giovedì 27 settembre 2012

Considerazioni inattuali


Vi siete mai sorpresi a pensare a quello che ci viene tolto ogni volta che l’informazione o il dibattito pubblico vengono ridotti alla minuziosa e ossessiva narrazione dei tanti monotoni fenomeni di malcostume, di corruzione, di indegnità di politici o amministratori vari? Ogni volta che l’attenzione e l’interesse di tutti vengono requisiti in tal modo?
Certo, quei fatti non possono passare sotto silenzio e devono essere gridati dai tetti! Certo, occorre sanzionare pubblicamente comportamenti inaccettabili di uomini di potere, cui abbiamo – abbiamo! - affidato la guida della cosa pubblica. Certo, occorre alzare barriere immunitarie contro patologie della convivenza sociale. Certo, occorre fare argine, tutti, insieme, contro comportamenti arroganti, esibiti, senza vergogna, alla luce del sole. Ma, - giacché, fenomeni simili, si possono osservare, se si vuole, anche solo alzando gli occhi intorno a noi, o tra di noi! - è proprio necessario, e utile, ridurre la comunicazione pubblica e la conversazione collettiva alla descrizione dettagliata di corna, banchetti, orge, truffe, malversazioni e ruberie di questi personaggi di terz’ordine? Alla fine, questi ultimi ne escono quasi come novelli protagonisti di romanzi, con la loro piccola dose di “gloria”, comunque guadagnata e qualunque sia il suo tanfo! Tanto, oggi ci sono venditori e compratori di ogni genere di merce! Dunque, è proprio necessario che pagine di giornali, spettacoli televisivi, siti internet, blog , e altre forme di comunicazione, virtuale o meno, si debbano trasformare in chiacchiericcio di comari in un cortile d’estate? Pronti ad assumere come unico oggetto d’interesse, e di analisi approfondite, l’ultimo “caso” “offerto”, - chissà da chi e perché - come un osso per cani famelici?
È proprio necessario essere in sintonia con l’attualità fino a questo punto? E poi…cos’è veramente attuale? Purtroppo oggi non è più vero, come pensava Hegel, che per conoscere il proprio tempo basta leggere i giornali! E allora, è davvero utile e produttivo piegare la propria attenzione, la propria mente, la propria energia spirituale e intellettuale, la propria “indignazione”, a questo genere di vicende? Non è più utile domandarsi cosa si “perde” in questo modo? Di cosa ci privano? Di cosa siamo derubati? Cosa ci viene tolto? Che cosa conviene cercare e sapere?
Lo scrittore Saviano ha detto, recentemente, che questo primato, offerto ai vari scandali, serve a far passare in secondo piano le attività e le strategie mafiose che intersecano la nostra vita e la nostra società. Ed è vero! Ma, non è altrettanto vero che, in questa forma di sport nazionale, per cui tutti gli italiani si affannano intorno all’ultima vicenda scandalistica, proposta dai media, come l’unico argomento di cui discutere dovunque, si compiono un livellamento “in basso” dei cittadini e un degrado della comunicazione collettiva? Non è forse vero che così viene tolto spazio ad altre dimensioni, ad altre notizie, ad altre urgenze e ad altri bisogni umani? Non è forse vero che l’allenamento a discutere solo di queste vicende impoverisce la conoscenza, la dialettica, le relazioni, il dialogo, le emozioni? È come se tutti si addestrassero, a scuola, soltanto a disegnare le “asticelle” o a scrivere le lettere dell’alfabeto! Dov’è lo spazio o la concentrazione - o il silenzio! -  per “altro”? Per un altro “sentire”, un altro “desiderare”, un altro “volere”, un altro “sguardo”! Come si fa a uscire dalla “stupidità” dei nudi, e seducenti, fatti? Come si può sfuggire dall'essere solo casse di risonanza telecomandate?
Come si può evitare l’appiattimento delle personalità e della capacità di creare, di indagare, di ricercare, di domandare, di immaginare, di ascoltare, di progettare una vita? Come si può impedire che la cultura diventi mera opinione pubblica? Come si può preservare la propria abilità a porre questioni di senso del vivere individuale o dei fini di una convivenza?
Troppo inattuale tutto ciò?


