EFFETTI COLLATERALI

Riusciremo a liberarci, un giorno, umani di tutte le latitudini, dalla gabbia opprimente di ogni logica di appartenenza? Saremo capaci di sfuggire al mimetismo velenoso del conformismo di gruppo? Riusciremo a sottrarci al dispotismo aggressivo di appartenenze rigide e totalitarie di ogni genere? Riusciremo ad inventare una convivenza in cui il primato violento delle appartenenze di gruppo sarà sostituito dal primato delle pluriappartenenze, conviviali, tenui e ospitali, dei singoli?

È un fatto, che all’origine di gran parte di presunti o effettivi conflitti che, nel mondo contemporaneo, rendono drammatica e insicura l’esistenza di molti individui, vi sia l’irreggimentazione delle scelte e delle opzioni dei singoli all’interno di quadri di riferimento determinati dal primato di logiche di gruppo, popolo, religione, culture, ideologie, organizzazioni!
Ma è proprio necessaria questa condizione?
È vero che nessun individuo vive fuori da ogni contesto socio-economico, da una famiglia più  meno allargata, da una tradizione religiosa o culturale, da un gruppo o organizzazione politica o sociale. Nessuno, che non sappia riconoscere la storia o le storie da cui è intessuta la sua esperienza, sarebbe in grado di comunicare, orientarsi o pro-gettare la sua esistenza.
Ma la questione seria è: non è proprio possibile sfuggire all’alternativa, continuamente incombente o da molti prospettata (o…suggerita?), tra appartenenza impaurita e coattiva ad un gruppo, tra identificazione nevrotica in un simbolo collettivo o annientamento e perdita di sé e della propria storia? 
Quali altre possibilità abbiamo allora nel nostro mondo globalizzato dove è impensabile evitare contatti, scambi e contaminazioni e dove l’appartenenza cercata ed ostentata sembra l’unica ancora di salvezza e la sola condizione di identità e sicurezza? Veramente le persone devono rassegnarsi al conformismo e a scelte telecomandate, consegnandosi totalmente allo scudo di un gruppo di appartenenza?
Sembra proprio che da questa alternativa non siamo capaci di liberarci! Siamo allora condannati, come sembrano auspicare alcuni, più o meno interessati, a una terza guerra mondiale, qualunque sia la modalità con cui potrà essere combattuta? Siamo destinati a una condizione di “guerra per bande”, a un “medioevo prossimo venturo”?
Non penso si debba essere così pessimisti!  Credo, invece, che ci convenga sperare in una sorta di “effetto collaterale” del processo della mondializzazione telematica, della rivoluzione informatica in atto, della interattività permanente indotta dalle tecnologie della comunicazione contemporanee.
In realtà si tratta di qualcosa che sta già accadendo sotto i nostri occhi. Del resto, spesso, nella storia, ciò che non era possibile per le volontà e le intelligenze umane, si è verificato! È diventato il prodotto inatteso l’effetto collaterale appunto – di alcune innovazioni scientifiche e tecnologiche. Pensiamo a cosa è successo con la ruota, con la scrittura, con la rivoluzione copernicana, con la stampa, con la relatività, con la televisione, ecc. La scienza e le nuove tecnologie hanno spesso cambiato non solo le condizioni socio economiche ed esistenziali della vita delle società, ma addirittura le modalità del pensare e del sentire umani.
Dobbiamo sperare allora nella logica delle cose? Sì. Perché c’è, una logica nelle cose, a guardare bene!
Il crollo del primato dell’appartenenza di gruppo a favore del primato delle pluriappartenenze dei singoli è già qualcosa che sta entrando nella nostra vita di gente interconnessa in modo permanente.
In questa sorta di “second life”, che si sta espandendo, sta nascendo un “cyberspazio” (senza barriere e confini) e un ambiente culturale nuovo – una “cybercultura”.
Lì, si vive permanentemente la condizione di “nodo” della RETE, con connessioni multiple, con identità tenui e mutevoli (“avatar”). Lì, si sperimenta che non c’è contraddizione tra identità plurime e appartenenze parziali, le sole non totalitarie, non arroganti e non aggressive. Lì, ci si rende conto che gli unici soggetti sono le persone singole, capaci di inventare comunità, gruppi e organizzazioni di ogni genere, ma anche di decostruirle come metafore, quando esse diventano mostri, interessati solo alla loro autoconservazione, pronti a fagocitare anche i loro creatori o a mandarli a combattere assurde guerre nel loro nome.
Lì sta avvenendo perciò anche una riconfigurazione” dei cervelli (brainframes) e quindi del modo di pensare, che forse renderà – in futuro - sempre più difficile una identificazione rigida e una appartenenza totale nei confronti di qualunque forma di organizzazione o gruppo! Liberando, dalle gabbie della logica di appartenenza, le relazioni tra le persone, tra persone di ogni genere, senza confini!
Sta già avvenendo, lo può intuire chi sa guardarsi intorno o riesce a sentire ciò che si prepara nei sotterranei della storia! 

