NO MISTAKES?...NO TRUTH!

“La cosa che mi rende più ottimista è la forte probabilità che abbiamo completamente sbagliato. Tutto”.  Questa paradossale frase di  Steve Grand, scienziato, ricercatore di vita artificiale, è palesemente in controtendenza nei confronti dei modi comuni di pensare. E tuttavia, se fossimo attenti conoscitori di storia (ah, la storia…!), e di “storia della scienza” (questa cenerentola dei curricula scientifici e formativi nelle nostre scuole e nelle università!), quella frase non ci apparirebbe troppo paradossale e potrebbe anche darsi che possa insegnarci addirittura qualcosa.  Anzi potrebbe anche indicarci una strada possibile per immaginare il nostro futuro. Certo, a patto che abbiamo il coraggio della consapevolezza espressa da Steve Grand!
Lo storico della scienza Thomas Kuhn ha evidenziato spesso, nei suoi studi, lo sviluppo niente affatto linearecumulativo, come si è soliti pensare, della conoscenza scientifica e umana in generale. Il suo concetto di “cambiamento di paradigma” ( un “paradigma” indica, non solo nella scienza, un modello con il quale viene organizzata l’esperienza umana della realtà, dandole ordine e senso) ha generato dibattiti accesi relativi alla storia delle “scoperte” e “invenzioni” scientifiche, nella quale ha introdotto l’idea di crescita e cambiamento attraverso “rotture e rivoluzioni”.
Lo sviluppo del sapere scientifico – ma il discorso potrebbe tranquillamente essere esteso a qualunque campo del sapere e della conoscenza – avviene di solito attraverso “salti”, spesso imprevisti e traumatici. Potrebbe sembrare eccessivo dire che molte scoperte e innovazioni sono, talora, avvenute “per caso”, ma tale affermazione, se si conoscesse la storia, non apparirebbe molto lontana dalla verità.
Capita, infatti, nella storia della conoscenza umana, come in altri campi della nostra esistenza su questo pianeta, che ci si convinca di avere il controllo di quello che succede, o di quello che dovrebbe essere o accadere, solo perché si chiudono gli occhi su informazioni, pensieri, idee o dati contraddittori. Siamo tutti, uomini comuni, ma anche politici, esperti, scienziati, filosofi, religiosi, intellettuali e uomini di cultura in genere, molto bravi a scartare e a ignorare informazioni, pareri o idee che non capiamo o perché non si inquadrano nei nostri paradigmi interpretativi o perché, come direbbe qualche “malpensante”, disturbano troppo “consolidati interessi”! Quante volte idee, teorie o informazioni “divergenti” appaiono non avere senso, mentre in realtà il problema sta piuttosto nella configurazione e nella forza di inerzia dei “nostri paradigmi!
Capita anche, però, sia nella storia della scienza, come pensano Kuhn e Grand, sia nella storia del sapere umano in generale, che, all’improvviso, o perché si dissolve la nebbia, o perché si modificano gli interessi e le urgenze, o, magari, perché si evolve il linguaggio, tutti esclamino “ohoo!”, perché  un nuovo orizzonte e un nuovo senso sembrano emergere, e quello che prima era visto come impensabile e impossibile, d’un tratto si mostra ragionevole e opportuno.
Quante volte abbiamo assistito, nella storia dell’umanità, nella storia della cultura, nella storia della scienza e dei saperi, come nella storia delle istituzioni di ogni genere, a vicende del genere? Beh! Se fossimo più attenti, non solo a teorie e verità, ma anche alla storia delle condizioni in cui si sono prodotte, avremmo molte sorprese e forse diventeremmo meno rigidi e dogmatici. Forse avremmo meno paura delle idee divergenti o eterodosse! Forse le provocheremmo o le cercheremmo!
Forse stiamo attraversando oggi uno di quei periodi di “rivoluzione di paradigmi”, e non solo nelle scienze? Se è così occorre essere lieti e ottimisti!  Perché tanti “ohoo!” stanno forse per irrompere sulla scena del mondo. Forse stiamo prendendo coscienza che ci siamo sbagliati su tante cose, forse stiamo imparando a guardare il mondo in modi nuovi – modalità “dinamiche, non-lineari, auto-organizzantesi” (S.Grand) – e allora forse molte delle nostre idee e assunzioni stabili sul mondo, nonostante tutto, stanno per rovesciarsi, senza catastrofi, aprendo nuovi orizzonti e nuove possibilità insieme a nuovi compiti!
Oggi forse esiste la possibilità di nuove vie, di nuovi modi di conoscere, anche con il supporto delle nuove condizioni tecnologiche; esiste la possibilità di produrre un pensiero comune, non livellato da “unisoni assordanti ma sensibile a sinfonie delicate, che parlino la lingua del drammatico e avvincente percorso umano e gli diano toni condivisi di ascolto, di rispetto, di presa in cura” (A. Autiero), invece che di paura dell’altro, di rifiuto dei non allineati e del pensare divergente!
Un corollario, non di poco conto, di questo discorso, spinge a pensare, con il matematico  F. Honsell, che per questi nostri tempi – tempi di passaggi! – non c’è niente di più adeguato e più vero del vecchio proverbio “sbagliando si impara”.  E detto da un matematico, mi pare degno di fiducia!  In tempi come questi “non è grave sbagliare. Il vero errore è quello di ostinarsi su una tesi, senza accettare la discussione critica, la sola che – oggi – ci potrebbe portare a trovare una soluzione migliore”, per i nostri problemi!
Provare e riprovare! E’ questa la strada!

