mercoledì 22 dicembre 2010

Alla ricerca delle parole perdute…

Sarà capitato anche a voi! Soprattutto a quelli che hanno qualche anno in più. Quelli che possono stabilire, per questo, confronti tra i comportamenti di oggi e quelli di due o tre decenni fa. Immaginate di trovarvi tra clienti, in attesa, dai barbieri o dai parrucchieri; o tra i frequentatori abituali di bar o di circoli ricreativi; o tra invitati a feste, a cene o a cerimonie varie. Immaginate anche che, come spesso avviene, i personaggi in questione siano di varia estrazione sociale e culturale. Alcuni operai, altri professionisti; alcuni con titoli di studio, altri senza; alcuni “istruiti” altri quasi analfabeti.
Adesso provate a ricordare i loro discorsi, quando parlano di politica, di problemi sociali, di morale, di valori, di scuola, di sicurezza, di famiglia, di relazioni, di religione, di economia, di informazione, insomma delle questioni che interessano tutti. Ecco, fermatevi qui! Non vi pare che, se non conosceste personalmente la professione, la condizione sociale, il livello culturale delle singole persone, e doveste giudicare solo da quello che dicono, dovreste concludere che sul piano linguistico, sul piano concettuale, sul piano delle conoscenze o dei saperi, sul piano delle metodologie di analisi e sul modo di porre i problemi, non notate nessuna differenza tra i vari personaggi, a parte la tendenza di quelli, “troppo” consapevoli della propria condizione sociale, professionale o culturale, a prendere più spesso la parola o ad alzare la voce o a ritenere ovvia la validità delle proprie “tesi”?
Per il resto, la stessa identica povertà di linguaggio e di vocaboli. La stessa “banalità” nelle argomentazioni! La stessa “indifferenza” al senso delle parole pronunciate! Lo stesso “disamore” per lo strumento della parola! Lo stesso “oblio” per quelle parole che hanno costruito l’identità che consente a ognuno di “esistere”!
Provate a farlo, questo “esperimento”, se non lo avete mai fatto!
E qui entra in gioco la questione dell’età dei lettori di questo post. Perché a quelli, con “qualche” anno in più, apparirebbe evidente – confrontando situazioni analoghe - che alcuni decenni fa (diciamo… “solo” tre?) in quelle stesse situazioni  sarebbe stato facile “distinguere” i discorsi di un laureato da quelli di un analfabeta, quelli di un professionista da quelli di un operaio o di un contadino senza studi alle spalle, quelli di una casalinga da quelli di una “dottoressa”, ecc. Insomma, sarebbe stato facile distinguere i discorsi di quelli che, per immeritato privilegio, avevano percorsi di studi alle spalle, da quelli che, senza colpa, erano stati privati del “diritto” alla conoscenza e, quindi, anche alla parola.
Vogliamo provare ad allargare il discorso a contesti esterni a quelli indicati? Vogliamo immaginare cosa succede nei discorsi o “dibattiti” – relativi alle questioni sopra ricordate  - tra politici o con politici, tra giornalisti o con giornalisti, tra docenti o con docenti (di ogni ordine di scuola!), tra ecclesiastici o con ecclesiastici, tra imprenditori o con imprenditori, tra personaggi dello spettacolo, ecc.? Certo, se, ai vari tipi di personaggi di cui sopra, si chiedesse di trattare un argomento "tecnico" della propria “professione” è probabile che molti saprebbero esporre le loro argomentazioni con un linguaggio, una strumentazione concettuale e una metodologia di analisi tecnicamente ineccepibili (ma anche questo, forse, andrebbe, prima, verificato!), tuttavia, sulle questioni “serie” indicate sopra (politica, religione, scienza, economia, valori, educazione…ecc.), siamo sicuri che i loro discorsi si distinguerebbero – a parte qualche debita eccezione - da quelli che si ascoltano nelle situazioni citate all’inizio di questo post?
Volete fare la controprova? Mettete loro davanti un testo – mediamente complesso - da leggere e da interpretare, e noterete che parole, concetti o argomentazioni, che alcuni decenni fa non avrebbero presentato grandi difficoltà per una persona “istruita”, con un percorso di studi superiori alle spalle, oggi apparirebbero a quelle stesse persone altrettanto indecifrabili quanto potrebbe esserlo una pagina di fisica delle particelle per un bambino delle elementari!
Cosa è successo?
Si è “ristretto” il nostro linguaggio, il nostro vocabolario? È tutta colpa della televisione? O è il segno di quel degrado e di quella “povertà” della convivenza, della formazione e della comunicazione culturale, di cui questi ceti dirigenti saccenti, inetti e miopi che – ahimè! - ci sono toccati in sorte, in questi ultimi decenni, in tutti gli ambiti sociali, sono solo la punta visibile dell’iceberg? Sarà il frutto della standardizzazione, al livello più basso, della lingua? O è solo l’effetto della tirannia del luogo comune”, che  - in tempi di confusione tra “semplice” e “facile” - sembrerebbe aspirare ad occupare il posto della “cultura”? O è solo l’espressione del bisogno del mercato di trasformare tutti in  pubblico” omogeneo di consumatori-bambini? 
Non sarà, invece, che abbiamo perso il “naturale” desiderio di “imparare a parlare”? Abbiamo perduto il piacere e il desiderio della parola e delle parole? In un tempo in cui si ritiene  importante e “utile” imparare le lingue straniere, abbiamo, forse, perso la consapevolezza che conoscere il mondo non è altro che  imparare a “parlare” del mondo? Abbiamo dimenticato che il sapere e i saperi non sono altro che modi di parlare del mondo, linguaggi del mondo, metafore del mondo? Non riusciamo più a capire che la politica, le persone, le cose, ma anche i sentimenti, Dio, la vita, il futuro, la libertà, la giustizia, la felicità, ecc. si “rivelano” a noi, umani, solo attraverso le parole, la complessità, l’allusività, l’ambiguità, la molteplicità e il fascino e l'avventura delle parole?
Chi può pensare che rimanendo digiuni di parole, ignorando o disconoscendo le “altre parole”,  gli altri linguaggi e i diversi modi di parlare del mondo e della vita, saremo ugualmente in grado di capire gli altri e di “dire” noi stessi?
Siamo ancora capaci di cogliere la “magia” della “parola” e delle “parole” (di “tutte”, anche di quelle non ancora dette!)? Le parole, mai immobili e mai identiche, che ci hanno fatti umani? Le parole,  “anima delle cose”?
A chi pensa, dimenticando l’origine della propria umanità, che la vita vera sia solo cose e fatti, è il caso di ricordare che le cose – tutto ciò che è e che può essere  cercano le parole per essere  e per essere dette e senza di esse niente può venire veramente alla luce e alla coscienza!
È il caso di ricordare che – per noi umani – all’origine e alla fine è la parola!

