mercoledì 14 luglio 2010

Auto in corsa senza conducenti!

Molti si chiedono oggi perché (…soprattutto nel nostro Paese?) in una società dalla cultura tanto avanzata (siamo tra le prime otto potenze del mondo!) l’etica è così leggera. Qui il termine “leggera” non è usato nel senso in cui lo intendeva Calvino e, in fondo, nonostante le testimonianze contrarie della storia cristiana, anche Gesù (“il mio giogo è soave e il mio peso leggero”). No!, leggero qui ha il significato più banale e greve; sta piuttosto ad indicare – non l’etica come creatività, invenzione dell’immaginazione, “eccesso” (Ricoeur) nei confronti delle rigidità dell’evoluzione biologica, ma un’assenza di personalità, di consapevolezza e di competenza etica che alligna anche in moralizzatori pubblici, fustigatori dei costumi o fondamentalisti religiosi.
E allora perché la capacità di scelta morale appare così mediocre o scarsa, come si direbbe della preparazione di uno studentello svogliato?
Una risposta plausibile – che potrebbe aprire prospettive nuove di analisi - la dà lo psicanalista Luigi Zoja, quando – evitando la comoda scorciatoia di spiegare tutto con la “perdita dei valori”, il “decadimento etico” o l’irresponsabilità (“irresponsabilità” che, ovviamente, è sempre quella degli “altri”), rimanda alla complessità della vita contemporanea e alla difficoltà, oggi, di scegliere anche eticamente. Secondo Zoja la barra della morale oggi è – in un certo senso - posta sempre più in alto. Una parte sempre più ampia della popolazione rimane, perciò, al di sotto dell’asticella da saltare, o della scelta da fare tra molteplici variabili sempre più complesse. Per cui la maggioranza diventa non necessariamente immorale ma  a-morale! Il che naturalmente non rappresenta una situazione meno grave e problematica!
Il fatto è che le scelte nel nostro mondo contemporaneo richiedono, forse, o, senza forse, “un pensiero sempre più astratto, complesso, subordinato a informazioni tecniche quasi inaccessibili” ( L. Zoja, La morte del prossimo, Einaudi, p. 21).
Questa prospettiva ci consente un link alla questione annunciata nel titolo allarmante di questo post. Le cui radici sono in una domanda analoga a quella posta all’inizio, relativa all’etica. E cioè: ma come mai in un mondo in cui sono in atto straordinari, continui e rapidi progressi  ed entusiasmanti scoperte nei campi più diversi: dalla biologia alla fisica, dalla chimica all’elettronica, dalla medicina all’astrofisica, dalla psicologia all’antropologia alle arti, ecc., ci troviamo con classi dirigenti così mediocri e inadatte? Come mai, nella politica, ma anche nell’economia, nelle chiese, nell’amministrazione, nel campo militare, nell’informazione o nell’istruzione, nella finanza, ecc., ci tocca essere guidati” da un personale così inadeguato di fronte alle sfide e anche alle promesse possibili del nostro tempo?...
Come mai questo nostro mondo così incredibilmente lanciato verso orizzonti inimmaginabili finora, ci appare proprio come un’auto in corsa, senza un vero pilota?
Vuoi vedere, intanto, che le risposte alle due questioni poste sopra sono interdipendenti

1 commento:

Anonimo ha detto...

“ Etica, Morale ”
Dal momento in cui l’uomo ha preso coscienza di sé, il “FARO”, che ha illuminato il suo cammino, è stato l’angoscia della sua mortalità.
Su questa “consapevolezza inconfessata” ha costruito, per esorcizzarla , la sua morale, la sua etica, per milioni di anni.
Ma , a mano a mano, che le sue conoscenze teoriche e la consequenziale tecnologia hanno reso sempre più sicura e longeva la sua vita fisica , fino ad immagazzinare “pezzi di ricambio” per il suo corpo “guasto” (cuore, fegato, reni, ossa etc.) l’angoscia della morte si è sempre più affievolita, fino a rifugiarsi nelle zone più interne del suo “animo”.
E’ venuta meno , allora, la “giustificazione”primaria della necessità di una MORALE,
di un comportamento etico , che desse un “Senso Alto”alla vita stessa.
Esso è stato sostituito solo e soltanto dal puro e semplice godimento fisico,
pur legittimo; ma “ripetitivo”, perciò , inappagante a lungo andare; rispetto
ai vasti godimenti del pensiero.
Il luccichio della sua ricchezza materiale, non riuscirà ad illuminare, la sua mente
Quando, alla fine dei suoi giorni, gli ritornerà l’antica “angoscia” repressa : Chi sono?, La vita che cos’è ?
Mario Rosario Celotto.

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