Commenti

Anonimo ha detto…
“ Storia, ammonitrice sfortunata ! ”
E’ sempre stato difficile, per l’uomo, modificare, da sé, il proprio comportamento, in tutti i campi della propria vita.
Le abitudini mentali, sedimentate negli anni, sono state sempre vincenti sulle riflessioni, che, pur qualche volta, l’uomo riesce a fare.
La Storia ci insegna che soltanto interventi “esterni” hanno modificato, significativamente, i comportamenti sociali ed economici dell’uomo.
Interventi naturali (catastrofi, malattie etc.) o, pure, interventi umani, che però, hanno coinvolto moltitudini di uomini (guerre).
Tutto ciò, perché, l’uomo singolo, inconsciamente, vuole allontanare da sé i pericoli e, quindi, pensa che tutto ciò che accade di negativo, nel Paese, non riguarda lui , in prima persona. Egli è immune!
Ma, come sappiamo, questo suo “errato” pensare, come tutti gli atteggiamenti irrazionali, gli serve solo per esorcizzare il pericolo; non certamente ad evitarlo, a priori.
Il compito della Storia, più che semplice cronaca del Passato, deve essere ammonimento per evitare di reiterare quei comportamenti sbagliati, che hanno funestato, nei secoli, la vita umana.
L’uomo deve, continuamente,attingere dalla Storia, per simulare scenari futuri, onde evitare quanto più possibile, di “ri-sbagliare” nelle sue scelte.
Ciò accade di rado, se non per brevi periodi di tempo: “post-bellici” o “post catastrofi”; poi , di nuovo, l’uomo ricade nel lassismo, nell’errare.
Questa, purtroppo, è il “destino” della Storia ? Ammonitrice… sfortunata !
Tanto più oggi, in cui l’insegnamento della Storia è tenuto sotto gamba (come la sua vicina Geografia).
Forse proprio perché è interesse dei POTENTI tenere il Popolo nell’ignoranza del passato ammonitore.
SAPERE è POTERE ! o NO ?
Mario Rosario Celotto.
luigi vassallo ha detto…
Mi piace il richiamo a non aver paura di sbagliare, anzi a riconoscere che la strada verso la verità è lastricata (per fortuna, dice Pino e concordo) di errori. Io sono la Verità, può dirlo solo chi si è annientato nella miseria della condi...zione umana e in quella ha iniziato la ricerca. Noi vi diciamo quale verità dovete apprendere, lo dicono quelli che, per paura di guardare in faccia la propria umanità, la propria miseria (solo nella quale si serba l'eco della divina paternità nostra), si bunkerizzano nelle maschere delle certezze granitiche, pronti magari a tradirle nella vita quotidiana ma sempre pronti a farle pagare (dalle streghe bruciate ai funerali religiosi o ai sacramenti negati) a chi non ha avuto parua di vivere la propria errante umanità
pina imperato ha detto…
“Quel sol che pria d'amor mi scaldò 'l petto,
di bella verità m'avea scoverto,
PROVANDO E RIPROVANDO, il dolce aspetto”.

