado della politica. E così non è più possibile ai cittadini identificarsi in un orizzonte sociale di senso. In un’idea possibile e condivisibile di società. Il contrario di ciò che si è verificato – e questo fa la differenza - in quei momenti storici in cui grandi visioni e nobili scopi hanno accompagnato il dibattito sui mezzi, mobilitando gli animi e le masse.
Oggi il mondo della politica appare il mondo del "gesto qualunque"(P. Ricoeur). Gesto qualunque dei politici e dei partiti e, conseguentemente, gesto qualunque anche dei cittadini che, con indifferenza, si rivolgono a una "bottega" politica o a un'altra, senza problemi, alla ricerca di soluzioni meno costose. Naturalmente, ci sono anche "botteghe politiche" che, oltre a non essere in grado di indicare scopi comprensibili e significativi, non offrono neppure la prospettiva di mezzi raggiungibili; e quindi non hanno neppure clienti. Salvo poi a continuare, pateticamente, a considerare una grande conquista il loro 0,5 o l'1,3 o il 2,1 di consensi, senza nessuna capacità politica di autocritica, anche quando quelle percentuali permangono per decenni e decenni, senza variazioni!
La seconda deficienza può essere evidenziata con l’ausilio di un pensiero di Nietzsche. Il quale ha scritto una volta che "tutte le cose cercano le parole per essere dette". Se non c'è chi è in grado di pensare e pronunciare quelle parole, le cose non possono venire all’esistenza e rendersi  visibili.
Nella politica verifichiamo una situazione simile. Infatti, una delle abilità che mancano oggi ai politici è proprio la capacità di leggere la "cosa" politica. Sono incapaci – forse neppure interessati - di "dare un nome" alla realtà sociale attuale. Incapaci di individuarne le dinamiche profonde, le mutazioni e le tendenze. Attenti solo a coglierne i movimenti di superficie. Il vecchio Marx, nel secolo scorso, ritenne necessario impiegare diversi decenni della sua vita, nello studio e nella ricerca delle parole che potessero “dare esistenza” alla "cosa" politica a lui contemporanea. La sua capacità di radiografare la società del suo tempo produsse “parole” in grado di mobilitare consensi, sentimenti e speranze. Altri grandi politici, - e politiche -, in epoche a noi più vicine, sono stati in grado di fare lo stesso. Vedete in giro qualcosa di simile?
Non li sentite, questi nostri politici, vecchi e nuovi, quando parlano? Non vi sembrano patetici con il loro ripetere, in lingue strane, “copioni” quasi a memoria? Vi sembra che parlino di "qualcosa" che possa mobilitare animi e speranze o che possa offrire una prospettiva di senso allo stare insieme e al camminare insieme di una società, oltre che stuzzicare un po’ la “pancia” degli elettori?  Vi sembra che siano interessati e impegnati a decifrare i movimenti sotterranei della nostra storia? E che sappiano dare un “nome” al presente e a un futuro possibile? O, invece, non vi sembra che stiano correndo tutti, affannosamente, senza tregua, sgomitando gli uni contro gli altri - e noi dietro di loro – senza sapere verso dove?
Vogliamo fermarli e fermarci un attimo a pensare?

3 commenti:

pina imperato ha detto...

“A egregie cose il forte animo accendono l'urne dei forti”.
Mi sono nutrita soprattutto di poesia. Soltanto lì ho trovato le cose venute alla luce nelle parole. Parole incarnate, materia viva. Oh l'urna di Dostoevskij! Mi racconta la Leggenda del Grande Inquisitore. La fuga degli uomini dalla libertà. Mi sembra che sia questa paura di essere liberi a mantenere gli interessi dei poteri forti e dei politici incapaci di grandi visioni. Per questo, credo che oggi più che mai si debbano leggere i grandi narratori e poeti, soprattutto insieme ai giovani. È questione di cuore, caro Pino! Di nutrire il cuore e di avere il coraggio di essere anche soli, sebbene il mondo sia diventato un villaggio nel quale siamo tutti più vicini. Ti ricordi quando ci si incontrava al caffè pedagogico? Lì si voleva costruire un'altra idea di scuola. E un'idea condivisa! Ma quanti eravamo?
Sì, probabilmente hai ragione, siamo quelli “del gesto qualunque” e “delle opzioni strumentali” meno costose e più gradite a noi. E questo lo si può leggere anche nelle più grandi rivoluzioni della Storia. Ma in quelle si muovevano grandi masse di poveri. Nel mondo occidentale ciò non può accadere. Abbiamo tutti i nostri piccoli interessi da difendere. E tu l'hai ben detto talvolta. Per quanto mi riguarda, l'unica strada praticabile è quella di Alëša, o di fra Cristoforo, o di Francesco, o, se vuoi di Etty Hillesum il cui diario ho letto grazie a te. È questa la nuda verità mio caro Pino, a questo mondo “non resta che fare il torto o patirlo”!

Anonimo ha detto...

Caro Pino,
non credi che le risposte alle tue domande le hai date tu stesso all’interno del testo?
La stessa ricerca dei mezzi (questi e non quelli) rispecchia la visione della Società che un numero di cittadini vuole, intimamente, attuare; in contrapposizione a quella di altri.
Soltanto il numero fa sì che prevalga questa o quella idea, con conseguenti scelte politiche operative.
Saramago, ad esempio, diceva che essere comunisti è uno stato dell’animo (e non una semplice scelta intellettuale, mediata pertanto dalla Cultura, dal Sapere, dalla Politica).
Allora, mi viene il dubbio che l’agire politico-sociale dell’Uomo sia, per la maggior parte dovuto, come dire, a sua insaputa; sia determinato dal suo essere profondo, che come tale è differente da persona e persona, a prescindere dalla sua Volontà dalla sua CULTURA.
E’, secondo me, la Tragedia da cui non si può sottrarre, completamente, l’Uomo; anzi è proprio essa che determina la sua Umanità.
Mario R. Celotto

luigi vassallo ha detto...

Riportare la politica da amministrazione tecnica a visione prospettica, da subalternità alle strategie dell'economia finanziaria alla navigazione verso l'isola che non c'è, dalla rassegnazione al ritmo biologico di nascere-crescere-morire all'apertura a significati altri oltre la nostra sopravvivenza individuale. Un compito per chi sceglie la politica come missione o impegno esistenziale, ma un compito anche per tutti i cittadini, nei propri limiti e nel proprio ambito.

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