domenica 2 settembre 2012

Coazione a ripetere


Ricordo che nel periodo in cui vivevo in Friuli, a Udine, per diversi giorni, un gatto, tutte le volte che aprivo il cancello di casa, tentava di intrufolarsi nel cortile. E, anche se io lo respingevo, il giorno dopo si ripresentava puntuale a ripetere l’operazione. Confesso anche - e qui faccio ammenda, prevedendo le ire degli animalisti! - che finii per respingerlo malamente. E soltanto dopo alcuni di quei “trattamenti” non lo vidi più.
Fui indotto anche a chiedermi – da “giovane” filosofo e… a tempo perso - cosa potesse spingerlo a rimanere in quella spiacevole situazione. Un difetto di memoria di ciò che gli accadeva tutte le volte? Una “versione” animale della “coazione a ripetere”, che, secondo la psicanalisi, consiste nel replicare ossessivamente comportamenti e azioni anche quando sono dolorosi? O forse l’ebbrezza del rischio tipica dei “giovani” viventi? Cosa allora? La stupidità? Che consiste nell’incapacità di connettere anche i dati “ovvi” dell’esperienza. Ma che, però, sembra più una caratteristica “umana” che animale! Oppure la “presuntuosa” sicurezza che quella fosse l’unica “strada” per lui? Ma, anche questa sembrerebbe più una caratteristica di quegli umani che considerano le loro esperienze e le loro conoscenze acquisite come verità indiscutibili! Che non riescono a immaginare punti di vista diversi nel guardare ai problemi. O che pensano che una strada, una volta tracciata, debba essere inderogabilmente seguita. Appunto, la “coerenza” del gatto!
Ovviamente, non sono riuscito a trovare la risposta ai miei interrogativi sul comportamento del gatto, ma quella vicenda mi pare utile per mettere a nudo le incongruenze del comportamento di individui, ma anche di istituzioni o organizzazioni, in alcune fasi critiche della vita e della storia. Per analogia può aiutare a rendere evidente l’enorme quantità di approcci inerziali e improduttivi di fronte a problemi nuovi, da parte di chi sarebbe deputato a risolverli. Può spingere a chiederci perché istituzioni, gruppi, organizzazioni o individui  riescono sempre a infilarsi in vicoli ciechi, quando servirebbero creatività e immaginazione.  Può illustrare l’incapacità di trovare risposte ai nuovi problemi, causata dalla tendenza a non mettere in discussione i parametri consueti, i punti di vista abituali e i modelli accettati.
Oggi forse ci troviamo proprio in una situazione del genere, con tutto il senso di impotenza e disorientamento che ciò produce. Una situazione che riguarda sia i modelli economici, sia le forme della politica, sia le chiese, sia le istituzioni educative e culturali , come pure le modalità della comunicazione e della vita sociale. Anche oggi capita che si diventi incapaci –  è già accaduto, all’inizio della modernità occidentale, qualcosa di analogo – di riconoscere e rispondere a bisogni, a linguaggi nuovi, a diverse modalità del desiderio, a logiche impreviste del comportamento umano, a nuovi paradigmi di vita e di pensiero. Anche oggi appare difficile, per molti, rendersi conto che, nei momenti cruciali della vita e della storia, è possibile risolvere i problemi solo se si modifica “il modo di guardarli”, se si cambia il “punto di osservazione”. Trovare risposte richiede, talora, di cambiare i modelli di riferimento e il modo di formulare le domande!
Si sa che, all’inizio della modernità occidentale, solo un “colpo d’ala” rese possibile escogitare, negli ambiti più diversi, soluzioni nuove e far nascere un nuovo tipo di civiltà. Anche oggi stanno emergendo “nuove forme di autorappresentazione individuale e collettiva, di esercizio del potere, di guerra, di relazioni familiari, di mobilità sociale, di creazione della ricchezza, di appartenenza religiosa, di rapporto con la natura, di comunicazione culturale” (M. Firpo). Ma c’è qualcuno in grado di accorgersene, di “pensare” diversamente  e di inventare strade nuove? C’è qualcuno in grado di evitare di dare vecchie risposte a domande che non sono più le stesse?
Certo, avremmo bisogno di altra classe dirigente, ma anche di altra educazione, altra cultura, altra mentalità, altra spiritualità, altra economia, altra politica! È proprio vero, oggi “occorrono una saggezza e un autocontrollo straordinari per accettare che molte cose abbiano una logica che noi non comprendiamo e che è più intelligente della nostra”(Nassim  Taleb).
Ma dobbiamo proprio disperare di essere all’altezza dei tempi nostri?

Proposta semiseria per i diversamente-lettori

Questa proposta è, in realtà, un invito alla lettura dei libri per i “diversamente-lettori”. Sì, perché io credo che non esistano i non-let...