È il suono della poesia che risuona nella sinfonia della mia identità.
Mi fioriscono sulle labbra experta verba, ovvero parole che hanno “provato e riprovato”, a lungo
“errando” col pensiero cedevole e raccapricciato dalla propria debolezza. È l'errante che sa che la “verità assoluta” è indicibile con parole “finite” e “definitive”. Coi versi che ho riportato, Dante apre il terzo canto del Paradiso. Il “sole” è Beatrice, figura della “verità rivelata”. Beatrice svegliò il poeta alla vita. Gli “scaldò il petto” d'amore e lo mise per la strada dell'esperienza errante. Nell'ultima tappa del viaggio è lei la guida del “pellegrino”, la maestra che, amorevolmente, gli scopre “il dolce aspetto di bella verità”. E così nel secondo canto, lei che è figura della verità rivelata, invita il poeta a dire la sua opinione sulle cause delle macchie lunari, e, soltanto dopo averlo guidato lungo l'esperienza del suo errore, “provando e riprovando”, gli svela, con una serrata argomentazione confutatoria a cui segue un'entusiasmante “dimostrazione” metafisica, la “vera” causa del “turbo e del chiaro”, ovvero la vacillante “luce” del mondo sublunare.

Consapevoli di questa vacillante luce, facciamo nostro il lucido pensiero di Giacomo Leopardi nel seguente passo dello Zibaldone :

“Insomma l’incredulità bene spesso, anzi il più d’ordinario, non deriva se non da somma e stoltissima credulità. Per la credulità il piccolo spirito si persuade siffattamente della verità e certezza de’ suoi principii, del suo modo di vedere e giudicare, delle impossibilità ch’egli concepisce ec. che tutto quello che vi ripugna, gli sembra assolutamente falso, qualunque prova v’abbia in contrario; perchè la credulità che immobilmente lo attacca alle precedenti sue idee, lo stacca dalle nuove, e lo fa incredulissimo. E così l’eccesso di credulità causa l’eccesso d’incredulità, e impedisce i progressi dello spirito ec. Gli uomini più persuasi d’una cosa, sono i più difficili a persuadersi, se non si tratta di persuasioni affatto consentanee alle sue prime (Zibaldone p.1392) .

Desidero, ergo experiens erro.
Error est inter vera errare.

Vale!
Oscar ha detto…
Buongiorno!
Seguendo il filo del ragionamento, il passaggio alla cosiddetta "scienza della complessità (o del caos)" è breve: dal concetto di auto-organizzazione, a quello di sistemi non-lineari, a quello della potenzialità delle connessioni delle reti sociali, sono numerosi i princìpi che assistiamo diffondersi in molteplici ambiti, non ultimo quello delle scienze ingegneristiche e manageriali (a tale proposito, negli anni '30 del secolo scorso, Schumpeter parlava di "distruzione creatrice", riferendosi ai cicli evoluzione dell'orizzonte economico dal micro al macro). Concludo ricordando che, accanto alla teoria evoluzionistica darwiniana, sta acquisendo credito quella altrettanto realistica degli "equilibri punteggiati": l'evoluzione è un cammino non continuo, ma che procede a balzi, a gradini, e oggigiorno (purtroppo o per fortuna) non sono pochi quelli che profetizzano che siamo sulla soglia di un nuovo grande balzo...
Oscar Tamburis

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