Commenti

pina imperato ha detto…
La poetessa bianco vestita che si isolò dal mondo, oggi, forse, scriverebbe nell'etereo web i suoi versi ansimanti di verità. Chissà se da qualche parte sorride mentre sente le sue parole aleggiare nel “cyberspazio”.
“Tant'è frugale il carro che trasporta l'anima umana”!
Se diventiamo consapevoli di questa frugalità allora il “primato delle pluriappartenenze, conviviali, tenui e ospitali, dei singoli” trionferà sulla gabbia opprimente di ogni logica di appartenenza”, sul “mimetismo velenoso” e sul “conformismo” di gruppo.
Mi piace pensare che nei “sotterranei della storia” una moltitudine di individui stia già sciogliendo le catene . Sgusciano via dalle gabbie e se la ridono di ogni potere. Circoleranno liberi sulla terra. Di già si incontrano nella rete e si riconoscono proprio nella leggerezza del “carro frugale” che li trasporta. Sì, credo che scrivere nella rete sarebbe tanto piaciuto a Emily Dickinson.
La rete sostiene l'aereo bisogno del cuore umano. In fondo è necessario così poco per essere felici! Sia per il corpo che per l'anima! É frugale la felicità stessa! E più è frugale, più è intensa e duratura. Mi ricordo di quando abbiamo letto in gruppo “Il Dio delle donne”. Mi ricordo del titolo dell'introduzione: “In vacanza per sempre”! Allora di già sentii il piacere di uno scioglimento, di una liberazione. Oggi questa liberazione, questa aspirazione al vuoto, diventa tensione espressiva.
È vitale come il respiro. É semplice come il respiro. É indispensabile come il respiro!
Parole che respirano nell'etereo “cyberspazio”, dove diviene invisibile fino ad annullarsi il confine fra scrittore e lettore, tra le lingue stesse, e vano è il tentativo di ergere qualsiasi muro o disegnare frontiere.
Anonimo ha detto…
Nel racconto “L’altro” (nel “Il libro di sabbia”) J.L. Borges, grande sognatore di “mondi possibili” dice:
“ La tua massa di oppressi e di paria non è altro che un’astrazione. Soltanto gli individui esistono”.
Questa frase mi ritorna in mente ogni qualvolta sento di giudizi, poco lusinghieri, su popoli, o nazioni , civili o, come impropriamente vengono definiti, del terzo mondo: il nostro mondo è uno solo !
Secondo me, l’errore nel dare giudizi così trancianti sugli “altri” (esempio: I tedeschi sono cinici fino alla follia , vedi l’ultima guerra. Gli Inglesi sono portatori di civiltà. Gli Americani, di democrazia , I Rumeni sono tutti ladri …) è dovuto al fatto che pensiamo “al plurale”, nel senso che estendiamo all’intero popolo il nostro giudizio sul singolo individuo autore di malefatte; ( od anche di cose positive: non tutti gli americani si possono dire civili o democratici , o no?).
Chiaramente, generalizzare è il modo più semplice per dare un’idea di una nazione o di una situazione; ma, direi che è anche il modo più subdolo per ingannare gli uomini e per arruolarli in guerre di “civiltà” contro altri “individui”, nel tentativo folle di renderli , appunto “massa informe”.
Allora ecco che il Web, per l’ uomo “pesce” sta diventando, per la sua estensione la “rete” ideale in cui navigare libero, alla pari con chiunque “altro”, pronto , però , a sgusciare attraverso le sue maglie sempre più larghe, se si accorge di un sempre possibile restringimento della stessa ad opera di malfattori. (vedi Cina ed altre Nazioni).
Mario Rosario Celotto.