venerdì 3 dicembre 2010

WIKILEAKS: e se è…”come se fosse antani”?

A volte ritornano! Chi? Quegli “amici”, protagonisti di un film del grande Monicelli, che con le burle e il nonsense trovano il modo di prendersi gioco del mondo e di denudare qualunque “re”!  A volte ritornano!
Che stia accadendo qualcosa del genere? Avete notato che nella faccenda “wikileaks” i bombardamenti delle centrali della comunicazione – che poi sono anche sempre centrali del potere – mirano tutti a rendere inoffensivo ciò che sta succedendo:  “spostando” i problemi,  sviandoli sulla questione della “sicurezza”,  sulle eventuali “macchie” morali dell’autore del sito, ecc?
A me il tutto fa tanto pensare a quella scena del film di Monicelli in cui gli amici burloni, in una stazione, si divertono a prendere a ceffoni i viaggiatori, attoniti, tranquillamente affacciati ai finestrini del treno!
Pensiamo, qualche volta, che in questo nostro mondo, anche in quella parte che si considera retta da sistemi democratici, gran parte delle decisioni importanti per il “nostro” futuro,  sono prese al di fuori delle sedi e delle procedure della democrazia? 
A partire dal FMI, dalla Banca mondiale, dal WTO, dalle famose Agenzie di rating, e da altre strutture e organizzazioni similari, le nostre economie, il nostro lavoro, le nostre finanze, le nostre vite, sono “controllate” e “dirette” da gruppi privati e interessi al di fuori di qualunque “controllo” democratico! Fini, strategie e obiettivi economici (ma anche politici) delle nostre comunità sono determinati a partire da interessi “privati” e “forti” di quel  2% più ricco della popolazione mondiale che, fonte ONU, ha in mano più del 50% della ricchezza e controlla  organizzazioni e decisioni, economiche, finanziarie e politiche…e immagino che non voglia perdere né l’una né le altre! (cfr. "The World Distribution of Household Wealth" ricerca pubblicata  l’anno scorso dal WIDER, World Institute for Development Economic Research : a proposito ne avete sentito parlare per caso sui giornali o nei telegiornali ? non credo!).
Ora, finché la gente si contenta di guardare dal buco della serratura le false faccende private raccontate nei vari “grande fratello” del pianeta, finché si diverte o si lamenta davanti a quella parte di gossip che lo spettacolo politico decide di offrire all’ingorda “fame” dei cittadini, “spettatori e clienti”, va bene, anzi, va ottimamente!
Ma se, per crepe accidentali nel sistema di informazione, quegli stessi cittadini  vengono  informati anche di ciò che succede dietro le quinte a loro insaputa, oltre che a loro spese, beh!, questo non è tollerabile. E allora eccoli tutti pronti a marciare compatti, politici, esperti, economisti, giornalisti  e azzeccagarbugli  vari, per confondere le acque e le menti, per sminuire la portata di quello che viene fuori, per gridare al rischio per la sicurezza e le relazioni internazionali, per “spostare” la discussione, per dire che in fondo non c’è niente di importante e quindi non c’è niente da sapere, per  “dimostrare” che chi ha reso pubblici i files incriminati è una persona non degna, cosicché  la gente  non cominci a pensare che è normale e "dovuto", in un paese democratico, controllare e “disturbare i conducenti”!
Sarebbe stato possibile senza internet, senza le potenzialità della “rete”, questo ceffone alla sotterranea e complice autoreferenzialità dei centri di potere reali? Sarebbe stata possibile questa trasparenza? E allora viva la rete!
Come sarebbe il nostro mondo  se le questioni importanti, che riguardano la vita e il futuro delle persone e dei popoli di questo pianeta, fossero sottratte a quelle “segrete stanze” dove “cricche” di ogni sorta, molto brave a presentare i “loro” interessi, i “loro” progetti e i “loro” appetiti come fossero i nostri, decidono indisturbate, e fossero veramente soggette al controllo democratico?
Molti non credono che ciò sia possibile, altri pensano che non sia opportuno, convinti che sarebbe meglio lasciar fare a chi “se ne intende”!  Ma ci possiamo fidare? Io non credo!
Not in my name!

Quanto è alto il tempo?

Che strano modo di dire: essere all’altezza dei tempi! Come mai non riusciamo quasi mai ad essere all’altezza dei tempi?  Non riescono ad...