Tornare a casa con Beethoven

Qualche anno fa in una conversazione Edward W. Said e Daniel Barenboim sottolineavano la presenza di un’ALLEGORIA del viaggiare, del PARTIRE, del lasciare la casa, e del successivo RITORNARE a casa, non solo nel racconto dell’ODISSEA ma, e questo è meno ovvio per i più, anche in una SINFONIA DI BEETHOVEN. Nel senso che una sinfonia può essere pensata anche come UNA ESPLORAZIONE in cui il punto di avvio, la nota di avvio, che, in un certo senso, è “la casa della musica” (Barenboim), dopo la sua elaborazione, pur ritornando, non è più la stessa. In termini musicali, “la RIPRESA non è la stessa cosa dell’ ESPOSIZIONE, sebbene le note siano le stesse”( Barenboim e Said, Paralleli e paradossi, Il Saggiatore). Così anche LA FINE di un viaggio, di una vacanza, - se quest’ultima non è stata, soltanto, come un VAGABONDARE o un GIROVAGARE DISTRATTAMENTE tra le vetrine di un centro commerciale, ma è stata curiosità e desiderio, ESPERIENZA DI INCONTRI veri, di SENSAZIONI intense, di ASCOLTI sinceri, o anche riscoperta di nuove opportunità e capacità di GODERE E “SENTIRE”, in modo diverso, le piccole COSE DI TUTTI I GIORNI, - non è mai solo un ritornare, rassegnati, al PUNTO DI PARTENZA, al luogo in cui tutto si conclude, non è neppure un ritornare alla STESSA CASA, perché anche la casa diventa qualcosa di diverso, dal momento che subisce una specie di INTERFERENZA delle nostre esperienze. È vero, è un ritorno in ogni caso, ma un ritorno da dove potrebbe COMINCIARE qualcosa di nuovo, UN’ALTRA STORIA. Questo perché anche noi che torniamo non torniamo mai uguali a quando siamo partiti, mai esattamente gli stessi. Non siamo mai più soltanto quelli che eravamo!

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