giovedì 28 gennaio 2010

Chi decide la nostra “agenda”?

Chi decide gli argomenti dei nostri discorsi? Chi stabilisce le questioni "importanti" di cui discutere? Chi decide che i problemi importanti oggi siano alcuni e non altri? Chi stabilisce cosa è accaduto o cosa accade veramente? Chi decide quali sono le notizie da porre in primo piano?
In effetti, cosa facciamo, di solito, per sapere cosa è accaduto o cosa sta accadendo? Quasi tutti guardiamo la Tv o ascoltiamo la radio o leggiamo il giornale ( a dire il vero, credo che lo si debba fare sempre di meno e cercare altre strade, consentite forse oggi dal web. Sarebbe, forse, meglio usare la Tv e i giornali per scopi diversi da quello di “informarsi” su quello che accade nel mondo, oggi. Il rischio, altrimenti, sarebbe, è, quello di interessarci e di parlare di quello che ci dicono – ci ordinano? – la tv o i giornali, invece che di quello che veramente accade o ci accade! ).
A meno di essere talmente ingenui da credere di essere noi a scegliere cosa è importante, e di cosa occuparci! Siamo veramente così ingenui da identificare i “fatti” del giorno con le notizie pubblicate, per decisioni – sicuramente non trasparenti e non controllabili, talora ciniche, a volte servili, spesso interessate (se non altro, a vendere i giornali o un programma Tv) - di comitati di redazione di giornali o di Tv, magari sotto l’input di “democratiche veline” di organismi governativi o di grossi centri di interessi economici o finanziari?
Chi decide quali sono i “fatti”? Chi stabilisce, in un mondo così vario, vasto e complesso, come quello in cui viviamo oggi, quali sono le “notizie” da selezionare e pubblicare? Sappiamo veramente cosa accade oggi nel mondo? Conosciamo veramente il mondo in cui viviamo? Riusciamo veramente ad ascoltare le voci che andrebbero ascoltate, a fissare i volti che aspettano di uscire dall’ombra, o ad accorgerci degli eventi che “accadono” veramente, su questo nostro pianeta?
E allora, noi, di “che” parliamo? Anzi, adattando al nostro discorso una espressione di Lacan, “chi” parla veramente?
Non sarebbe questa una consapevolezza fondamentale per qualunque discorso “politico”?.

mercoledì 20 gennaio 2010

L'educazione è ancora possibile?

In un tempo in cui si blatera di riforma della scuola e si ha la pretesa di chiamare riforma della scuola un “aggiustamento” e una “razionalizzazione” derivanti da esigenze e calcoli ragionieristici, mi sono ritrovato a rileggere una vecchia – ma attualissima - intervista di Paulo Freire alla Harvard Educational Review (www.harvardeducationalreview.org) , - tradotta in italiano dall’editrice dell’Università di Udine, - in cui sono poste quelle questioni di fondo, la cui soluzione dovrebbe precedere qualunque serio tentativo, di riforma e rinnovamento dei sistemi educativi, degno di questo nome. In altre parole, occorrerebbe chiarire prima quale "idea" di scuola e di educazione si vuole perseguire, e poi passare ad architettare eventuali soluzioni tecniche. Nel caso della proposta di riforma che abbiamo di fronte oggi in Italia, invece, ciò che è venuto “prima” è stato solo un quadro di riferimento fissato dal ministero… dell’economia!
Questo potrebbe essere solo il segno dell’arretratezza culturale e strategica della classe politica italiana se non influisse però – negativamente - anche sul futuro della scuola e della educazione, nonché sulla capacità del “sistema Italia” di stare, da protagonista, nella “società della conoscenza”!
Il quadro sembra proprio di quelli che destinati a indurre senso di impotenza e demotivazione o a rafforzare atteggiamenti rinunciatari, di frustrazione e di sfiducia, in chi è impegnato nei campi dell’educazione in generale o della scuola pubblica. E allora mi è sembrato opportuna riflettere sulla connessione a cui Freire richiama, nella sua intervista, tra la concezione della storia, tipica di noi uomini d’oggi, e il "senso dell’educare". Egli infatti afferma che “pensare la storia come possibilità significa (anche) riconoscere l’educazione (e il compito educativo) come possibilità. Significa riconoscere che, anche se l’educazione non può fare tutto da sola, può però certo raggiungere (sempre) qualche risultato. La sua forza…sta nella sua debolezza. Una delle nostre sfide come educatori è allora quella di scoprire (anche ora) che cosa sia storicamente possibile, nel senso di poter contribuire alla trasformazione del mondo”!

martedì 12 gennaio 2010

Mad Men. Quasi uno spot

Forse pochi avranno già guardato questa serie di telefilm, ma credo valga la pena di segnalarla. Almeno questa è la mia opinione, dopo averla seguita per una stagione e più.

Parlo di Mad Men, una serie tv ( trasmessa in Italia sul canale Cult di Sky), diversa dalle solite, nuova e originale, che negli Stati Uniti, ormai è un prodotto cult che, alla terza stagione, è ancora ai primi posti negli ascolti e, nello stesso tempo, pluripremiata anche dalla critica. Eppure si tratta di una serie alla quale, quando è stata proposta, nessuno ha creduto, al punto da essere rifiutata da tutti grandi network televisivi, mentre fu accettata solo da un piccolo network indipendente!

