giovedì 3 marzo 2011

BUON COMPLEANNO ITALIA!

È tempo questo di auguri calorosi? Abbiamo ancora l’emozione e il supplemento d’ “anima” necessari per gioire con questi auguri?
A essere sinceri sembra che non sia proprio il momento! Questa Italia, che amiamo, non ci piace! Ci sentiamo defraudati di sentimenti e di emozioni. Ma perché?

Perché prima di tutto siamo costretti a convivere con il “tradimentodi classi dirigenti non all’altezza dei tempi. Inquinate, altro che responsabili o consapevoli del loro ruolo! E non solo nella politica, ma nella pubblica amministrazione, nelle istituzioni culturali, religiose ed educative, nelle associazioni e negli organismi dell’economia, dell’informazione, della cultura, ecc. Chi pretende di avere un ruolo di direzione dovrebbe – tra l’altro - saper incarnare una funzione progettuale, di fiducia, di orientamento, di proposta di obiettivi, di battistrada anche. Altrimenti in cosa consisterebbe il loro ruolo di classi o ceti “dirigenti”? che bisogno avremmo di loro? Se le classi dirigenti si riducono a “scorrazzaree imperversare, per svendere, dopo essersene appropriati, “pezzi” di istituzioni, patrimonio culturale, regole, funzioni pubbliche e, insomma, “beni comuni”. Se per loro non esistono “beni comuni” indisponibili, ma tutto è negoziabile e “trattabile”; se non esiste nessun “a priori” di etica pubblica che ispiri le loro scelte, ma solo gretti interessi privati e particolari. Se hanno perso il senso della loro funzione in una comunità civile, se la memoria storica e il significato stesso delle parole sono scivolati via dalla loro mente, al punto da considerare “naturale” identificare “ciò che conviene” con “ciò che è giusto”, allora chi ci vieta di buttarli via, tra la spazzatura e la zavorra della storia, come è accaduto tante volte e come sta avvenendo in terre non lontane da noi?

Perché, inoltre, abbiamo sulle spalle vertici politici con i quali abbiano raggiunto,  sembra, il punto più basso possibile di “virtù politica” e senso dello Stato, in 150 anni di esistenza del nostro paese.  Infatti, se, per esempio, volessimo confrontare questa gente che ha oggi in mano le sorti del nostro Paese, non con Cavour o Mazzini o Cattaneo o Garibaldi, o Giolitti….,ma con quei personaggi della politica “balneare” degli anni settanta o ottanta, oggetto di vignette satiriche di Fortebraccio, come Tanassi, Longo, Preti, Leone, Bisaglia, Gava, ecc., dovremmo riconoscere che di fronte a questi “figuri” al governo oggi in Italia, quelli apparirebbero come “campioni” in fatto di coscienza civica e senso dello Stato! Dovremmo perciò riconoscere amaramente che abbiamo affidato la guida del paese a un ceto che, non solo, è furiosamente intento a perseguire lucidamente i propri interessi di clan, ma anche inetto e insipiente sul piano politico. Perché solo una classe di governo insipiente impiegherebbe gran parte delle proprie energie per segare i rami dell’albero su cui è comodamente appollaiata, come fanno da anni i nostri attuali uomini di governo! Con continue aggressioni - suicide - alle istituzioni  fondanti il vivere civile!

