martedì 12 gennaio 2010

Mad Men. Quasi uno spot

Forse pochi avranno già guardato questa serie di telefilm, ma credo valga la pena di segnalarla. Almeno questa è la mia opinione, dopo averla seguita per una stagione e più.

Parlo di Mad Men, una serie tv ( trasmessa in Italia sul canale Cult di Sky), diversa dalle solite, nuova e originale, che negli Stati Uniti, ormai è un prodotto cult che, alla terza stagione, è ancora ai primi posti negli ascolti e, nello stesso tempo, pluripremiata anche dalla critica. Eppure si tratta di una serie alla quale, quando è stata proposta, nessuno ha creduto, al punto da essere rifiutata da tutti grandi network televisivi, mentre fu accettata solo da un piccolo network indipendente!

Ambientata nella New York a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, con uno straordinario e accurato ritratto d’epoca, attentissimo ai particolari e alla sensibilità, e anche alle battute e allo slang di quei tempi. La serie riesce a riportare alla luce lo spirito di quell’epoca, trattando della vita di alcuni pubblicitari e creativi, in anni che possono essere considerati quelli di nascita della pubblicità, nel senso attuale della parola. Molto interessante, come dicevo, l'ambientazione storica, che ritrae i cambiamenti sociali in atto negli Stati Uniti, all'inizio degli anni Sessanta, con sullo sfondo, tra l’altro, la campagna presidenziale che contrappose John Kennedy a Richard Nixon.

Attraverso le vicende e i punti di vista dei protagonisti, siamo guidati a guardare e a riflettere su un tipo di società, quella del capitalismo statunitense, che ha cambiato letteralmente la storia dell’economia mondiale. Si ha l’impressione che si tratti di un rappresentazione, veramente incisiva, di una fase storica e culturale che forse può essere considerata, da diversi angoli di visuale, in un certo senso, la “culla” del nostro “sentire” contemporaneo. Infatti, è interessante come, dal gioco delle vicende, dei personaggi, dal mostrare o nascondere i loro sentimenti e le loro emozioni, talora contraddittorie, forse anche dal modo come gli stessi “oggetti” materiali appaiono, si riescano a comunicare, allo spettatore, emozioni, sensazioni, stati d’animo, ecc., che aiutano a scoprire le radici di quelli di oggi.

L’efficacia nel rappresentare, sia quel senso di spersonalizzazione, nei rapporti, che sperimentiamo o viviamo ancora oggi, sia quell’immaginare o anche creare, magari per mestiere, illusioni senza crederci, quelle identità sfuggenti, fluide… forse liquide?, come direbbe Bauman, sia quell’imporsi come unico obiettivo quello di “vendere”, anche a costo di svendere i propri valori e la propria morale, fa di questo lavoro un prodotto “pensato” e che, con “leggerezza”, e senza ambizioni moralistiche, fa pensare ( e di questi tempi non è cosa, questa, che ci si può attendere dalla nostra TV) e aiuta a leggere il nostro presente!

.Mi pare un prodotto televisivo che aiuta a condividere la speranza del regista della serie, Weiner, il quale, commentando il successo di Mad Men, alla domanda su quale possa essere il futuro del piccolo schermo per il prossimo decennio, ha risposto fiducioso: “Spero di incontrare persone vere, che si preoccupino di raccontare storie personali e artistiche, e che non abbiamo la presunzione di rivolgersi ad un pubblico “stupido”. Solo così eviteremo il degrado”.

1 commento:

pina ha detto...

Uno spot parallelo.
“Al Paradiso delle Signore”
di É.Zola

Non ho Sky, pertanto non conosco la serie segnalata né potrò guardarla per discuterne. Il post, tuttavia, mi è parso interessante per quanto riguarda l'origine di “quell’immaginare o anche creare, magari per mestiere, illusioni senza crederci...” e di “quell’imporsi come unico obiettivo quello di “vendere”, anche a costo di svendere i propri valori e la propria morale”.
Il commento alla serie televisiva contenuto nel post mi ha indotta a pensare, ancora una volta, a quanto l'arte del racconto sia dotata di quell'“interessante per mezzo” che con “leggerezza”,e senza “ambizioni moralistiche” implica “l'utile come scopo” e stimola il pensiero.
E allora mi sono ricordata di una “storia” straordinaria, immaginata e narrata da É. Zola. Si tratta del romanzo “Al Paradiso delle Signore”, l'unico a lieto fine del ciclo dei Rougon-Macquart. In quest'opera Zola ci porta nella Parigi di fine ottocento e ci fa assistere alla nascita dei grandi magazzini attraverso la storia di una “cenerentola” giunta nella capitale francese con due fratelli per trovare lavoro presso lo zio proprietario di una bottega di tessuti.
Nell'ordito della fiaba Zola tesse la crisi del piccolo commercio, spazzato via da quella grande “fabbrica di illusioni”, soprattutto femminili, che l'intraprendente Octave Mouret crea nel suo “Paradiso”. Indimenticabili risultano le sapienti descrizioni impressionistiche che mi hanno trascinata fra i reparti di marezzate sete fruscianti, di guanti frufru e di inebrianti profumi. Ma è indimenticabile anche il cinismo dell'imprenditore e le storie di miseri commessi e di donne vittime di un originario “creativo” senza scrupoli, che ha “come obiettivo quello di “vendere”, anche a costo di svendere i propri valori e la propria morale”.
Leggete “Al Paradiso delle Signore”! Con soli sei euro (tale è il prezzo dell'edizione Newton Compton) vivrete una storia avvincente e rifletterete su come siamo diventati quello che siamo oggi, bevendo il “vero” da una coppa salutare col “bordo cosparso di miele”.

Chi ci libererà dai "maestri" di etica?

Chi ci libererà dai pedanti maestri di etica e dai loro quotidiani e inutili elenchi di mali e malfattori? Chi ci libererà dalle cassandr...