martedì 28 luglio 2009

Pedagogia della paura. A quale santo votarsi?

Primato quasi totale della cronaca nera nelle informazioni tv e non solo, il mondo non occidentale descritto solo come luogo di tragedie o di violenza, gran parte di telefilm, tv movies, film o sceneggiati centrati su violenza, criminalità, polizie, carabinieri; palinsesti densi di triller, horror, o situazioni ospedaliere del tipo “lo stiamo perdendo”; a quanto sembra anche le influenze, il caldo o il freddo, di questi tempi, non sono più influenze, caldo e freddo, ma sempre, rispettivamente, “micidiali”, “torrido” o “glaciale” come mai prima (così fanno vendere anche più giornali o più pubblicità!). E’ naturale che la reazione immediata, di noi povera gente comune sia la fuga nel privato, l’ansia e la ricerca del “protettore” o dello “sceriffo” di turno. È naturale che i temi della sicurezza, la diffidenza e la paura degli “altri”, l’enfatizzazione delle proprie (poche, in genere, a pensarci serenamente) esperienze negative, raccontate e ri-raccontate, con dovizia di particolari, nei mille programmi di cosiddetta “vita vera”, siano all’origine delle opinioni diffuse, secondo cui è meglio farsi i fatti propri, pensando solo ai propri interessi e arraffando quanto più si può; secondo cui non c’è da aver fiducia o da sperare che, insieme a tanti altri (perché non saremo mica solo noi i “buoni” nell’incombente ipotetico Far West suggerito dai media!), questo mondo e questo paese possano essere resi più umani, come è avvenuto spesso nella storia, con lo sforzo di tanti o di pochi. È naturale anche che questi stati d’animo siano spesso utilizzati, in modo lucido, politicamente, come forma di controllo sociale (anche questo è già avvenuto: vedi per es. l’istruttivo e ormai classico volume di Jean Delumeau, Il peccato e la paura in occidente), oggi, anche di “controllo dei voti”. È vero anche che, in queste condizioni, erano rimaste delle sicure speranze di vie d’uscita o di “miracoli”, veri o presunti, di provenienza celeste o terrestre, almeno per quelli, molti o moltissimi, a quanto si dice, che vedevano in Berlusconi una specie di san Padre Pio o di Babbo Natale e non, invece, di semplice “pifferaio magico”. Ma adesso che Berlusconi ha dimostrato e dichiarato di non essere un santo, quei molti, cosa faranno? A quale santo si rivolgeranno? Ma forse c’è ancora qualche speranza, per loro, se Berlusconi, come sembra, deciderà di andare, e verrà accolto, nei santuari di Padre Pio, per un “rinascita spirituale”!

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