E Perché, infine, il degrado etico, politico e civile di questo Paese, non è attenuato ma anzi reso più drammatico, non solo davanti agli occhi di gran parte di credenti ma anche di laici e non credenti, dallo spettacolo di ambigue frequentazioni e trattative, da parte di personalità ecclesiastiche di rilievo, con vertici governativi screditati anche sul piano dell’etica personale oltre che su quello dell’etica pubblica. Rapporti che paiono, a molti, prescindere da valutazioni etiche o tantomeno evangeliche, e rispondere più a logiche “politiche” che a spinte ideali. Se la logica che “appare” muovere le scelte pubbliche e gli interventi di autorità ecclesiastiche diventa quella “politica”, fondata su negoziazioni a partire da rapporti di forza, allora è naturale aspettarsi danni per la convivenza civile e anche per la stessa comunità dei credenti, perché diventa più difficile garantire credibilità a tante comunità cristiane di base, gruppi, singoli e anche ecclesiastici, che, invece, quotidianamente, sono impegnati a testimoniare con le loro iniziative la possibilità di una esistenza e di una umanità diversa!
Forse è proprio partendo da questi timori che un vescovo di grande e genuina autorità morale come Mons. Nogaro, in un articolo suMicromega", si chiede: “Come è possibile che uomi­ni di Chiesa «importanti» facciano la barzelletta del peccato? Si può «contestualizzare la bestemmia», «la trasgressione pub­blica della pratica sacramentale» perché al “capo” si devono con­cedere tutte le licenze? Noi rimaniamo nello sgomento più do­loroso vedendo i gesti farisaici delle autorità civili e religiose, che riescono ad approdare a tutti i giochi del male, dichiaran­do di usare una pratica delle virtù più moderna e liberatoria. È del tutto sconveniente, poi, che per comperare i favori di un gruppo politico, di professione pagano, si dica che esso è por­tatore genuino di valori cristiani, come è avvenuto per la Lega”. Secondo Mons. Nogaro “la Chiesa non dovrebbe tenere rap­porti di amicizia con l’attuale governo!”.
Ci deve essere qualcosa che non va, e che andrebbe corretto, nella selezione e nella prassi dei gruppi dirigenti ecclesiastici, se anche un vescovo – ed è noto che non è il solo - ritiene di dover dire cose che molti pensano!
Vengono in mente, qui, la prassi e le parole di quel Gesù che usò l’espressione, per niente “politica” e diplomatica, “dite a quella volpe…”, per rispondere a chi gli riferiva che Erode  aveva voglia di incontrarlo e parlare con lui! Del resto, se si analizzasse attentamente la storia si constaterebbe che il “capitolodei rapporti della Chiesa (e delle Chiese in genere) con i poteri politici è quello tra i meno felici! Il che dovrebbe pure insegnare qualcosa!

E allora? Come possiamo festeggiare questo compleanno in questa situazione?
Nei momenti drammatici della vita di una comunità non resta che cominciare con il guardare in due direzioni per recuperare energia, orgoglio e coraggio necessari per resistere e mantenere la rotta.
Da un lato prendere atto dell’esistenza di quella moltitudine di invisibili” – gente comune - che ogni giorno, o per motivi ideali, o per rispetto delle regole comuni, o per una urgenza interiore, anche inconsapevole, “tirano la carretta” del Paese, consentendogli di non sprofondare. Sono loro che fanno la storia di un popolo!
Dall’altro lato tentare di riappropriarsi della memoria storica e del senso originario della  tradizione condivisa. Quella memoria è presente, prima di tutto fisicamente, intorno a noi. Basta guardarsi intorno e alle spalle in ogni città o piccolo borgo di questo Paese per constatare e inorgoglirsi dello scenario grandioso e straordinario che altri prima di noi hanno saputo realizzare e trasmetterci, anche attraverso le pietre e la materia delle nostre città. Ma quella memoria e quella tradizione possono diventare ancora più attive, eloquenti e corroboranti se impariamo – daccapo - a gustare la storia e il suono della nostra lingua o a raccontarci la grandezza, l’immaginazione e la creatività di un Francesco d’Assisi, di un Tommaso d’Aquino, di un Dante o di un Leonardo; di un Michelangelo, un Giordano Bruno, di un Galilei o di un Rosmini. Fino a Verdi, Puccini e Papa Giovanni XXIII. O a tanti altri.
E allora? Vi sembra il caso di interrompere questa storia e questo cammino, nonostante i saccheggi, le offese, le deturpazioni e le ferite che questo nostro Paese deve sopportare?
Buon compleanno Italia!

