sabato 22 maggio 2010

Come sta il tuo “WIM” ?

Siete capaci di staccarvi dalla realtà, sapendo di farlo? Siete in grado di sganciarvi dalla vostra condizione ogni tanto? Dal vostro ruolo abituale, dalle vostre idee consolidate? Dal vostro normale modo di pensare? Siete capaci di espandere i vostri orizzonti, di non perdere la capacità di vedere lontano? Siete in grado di vedere “oltre” i fatti, i dati, le teorie e le pratiche abituali?
Se è così, ecco spiegata la facilità - o la difficoltà - di affrontare problemi, di cercare e trovare soluzioni nuove; ecco perché siete, forse, ancora capaci di pensare e di conoscere in modo innovativo! Ecco perché si può ancora contare su di voi, per il futuro del genere umano!
Se è così, vuol dire che il vostro WIM (Wath-If  Mechanism), come lo chiama Deena Skolnick Weisberg,  giovane ricercatrice in neuroscienze presso l’Università di Yale, funziona e funziona bene. Il WIM è il sistema cognitivo che consente agli esseri umani di chiedersi e sperimentare mentalmente “cosa accadrebbe se…?”,  spingendoli ad esplorare situazioni, che al momento non sono reali.
Tale meccanismo, pare entri in funzione quando riusciamo a creare e capire mondi immaginari (fictional worlds), cioè a rappresentarci mondi che sappiamo che non sono reali; quando riusciamo ad ipotizzare scenari rendendoli operativi nella nostra mente; quando riusciamo a spostare insiemi appropriati di fatti e regole dal mondo reale a quello immaginario; quando, anche con l’aiuto di autori, narratori o registi, esploriamo scenari ipotizzati da loro. E quando, uscendo dalla finzione e ritornando alla realtà, siamo in grado di portarci dietro vari aspetti del mondo immaginario ipotizzato.
È ancora il WIM che è in azione quando cerchiamo di immaginare cosa sia successo nel passato, quando ascoltiamo storie o partecipiamo a giochi di finzione (il “facciamo finta che…” di quando eravamo bambini), quando ci lasciamo andare a sognare ad occhi aperti: quando, sapendo che ci stiamo muovendo fuori dalla realtà, ci lasciamo tuttavia andare a creare rappresentazioni non reali. Quando, dalla nostra camera, riusciamo a guardare non solo attraverso la solita finestra, dalla quale ogni giorno possiamo vedere la strada o il palazzo di fronte, ma anche, come in quel dipinto di Matisse, attraverso quell’ “altra” finestra dalla quale si può scorgere una valle incantevole,  è sempre il nostro Wim che si attiva e funziona ancora bene!
Insomma, alla nostra capacità di immaginare viaggi nel tempo: nel passato (in quello nostro, con la memoria, e in quello del mondo, con la storia, per esempio attraverso “ragionamenti controffattuali”) o nel futuro; ma anche viaggi nella fantasia, ipotizzando altre condizioni e altri mondi, magari quei mondi che forse non potranno mai essere reali, ebbene a questa capacità è basilare non rinunciare! Da questo punto di vista l’immaginazione ha un’importanza “vitale per l’ esperienza, la conoscenza, la vita e il futuro umano!
Forse, uno dei segni che questo mondo, le sue istituzioni e i suoi leaders, con i loro sistemi di pensiero privi di immaginazione, incapaci di rinnovarsi, con i loro codici costituiti, le loro inerzie auto conservatrici, la loro gelosa difesa di posizioni di potere fatti passare per valori ideali, sono diventati troppo grigi, troppo soffocanti, troppo tristi e rassegnati, è anche la disperata e nevrotica  fame di “fantastico”, di “favoloso”, di “miracoloso”, di “orrido”, di “occulto”, di “magico”. Una fame così comune oggi, da venire, ormai, appagata “industrialmente, da certa letteratura di successo, da certa filmografia, da fenomeni parareligiosi, da spettacoli tv, da videogames, ecc.
Forse, è spiegabile, anche da questa ottica, quella morbosa tendenza di leaders di ogni tipo, che sembrano non trovare un modo migliore, per assolvere (...o piuttosto non assolvere!) al loro ruolo, che offrire se stessi e i loro corpi, sull’altare mediatico, in una specie di “pasto sacro”, magico e narcotizzante, mirando – e non di rado riuscendoci  - a saziare e calmare, così, quella pericolosa fame di “altro”, di “oltre”, di un mondo e di una vita diversi, a cui gli esseri umani sembrano non poter rinunciare.  
E allora? allora giù le mani dalla nostra immaginazione, dalla nostra capacità di non essere rigidamente legati a questa realtà, giù le mani da una delle più straordinarie capacità umane, una capacità non tanto estetica, ludica o puramente emotiva, ma una capacità con una essenziale valenza cognitiva ed epistemologica, una capacità cioè fondamentale per elaborare conoscenza, trovare soluzioni e inventare il futuro!  


2 commenti:

Anonimo ha detto...

Qualche anno fa , le Poste, in cui lavoro, mi hanno fatto frequentare un corso tenuto dal Dott. Magrini, uno psicologo di una società specializzata, per insegnarci a gestire il rapporto con il pubblico nel modo migliore.
L’esperimento più interessante che abbiamo fatto è stata la “lettura” di particolari disegni (di cui non ricordo il nome dell’autore).
Bene! Ogni partecipante, al corso, vedeva in quei quadri una cosa diversa; l’interpretava “a modo suo”. L’interessante è che ciascuno “aveva ragione”, ogni visione era esatta, plausibile.
Allora, sotto la guida del Dott. Magrini, abbiamo “scoperto” che la cosiddetta REALTA’ non è altro che una convenzione, necessaria, anzi ,indispensabile per la vita sociale, ma non L’UNICA!
Non ci sarebbe la “società” se non ci fosse una “realtà convenzionale”, cioè accettata da tutti.
Ma nel dire realtà “convenzionale” affermiamo anche che ci sono tante realtà quanto gli esseri umani.
Ognuno ha la sua ed è proprio la “compressione”, diciamo, di questa propria intima visione delle cose e del mondo che fa alienare il singolo e gli fa perdere la piena gioia di vivere, lo rende triste, perché “omologato”.
Alla mia domanda: “ Allora il pazzo, in senso negativo, non esiste?” Il Dott. Magrini mi rispose: NO!
IL pazzo non è altro che una persona che vede e vive il mondo “a modo suo”, la sua sofferenza deriva dal fatto che gli “altri” non possono, appunto e purtroppo accettare una “realtà non convenzionale” , senza distruggere le basi di quella “normalmente” accettata .
Allora la società è immodificabile, per sempre?
No ! C’è bisogno di “tanti pazzi consapevoli”, i quali, un po’ alla volta, alla chetichella, si “divertano” a diffondere, una diversa visione del mondo e della convivenza, finalizzata sempre all’uomo, al suo miglioramento. (suggerisco di leggere il bellissimo saggio: “L’uomo come fine “ di A. Moravia del 1947).
Teniamoci stretto in nostro “WIM” : Vivremo meglio!
Mario Rosario Celotto.

elena ha detto...

penso tu ti riferisca alle macchie di Rorschach.Comunque per dare una definizione di pazzia bisognerebbe avere chiaro il concetto di "normalita'" e quindi appare chiaro che il pazzo in senso assoluto non esiste, diciamo semplicemente che ci sono dei comportamenti che possono ledere la liberta' di altre persone complicandogli la vita.

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