Ambientata nella New York a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, con uno straordinario e accurato ritratto d’epoca, attentissimo ai particolari e alla sensibilità, e anche alle battute e allo slang di quei tempi. La serie riesce a riportare alla luce lo spirito di quell’epoca, trattando della vita di alcuni pubblicitari e creativi, in anni che possono essere considerati quelli di nascita della pubblicità, nel senso attuale della parola. Molto interessante, come dicevo, l'ambientazione storica, che ritrae i cambiamenti sociali in atto negli Stati Uniti, all'inizio degli anni Sessanta, con sullo sfondo, tra l’altro, la campagna presidenziale che contrappose John Kennedy a Richard Nixon.

Attraverso le vicende e i punti di vista dei protagonisti, siamo guidati a guardare e a riflettere su un tipo di società, quella del capitalismo statunitense, che ha cambiato letteralmente la storia dell’economia mondiale. Si ha l’impressione che si tratti di un rappresentazione, veramente incisiva, di una fase storica e culturale che forse può essere considerata, da diversi angoli di visuale, in un certo senso, la “culla” del nostro “sentire” contemporaneo. Infatti, è interessante come, dal gioco delle vicende, dei personaggi, dal mostrare o nascondere i loro sentimenti e le loro emozioni, talora contraddittorie, forse anche dal modo come gli stessi “oggetti” materiali appaiono, si riescano a comunicare, allo spettatore, emozioni, sensazioni, stati d’animo, ecc., che aiutano a scoprire le radici di quelli di oggi.

L’efficacia nel rappresentare, sia quel senso di spersonalizzazione, nei rapporti, che sperimentiamo o viviamo ancora oggi, sia quell’immaginare o anche creare, magari per mestiere, illusioni senza crederci, quelle identità sfuggenti, fluide… forse liquide?, come direbbe Bauman, sia quell’imporsi come unico obiettivo quello di “vendere”, anche a costo di svendere i propri valori e la propria morale, fa di questo lavoro un prodotto “pensato” e che, con “leggerezza”, e senza ambizioni moralistiche, fa pensare ( e di questi tempi non è cosa, questa, che ci si può attendere dalla nostra TV) e aiuta a leggere il nostro presente!

.Mi pare un prodotto televisivo che aiuta a condividere la speranza del regista della serie, Weiner, il quale, commentando il successo di Mad Men, alla domanda su quale possa essere il futuro del piccolo schermo per il prossimo decennio, ha risposto fiducioso: “Spero di incontrare persone vere, che si preoccupino di raccontare storie personali e artistiche, e che non abbiamo la presunzione di rivolgersi ad un pubblico “stupido”. Solo così eviteremo il degrado”.

lunedì 4 gennaio 2010

Il Tempo e la Statua greca

C’è qualcosa di non detto, in ogni inizio di un nuovo anno; c’è qualcosa di non detto, in ogni “buon anno”, ripetuto ogni 365 giorni della nostra vita! Si tratta forse del nostro drammatico rapporto con il Tempo! Il Tempo: da un lato la dimensione – forse – più propria della nostra precaria condizione umana; ma dall’altra, con il suo ritornare e ripetersi identico, segno anche di una dimensione, per così dire, “eterna”, insita nel tempo stesso! Forse è per questo,anche per questo, che il Tempo ha per noi un qualcosa di indecidibile e inafferrabile!

Cosa facciamo e cosa succede, in realtà, con il “tempo” umano? "Lasciamo" qualcosa per il dopo? O "chiudiamo" qualcosa? Prendiamo, solo, atto dell’incompiutezza di ogni costruzione, progetto o esperienza umana, escludendo altre possibilità? O ci accorgiamo – di nuovo – di avere ancoranonostante tutto - la possibilità di rispondere affermativamente alla domanda: c’è ancora qualcosa per dopo? Cosa “facciamo” a ogni giro di boa (come all’inizio di un nuovo anno) del nostro tempo? Lasciamo qualcosa? “Ci” lasciamo ancora qualcosa? Siamo ancora in grado di credere che ci sarà qualcosa (o qualcuno)?

Il Tempo – in realtà - ci lascia sempre qualcosa; per questo, il tempo è ciò che c’è di più “umano” nello svolgersi ciclico della natura! Perciò “merita una lode”! Forse per questo siamo ancora capaci – nonostante tutto - di dire: buon anno!

C’è una poesia di Wislawa Szymborska (premio Nobel 1996) che per me riesce a esprimere, in modo efficace, questo inafferrabile, ambiguo e affascinante senso del tempo: è il caso di proporla anche a tutti i miei lettori e amici, in questo inizio d’anno! Eccola:
Della statua in questione si è conservato il busto,
ed è come un respiro trattenuto nello sforzo
perché deve adesso
attirare
a sé
tutta la grazia e la gravità
di quanto si è perduto.
E questo gli riesce,
questo ancora gli riesce,
riesce e affascina,
affascina e dura.
Anche il tempo qui merita una menzione di lode,
perché ha smesso di lavorare e ha lasciato qualcosa per dopo

(“Statua greca” di Wislawa Szymborska, ripresa dal sito www.lameridiana.it)

Chi ci libererà dai "maestri" di etica?

Chi ci libererà dai pedanti maestri di etica e dai loro quotidiani e inutili elenchi di mali e malfattori? Chi ci libererà dalle cassandr...