2 commenti:

luigi vassallo ha detto...

Come è possibile? Si chiede mons. Nogaro e ci chiediamo noi tutti. Come è possibile? E' possibile perché nella libertà dell'uomo (libertà certo condizionata e ridotta da tanti fattori esterni) sono iscritte entrambe le possibilità: quella dello squallore e quella della nobiltà. Non ci resta che proclamare ad alta voce da che parte vogliamo stare con tutti i nostri personali limiti e difetti, sbattendo in faccia ai "dirigenti" (che non dirigono ma "imperano" e mercanteggiano tra "imperanti") le parole e l'esempio di quelli nel nome dei quali pretendono di coartare le nostre coscienze: ad esempio Gesù o i padri fondatori di questa povera e nobile Italia.

gio5.hp7 ha detto...

Prefazione
Da studente del Liceo Scientifico Enrico Medi ho composto questo Carme de la patria mia affinché tutte le tracce letterarie dei più grandi autori della nostra Italia siano da monito per queste e per le generazioni future del nostro così bel paese.
Carme de la patria mia
A tutti coloro la cui illustre memoria echeggia ancora nei nostri cuori, così come la loro brama di patria risuona tuttora sui campi di guerra. Non nomi, ma uomini, cari a tutti i popoli che hanno combattuto per difendere o per riconquistare una patria.
Populi iura sancta sunto. << Siano sacri i diritti del popolo>>

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra!

Italia mia benché il parlar sia indarno
a le piaghe mortali
che nel bel corpo tuo si spesse veggio,
piacemi almen che’ miei sospir’ sian quali
spera ’l Tevero et l’Arno,
e ‘l Po, dove doglioso et grave or seggio.
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchier in gran tempesta
non donna di provincia, ma gran bordello!
Perché ti si ostinan contro mari e monti?
L’Alpe allo Ionio, l’Etna a quello veneto,
Tutti sempre insoddisfatti,
nord e sud, cani e gatti.

In me più beate che in un tempio accolte
serbi l’Itale glorie, eppur vane noi le fiam.
Qui non manca materia di introdurvi
ogni forma, ma come il popol
alla peste sfugge, tal essa al ciel evapora.
Così il cuor tutto si disfa e mira
lontano dal tetto natio; astio e ‘l mio
tutto trasforma, ma il voler cela:
una d’arme, di lingua, d’altare,
di memorie, di sangue e di cor.
Chi v’ha detto che sterile, eterno
saria il lutto dell’Itale genti?
Chi v’ha detto che ai nostri lamenti
saria sordo quel Dio che c’udì?

Ed io adess’ oro:
nel proprio rettaggio torna Italia!
Oh cara! Dove ancor dell’umano lignaggio
ogni speme deserta non è;
il tuo figlio, i tuoi figli sono sorti a pugnar:
Vincete! O risorta per voi la vedremo
al convito dei popoli assissa,
o più serva, più vil, più divisa,
sotto l’orrida verga starà.
Non disperate, il bene comun
fia forte quel che la parte selvaggia svuota.
Stringiamoci a coorte poiché
dipinte in queste rive son
dell’umana gente
le magnifiche sorti e progressive.
Amato Gioacchino
Fonti: D. Alighieri: Divina Commedia, Inferno- Purgatorio, Canto VI; F. Petrarca: Canzoniere, 128; N. Machiavelli: Principe; U. Foscolo: A Zacinto, Carme De Sepolcri; A. Manzoni: Marzo 1821; G. Leopardi: Ginestra; G. Mameli: Inno d’Italia; E. Bennato: C’era un re.

La preghiera del mattino di Hegel

In una sua annotazione molto famosa, Hegel sostiene che la lettura del giornale è la nuova preghiera del mattino dell’uomo moderno. Certo...