venerdì 16 dicembre 2011

Ho studiato economia e me ne pento


È la confessione e anche il titolo di un libretto di Florence Noiville che andrebbe letto da tutti coloro che sono interessati a guardare un po’ “dietro le quinte” di questa crisi economica, che sta rendendo la vita difficile a molta gente.

L’autrice, che si è formata alla HEC, scuola di alti studi francese, che come gli MBA americani -  le business schools – prepara le “élite economiche”, guarda alla crisi da un punto di vista insolito ma indubbiamente importante. Lei è convinta che la crisi, di cui stiamo pagando gli effetti, sia indissociabile dal tipo di formazione ricevuta dalle élite economiche e finanziarie. Per cui occorrerebbe ”interrogarsi sulla parte di responsabilità imputabile, in questo disastro, all’insegnamento delle grandi scuole di finanza” (Ho studiato economia e me ne pento, Bollati  Boringhieri, p. 11).

Il modello di formazione sembra tutto incentrato su quello che Florence Noiville chiama il sistema MMPRDC, acronimo che l’autrice ha ricavato dalla cinica espressione rivoltale da dirigenti di una azienda del Minnesota ai quali lei stava presentando i suoi risultati finanziari: “Listen Florence, how can we Make More Profit? The Rest we Don’t Care about”(“Senti Florence, come possiamo aumentare i profitti? Del resto ce ne sbattiamo!”).

È gente formata con quel modello che inventa quella “ingegneria finanziaria” incredibilmente sofisticata, talmente opaca e illeggibile da sfuggire al “controllo” di tutti! Al di là dei disastri che tutto ciò provoca periodicamente, questo tipo di formazione di classi dirigenti non è anche – si chiede la Noiville – “uno spreco formidabile di cervelli?...[Questo tipo di formazione non funziona forse] come un enorme ‘aspiratore di talenti’ che fagocita i migliori per risputare poi – etichettati come la crema dell’economia e della finanza – dirigenti avidi di denaro, relativamente inutili per la società e, in molti casi, privi di scrupoli”?

Si tratta di “suonare l’allarme” su ciò che si impara in quel tipo di scuole, sul modello di economia che ne ispira gli insegnamenti nonché sulla “politica culturale” che sta dietro tutto questo. Che tipo di gente esce da quella formazione? In che misura, si chiede la Noiville, quelli della HEC e simili, hanno contribuito a “questa macchina infernale che produce da una parte dei ‘megaricchi’ e all’altro estremo dei ‘lavoratori poveri’?”. Da una parte, gli “alfa del denaro” e dall’altra “gli omega della miseria”, secondo la profezia di Aldous Huxley! E “che polveriera sociale lasceremmo ai nostri figli”?

Affrontare e superare la crisi è anche una questione di “cultura”, di “politica culturale”, di mentalità e di formazione!

O siamo diventati talmente assuefatti a una società del lucro  e così tolleranti verso una minoranza di “squali” che depredano e si accaparrano, indisturbati, risorse e destini umani – da aver esaurito la nostra fantasia e la possibilità di immaginare qualcosa di diverso, un altro mondo e un altro tipo di economia?

La preghiera del mattino di Hegel

In una sua annotazione molto famosa, Hegel sostiene che la lettura del giornale è la nuova preghiera del mattino dell’uomo moderno. Certo...